Via libera del Consiglio regionale alla proroga. Stefani: “La transizione ecologica non può essere pagata dai cittadini”. Nel frattempo arrivano misure alternative per ridurre le emissioni
Il Veneto rinvia il blocco delle auto diesel Euro 5. Il Consiglio regionale ha approvato con 32 voti favorevoli, 2 contrari e 11 astensioni il disegno di legge n. 109, che sposta al 1° ottobre 2027 l’obbligo di limitazione della circolazione dei veicoli Euro 5 nei centri interessati dal provvedimento.
La scelta nasce dalla necessità di tenere insieme due esigenze: da una parte il miglioramento della qualità dell’aria e il rispetto degli obblighi europei, dall’altra l’impatto che il blocco avrebbe su famiglie, lavoratori, artigiani e imprese. Il rinvio sarà accompagnato da misure compensative per ridurre le emissioni e intervenire anche su altre fonti di inquinamento.
Tra gli interventi previsti ci sono agevolazioni per il trasporto pubblico locale, nuovi incentivi, misure per favorire lo smart working e interventi sui consumi energetici, come la possibilità di fissare limiti alla temperatura del riscaldamento di uffici e negozi.
La vicenda si inserisce nel più ampio problema dell’inquinamento della Pianura Padana, da anni al centro delle politiche ambientali europee e delle misure previste dall’accordo del bacino padano. Il blocco dei veicoli più datati rappresenta una delle azioni individuate per ridurre le emissioni, ma proprio il suo impatto economico e sociale ha alimentato il confronto politico.
Stefani: “Non avremmo lasciato a piedi i veneti”
Il presidente della Regione Veneto, Alberto Stefani, rivendica la scelta approvata dal Consiglio regionale e sottolinea la necessità di tenere insieme tutela ambientale e sostenibilità economica. “Lo abbiamo detto fin dal primo giorno: la tutela dell’ambiente è una priorità, ma la transizione ecologica non può essere pagata dai cittadini. Non possiamo imporre un nuovo costo a chi magari utilizza l’auto ogni giorno per andare al lavoro, accompagnare i figli, assistere un familiare o mandare avanti la propria attività. La sostenibilità deve essere anche economica e sociale”.
Stefani sottolinea quindi che il rinvio consentirà ai veicoli Euro 5 di continuare a circolare dal 1° ottobre, evitando un impatto immediato su famiglie e attività produttive. “Ringrazio il Consiglio regionale per aver dato il suo ok a una scelta di buonsenso, che abbiamo sostenuto fin dall’inizio per tutelare famiglie, lavoratori e imprese. In Veneto sono centinaia di migliaia le persone che utilizzano un veicolo Euro 5 e non possiamo pensare che la risposta sia semplicemente dire loro di cambiare automobile“, dichiara il presidente.
La Regione, secondo Stefani, non intende però rinunciare agli obiettivi di riduzione dell’inquinamento. “Oggi il Veneto sceglie una strada diversa: non rinunciamo all’obiettivo di migliorare la qualità dell’aria, ma lo facciamo attraverso misure concrete ed efficaci, che accompagnino la sospensione del blocco. Tra queste lo smart working nel pubblico impiego, che può contribuire a ridurre gli spostamenti e quindi le emissioni, insieme alle altre misure che la Regione metterà in campo”.
“Non siamo contro la transizione ecologica, siamo contro una transizione ideologica che scarica i costi sulle famiglie. Il Veneto vuole difendere l’ambiente senza penalizzare chi lavora e senza mettere in difficoltà chi non ha la possibilità di acquistare un’auto nuova – conclude Stefani –. Oggi il Veneto dimostra che si può governare con concretezza, ascoltando le esigenze reali delle persone. Avevamo detto che non avremmo lasciato a piedi i veneti e abbiamo mantenuto la promessa”.
La maggioranza: “Una scelta di buon senso”
Tra i sostenitori del provvedimento c’è Alessia Bevilacqua, consigliera regionale della Lega-Liga Veneta, che considera il rinvio una misura necessaria per evitare di scaricare i costi della transizione su cittadini e imprese. “Lo stop al blocco diesel rappresenta una scelta di buon senso verso i Veneti. Ecco perché ho votato convintamente a favore del provvedimento. La transizione ecologica è una sfida che il Veneto ha già raccolto, ma deve essere affrontata con pragmatismo, equilibrio e soprattutto tenendo conto della realtà. I nostri cittadini non possono rimanere a piedi e le nostre aziende non possono permettersi di chiudere i battenti”.
Bevilacqua richiama anche il peso delle piccole imprese e la necessità di concedere tempo per il rinnovo dei veicoli: “Il Veneto è il cuore produttivo del Paese – puntualizza – con una straordinaria densità industriale e un tessuto composto in larga parte da micro e piccole imprese. Siamo pienamente consapevoli della necessità di migliorare la qualità dell’aria e di proseguire sulla strada della transizione energetica. Lo stiamo già facendo, del resto, da anni. Ma la sostenibilità ambientale non può essere separata da quella economica e sociale. Nessuno discute gli obiettivi della transizione green, ma è bene stabilire come raggiungerli, senza trasformare le politiche ambientali in un peso insostenibile per i cittadini. Adeguare le flotte aziendali, sostituire i veicoli e modificare le abitudini di mobilità richiede tempo, risorse e programmazione. L’Europa questo lo deve considerare. Sono favorevole quindi al rinvio del blocco della circolazione dei veicoli Euro 5, come previsto dal progetto di legge, in linea con le possibilità offerte dalla normativa nazionale. Rinviare il blocco degli Euro 5 non significa fare un passo indietro sulla tutela della salute o sull’impegno per l’ambiente. Significa adottare una misura temporanea di buon senso, dando a cittadini e imprese il tempo necessario per programmare il rinnovo dei veicoli senza trasformare la transizione energetica in un impoverimento forzato”.
Anche Sonia Brescacin, consigliera regionale del Gruppo Misto, sostiene il provvedimento, insistendo sulla necessità di accompagnare la transizione senza ricorrere soltanto a divieti. “La transizione ecologica è necessaria e rappresenta un obiettivo strategico, ma non può essere imposta attraverso divieti e automatismi che rischiano di scaricare sui cittadini e sul sistema produttivo costi insostenibili. È questo il principio alla base del mio convinto sostegno al Progetto di legge n. 109, che differisce al 1° ottobre 2027 l’obbligo di limitazione strutturale della circolazione dei veicoli Euro 5 nei centri interessati dal blocco. Il Veneto non ha mai scelto la strada dell’inerzia”.
“Il blocco degli Euro 5 avrebbe coinvolto in Veneto circa 150 mila veicoli, con conseguenze concrete per lavoratori, famiglie, pensionati, artigiani, commercianti e piccoli imprenditori – ricorda anche il consigliere regionale polesano di Lega-LV, Cristiano Corazzari -. Se attraverso misure alternative possiamo ottenere risultati ambientali equivalenti o superiori al blocco, non ha senso imporre un divieto che produce pesanti ricadute sulle persone”.
“Servono quindi politiche strutturali e investimenti, non semplicemente nuovi divieti. Il caso Euro 5 è l’esempio di un problema più ampio che riguarda il futuro dell’automotive europeo e della nostra industria. Il Veneto è una regione manifatturiera e migliaia di imprese lavorano nelle filiere della componentistica e della meccanica. Una transizione imposta senza considerare i tempi dell’industria, le tecnologie disponibili e la capacità economica delle famiglie rischia di indebolire la nostra competitività. Alla compatibilità ambientale dobbiamo affiancare sempre quella economica e sociale. Questa è la vera strada del buonsenso”, conclude Corazzari.
Sulla stessa linea anche Claudio Borgia, capogruppo di Fratelli d’Italia in Consiglio regionale del Veneto e Matteo Baldan, consigliere regionale di Fratelli d’Italia e relatore del provvedimento. “C’è un dato politico che va evidenziato – sottolinea Borgia –: è stato il Governo Meloni, intervenendo sulla normativa nazionale, a prevedere che le Regioni potessero sostituire il blocco strutturale degli Euro 5 con misure compensative capaci di raggiungere gli obiettivi ambientali richiesti. Senza questa possibilità, le Regioni non avrebbero oggi lo stesso margine di intervento. Il Veneto ha scelto di utilizzarlo fino in fondo, perché la tutela dell’ambiente non può tradursi automaticamente in un conto da presentare alle famiglie”.
“La nostra non è una battaglia contro la tutela ambientale – aggiunge Baldan – ma per una transizione che sia realistica, sostenibile e socialmente equa. Quello che rifiutiamo è l’automatismo secondo cui la prima soluzione debba sempre essere un nuovo divieto. La normativa interessa in Veneto i Comuni sopra i 100 mila abitanti coinvolti dalle limitazioni, quindi Padova, Venezia, Verona e Vicenza, e riguarda potenzialmente decine di migliaia di automobilisti oltre al tessuto produttivo e commerciale”.
Bozza: “No all’ideologismo, sì al pragmatismo”
“Sugli Euro 5 abbiamo votato un provvedimento di buon senso”, ha dichiarato il capogruppo di Forza Italia in Consiglio regionale del Veneto, Alberto Bozza. “Uno stop già dal prossimo ottobre avrebbe messo in difficoltà molti cittadini, famiglie e lavoratori. La Giunta ha messo sul tavolo una serie di iniziative alternative che potranno compensare in termini ambientali la proroga alla circolazione, penso al posticipo dell’accensione dei riscaldamenti nei luoghi pubblici e agli incentivi alla mobilità sostenibile. Credo che l’approccio sia giusto: non punire, non vietare, ma favorire buone pratiche”.
Per l’esponente forzista “il tema della transizione ecologica è serio e deve essere al centro dell’agenda politica delle istituzioni, ma occorre non trasformalo in una bandiera ideologica. Al green ci si deve arrivare in modo pragmatico, senza creare svantaggi e iniquità per nessuno”.
“Serve coniugare sostenibilità ambientale e realismo in uno spirito autenticamente riformista, superando la logica massimalista e ideologica. Lo stiamo facendo in Europa come Forza Italia in seno al Ppe e non possiamo non essere coerenti nell’applicazione pratica in Regione”, conclude Bozza.
Rigo: “Bloccare gli Euro 5 significa sequestrare le auto dei cittadini”
Tra gli interventi più duri quello del consigliere regionale della Lega-Liga Veneta Filippo Rigo, che lega il tema del blocco alla capacità economica delle famiglie e alle conseguenze per il sistema industriale. “L’Europa ci vuole sequestrare in casa. E questo, per noi, è semplicemente inaccettabile. Non intendiamo infatti costringere i Veneti a comprare l’elettrico cinese. Con il nostro progetto di legge mettiamo un freno ai blocchi dei motori diesel Euro 5. Operai, artigiani, imprese e famiglie venete non resteranno a casa per fare un favore agli ultrà del Green. Questa non è tutela dell’ambiente. Questo è un suicidio economico programmato”.
Rigo insiste poi sull’impatto che le politiche europee potrebbero avere sull’industria automobilistica e sulla filiera veneta: “La strategia dell’Europa è ormai chiara. Vogliono imporre limiti sempre più stringenti e scadenze impossibili. L’obiettivo? Costringerci con la forza a comperare macchine elettriche. Macchine cinesi, ovviamente. Un ricatto inaccettabile sulla pelle di chi lavora. Ci dicono di spendere cinquantamila euro per un’auto elettrica o di andare a piedi. Il risultato di questa ideologia cieca è sotto gli occhi di tutti – prosegue il consigliere -. Stanno distruggendo l’industria europea. Guardate il collasso della Volkswagen in Germania. Gli stabilimenti storici stanno chiudendo e migliaia di operai finiscono per strada”.
“Tutto questo per spalancare le porte all’invasione delle auto elettriche cinesi. Compriamo macchine prodotte in Cina e facciamo chiudere le nostre aziende – conclude Rigo -. Da veronese so bene cosa significhi il legame economico con la Germania. Se tremano i colossi tedeschi, rischia di crollare l’intera filiera della componentistica veneta. Bloccare gli Euro 5 significa sequestrare le auto dei cittadini che pagano le tasse. La nostra è legittima difesa nei confronti dei 300 mila veneti che molto probabilmente non possono permettersi un’auto nuova. La concretezza veneta si opporrà in ogni modo contro il fanatismo green”.
“Bruxelles vuole imporci il nostro destino. Ci vogliono a piedi. Questa è un’inquisizione green che mette al muro il lavoro, i sacrifici e il buonsenso di milioni di veneti. Bloccare i diesel Euro 5, significa fermare i furgoni degli artigiani lasciare piedi le famiglie. L’Europa ci tratta come sudditi da rieducare. Vogliono costringerci a comprare l’elettrico cinese e rottamare le nostre auto. Questa non è ecologia. È un suicidio industriale. Per questo ho votato convintamente a favore del rinvio del blocco”. Sono invece le dure parole di Rosanna Conte, consigliera regionale di Lega – Liga Veneta, dopo il voto a favore del rinvio del blocco dei diesel.
“Il Veneto non ci sta. Non vogliamo essere i vassalli di questa tirannia burocrate. Ho rappresentato la nostra comunità a Bruxelles per cinque anni e conosco i loro meccanismi. La nostra gente si sveglia all’alba, lavora e produce. Non merita di essere criminalizzata da eurocrati con la testa tra le nuvole. Il rinvio al 2027 è un atto di sopravvivenza. Le famiglie e le imprese del Veneto sono il motore pulsante della nostra terra. Noi difendiamo chi produce e chi lavora. Lo abbiamo fatto oggi, in Aula, e lo faremo sempre quando sarà necessario”, conclude Rosanna Conte.
L’opposizione: “Il rinvio non risolve il problema”
Il Partito Democratico ha scelto di non votare contro il provvedimento, ma ha espresso perplessità sulla strategia complessiva. Il vicecapogruppo dem Antonio Marco Dalla Pozza ha richiamato soprattutto la necessità di investire sul trasporto pubblico.
“Prendiamo atto che questa proposta è coerente con la situazione economica contingente – ha affermato il consigliere-; riteniamo che le insufficienze della politica – tenuto conto anche delle procedure di infrazione a livello europeo – non possano scaricarsi sulla popolazione con blocchi del traffico o misure sostanzialmente punitive: non voteremo contro al provvedimento, ma non può essere questa la soluzione. In realtà, ciò che manca, ad esempio, sono le risorse del trasporto pubblico locale, circa 800 milioni di euro che servono in particolare al bacino padano, dove il tema della salute legata all’inquinamento ha un particolare effetto a livello di patologie croniche, respiratorie, ma non solo. Il rinvio attuale è la prova provata che anche la norma del 2025 aveva lo scopo di spostare più in là la soluzione del problema, e così la vicenda si ripete“.
Anche Riccardo Szumski, capogruppo di Resistere Veneto, ha sostenuto il provvedimento, chiedendo però che le politiche sulla qualità dell’aria non si concentrino esclusivamente sulle automobili. “Abbiamo sostenuto le misure compensative per la pianificazione della qualità dell’aria perché la Giunta regionale ha accolto, nella sostanza, le nostre proposte che vanno nella direzione di non limitare solo ai veicoli privati le limitazioni, ma distribuire le stesse anche tra i diversi settori responsabili delle emissioni inquinanti. Questa misura è il minimo sindacale per tutelare i cittadini più deboli perché obbligare i cittadini a non poter usare, o a dover cambiare un’autovettura, è una misura eccessivamente penalizzante soprattutto per chi ha difficoltà economiche“.
“Chiaramente, questo non vuol dire che il problema dell’inquinamento non ci sia. Ma le soluzioni della politica dovrebbero essere più complesse e tenere meglio in conto la realtà in cui viviamo – continua Szumski -. Noi di Resistere Veneto abbiamo insistito perché fosse chiaro alla Giunta regionale che non sono soltanto i veicoli privati a produrre inquinamento e quindi le misure di intervento vanno distribuite tra i vari ambiti e le diverse fonti di emissioni di inquinanti. Non dimentichiamo che la stessa Giunta regionale che interviene per limitare l’inquinamento, autorizza impianti di grandi dimensioni di biomasse o per l’agrozootecnica. È evidente che stabilite delle metodologie, d’ora in avanti, andranno monitorati al meglio le fonti emissive, e serviranno risorse concrete che il Veneto potrebbe ricavare dal residuo fiscale. Argomento, quest’ultimo, che ritorna ogni volta di fronte all’impossibilità reale di fare scelte politiche sostanziali”, conclude Szumski.
Le misure alternative
Il provvedimento non si limita al rinvio. La Regione dovrà infatti accompagnare la sospensione del blocco con interventi capaci di incidere sulle emissioni. Tra questi, limiti alle temperature di uffici e negozi, incentivi per il trasporto pubblico, nuovi eco-incentivi e maggiore ricorso allo smart working.
“Sul tema del blocco degli Euro 5 serviva innanzitutto buon senso – evidenzia il capogruppo di Stefani Presidente, Matteo Pressi -. Non possiamo pensare di affrontare la transizione ambientale scaricandone i costi direttamente sulle famiglie e sui lavoratori. Non tutti hanno immediatamente a disposizione somme di un certo rilievo per acquistare un’automobile nuova. Inoltre, come è noto, negli ultimi anni il prezzo delle auto è aumentato molto, al contrario i salari non brillano“.
“A fronte dello stop al blocco alla circolazione delle auto Euro 5, la Regione introdurrà delle misure compensative alternative, utili a contenere le emissioni e quindi tutelare l’ambiente, come la fissazione di un tetto alle temperature del riscaldamento di uffici e negozi – prosegue Pressi -. Spazio anche alla possibilità di agevolare lo smart working di alcune categorie di dipendenti regionali e degli enti locali, così da limitarne gli spostamenti. Agevolazioni per il trasporto pubblico locale e nuovi eco-incentivi completano il pacchetto delle misure compensative. È chiaro a tutti che dobbiamo migliorare la qualità dell’aria e lavorare per una mobilità sempre più sostenibile, ma questo non significa ignorare la realtà quotidiana di migliaia di cittadini”.
“L’automobile è uno strumento indispensabile per andare al lavoro, accompagnare i figli a scuola, assistere i propri familiari e vivere quotidianamente. Su questi aspetti occorre buon senso e praticità. La tutela dell’ambiente deve essere accompagnata da realismo“, conclude Matteo Pressi.
La nuova legge rinvia dunque il blocco, ma non cancella il problema dell’inquinamento. Da qui al 2027 la Regione dovrà dimostrare che le misure alternative sono in grado di produrre risultati concreti. È il punto sul quale si concentrerà ora il confronto politico: trovare un equilibrio tra gli obiettivi ambientali, gli obblighi europei e la capacità di famiglie e imprese di sostenere i costi della transizione.



