Boschetto: “Il mezzo non è un bene accessorio: è uno strumento di lavoro”. L’associazione: “Utilizziamo questo tempo per ridurre davvero le emissioni e accompagnare le imprese nella transizione”
Confartigianato Imprese Veneto accoglie con soddisfazione la decisione del Consiglio regionale del Veneto di rinviare di un anno il blocco dei veicoli diesel Euro 5, che sarebbe dovuto scattare dal 1° ottobre nei maggiori centri urbani della regione.
Una scelta che, secondo l’associazione, consente di evitare nell’immediato un impatto significativo su famiglie, lavoratori e imprese e offre un anno di tempo per accompagnare il rinnovo del parco circolante con misure considerate più efficaci e sostenibili.
Il tema riguarda un numero ancora consistente di veicoli. Secondo i dati Aci, alla fine del 2025 in Veneto circolavano ancora 636 mila diesel Euro 5, pari al 16,5% dell’intero parco veicolare. Nel frattempo cresce la presenza di auto ibride ed elettriche: tra il 2021 e il 2025 si è passati da 3.402 a 9.993 auto ogni 100 mila veicoli circolanti.
Il problema, però, è la velocità con cui procede il ricambio. Nel 2025 le immatricolazioni di auto nuove sono state inferiori del 20,5% rispetto al 2019. Il calo è stato ancora più marcato in alcune regioni: in Veneto ha raggiunto il 33,3%, in Friuli Venezia Giulia il 38,2% e in Valle d’Aosta il 50,8%.
“Accogliamo con soddisfazione il rinvio deciso dal Consiglio regionale – dichiara Roberto Boschetto, presidente di Confartigianato Imprese Veneto – perché evita che una transizione necessaria venga trasformata in un costo immediato e indiscriminato per cittadini e imprese. Per un artigiano, soprattutto quando parliamo di un veicolo commerciale, il mezzo non è un bene accessorio: è uno strumento di lavoro. Sostituirlo richiede un investimento importante e non sempre può essere fatto nei tempi imposti da una norma”.

Il provvedimento coinvolge infatti anche un’intera filiera economica. In Veneto il settore dell’auto conta oltre 37 mila addetti tra produzione, distribuzione e riparazione. Sono 218 le imprese impegnate nella fabbricazione di autoveicoli e componentistica, mentre le imprese di autoriparazione sono 6.808, per l’82,9% artigiane.
Il rinnovo del parco si inserisce in un mercato dell’auto che sta attraversando una fase di profonda trasformazione. Secondo i dati dell’Ufficio Studi di Confartigianato Imprese Veneto, nei primi cinque mesi del 2026 le auto elettriche a batteria hanno rappresentato circa l’8,2% delle nuove immatricolazioni in Italia, contro il 6,2% del 2025. Una quota ancora distante dal 21,4% registrato dal benchmark europeo.
“Questi numeri raccontano una transizione che sta procedendo, ma che in Italia ha ancora una velocità diversa rispetto al resto d’Europa – prosegue Boschetto –. Servono condizioni economiche che rendano possibile la sostituzione dei veicoli e, soprattutto per le piccole imprese, incentivi adeguati”.
Le difficoltà del mercato emergono anche dal confronto con gli anni precedenti. Dal 2022 al 2025 le immatricolazioni sono state mediamente inferiori di circa 414 mila unità all’anno, pari al 21,7%, rispetto alla media del periodo 2016-2019, precedente all’avvio del Green Deal. Per Confartigianato, il dato conferma le difficoltà incontrate nel ricambio del parco circolante.
L’anno di rinvio, quindi, viene indicato come un periodo da utilizzare per costruire una strategia di rinnovo graduale, evitando di concentrare l’intero costo della transizione sui proprietari dei veicoli Euro 5.
Il nodo dei veicoli commerciali
A pesare in modo particolare è la situazione dei veicoli commerciali diesel Euro 5, utilizzati ogni giorno dalle imprese artigiane per raggiungere cantieri, clienti e luoghi in cui effettuare interventi. La normativa regionale riguarda infatti anche i veicoli commerciali delle categorie N1, N2 e N3. Per un’impresa, sostituire un furgone significa sostenere un investimento molto diverso rispetto a quello necessario per cambiare un’automobile privata.
“Per questo chiediamo che nel prossimo anno si rafforzino gli incentivi destinati specificamente alle imprese – aggiunge Boschetto –. Il sostegno deve riguardare non solo l’acquisto, ma anche il noleggio e il leasing, perché sono formule che possono rendere più accessibile il rinnovo del parco ai bilanci delle micro e piccole imprese. Da notare – conclude Boschetto – che il quadro che si sta delineando nel Bacino Padano dimostra quanto sia difficile parlare oggi di una strategia davvero condivisa: se l’obiettivo è comune, anche le politiche devono trovare un maggiore coordinamento”.
La manutenzione al centro della transizione
La transizione riguarda, però, anche chi i veicoli li mantiene e li ripara. Per Confartigianato, infatti, la sola classe ambientale non è sufficiente a descrivere le emissioni effettive di un mezzo dopo anni di utilizzo.
“La classe Euro indica la tecnologia con cui un veicolo è stato omologato, ma non racconta da sola quanto quel mezzo stia effettivamente emettendo dopo molti anni di utilizzo – spiega Massimo Ruffa, presidente di Confartigianato Imprese Autoriparazione Veneto –. Manutenzione ed efficienza dei sistemi antinquinamento sono determinanti”.

Un diesel dotato di filtro antiparticolato, catalizzatore, sistema EGR, iniettori e sensori correttamente funzionanti può infatti avere emissioni molto diverse rispetto a un veicolo con componenti deteriorati o manomessi. Secondo studi tecnici di TNO, un filtro antiparticolato correttamente funzionante può abbattere il particolato diesel fino al 95-99%.
“La manutenzione non trasforma un Euro 5 in un Euro 6 – precisa Ruffa – ma permette di mantenere efficienti i sistemi antinquinamento e di evitare che un veicolo diventi un grande emettitore a causa di guasti o manomissioni. Per questo chiediamo di affiancare alle limitazioni controlli più moderni sulle emissioni effettive, incentivi alla diagnosi e alla riparazione e verifiche severe contro la rimozione dei dispositivi antinquinamento”.
Anche la manutenzione incide sempre di più sui costi della mobilità. A luglio 2026 i prezzi al consumo per la manutenzione e la riparazione dei mezzi privati sono aumentati del 3,3%.
Nel frattempo le officine devono affrontare una trasformazione tecnologica sempre più rapida. In Veneto le imprese di autoriparazione sono 6.808 e devono confrontarsi con nuove esigenze legate alla diagnostica, ai veicoli elettrici e alle tecnologie di ultima generazione.
Nel 2025 erano previste circa 4.130 entrate di autoriparatori e per quasi 1.900 di queste erano richieste competenze digitali. Un dato che, secondo Confartigianato, conferma come la transizione tecnologica stia già cambiando il lavoro all’interno delle officine.
“Anche le officine devono essere accompagnate nella transizione – conclude Ruffa –. Occorrono investimenti in formazione, strumentazione e competenze. La transizione non può essere soltanto una questione di sostituzione dei veicoli: deve coinvolgere tutta la filiera della mobilità”.
Per Confartigianato, il rinvio del blocco rappresenta quindi l’occasione per utilizzare il prossimo anno e passare da una logica basata esclusivamente sulla classe Euro a una strategia più articolata. L’obiettivo indicato dall’associazione è tenere insieme qualità dell’aria, rinnovo del parco, manutenzione, sostenibilità economica e competitività delle imprese.
“Il Veneto ha ottenuto un anno in più – conclude Boschetto –. Utilizziamolo bene: per ridurre davvero le emissioni, sostenere chi deve cambiare mezzo e accompagnare le imprese nella transizione. L’ambiente si tutela con politiche efficaci e sostenibili, non scaricando il costo della transizione su chi ogni giorno utilizza un veicolo per lavorare“.



