Confartigianato accoglie con favore il rinvio delle limitazioni previste dal 1° ottobre: “La transizione non può pesare su famiglie e imprese”. Intanto in provincia di Padova le auto ibride ed elettriche sono più che triplicate in quattro anni
Il blocco dei veicoli diesel Euro 5 previsto dal prossimo 1° ottobre è stato rinviato dalla Regione Veneto. Una decisione accolta positivamente da Confartigianato Imprese Padova, che chiede però di utilizzare il tempo a disposizione per individuare soluzioni che consentano di accompagnare la transizione verso una mobilità meno inquinante senza gravare eccessivamente su famiglie e imprese.
Il tema arriva mentre il parco auto della provincia di Padova sta già cambiando. Secondo un’elaborazione dell’Ufficio Studi Confartigianato su dati ACI, le auto ibride ed elettriche sono più che triplicate in quattro anni, passando dalle 22.333 del 2021 alle 68.742 del 2025.
Per l’associazione, il dato dimostra che la transizione è già in corso, ma deve procedere con tempi e strumenti compatibili con le possibilità economiche di chi utilizza quotidianamente un veicolo per lavoro o per gli spostamenti.
Il rinvio dello stop agli Euro 5
“La tutela dell’ambiente è un obiettivo che condividiamo e sul quale anche le nostre imprese sono impegnate da tempo – afferma Gianluca Dall’Aglio, presidente di Confartigianato Imprese Padova –. Ma una transizione è realmente sostenibile soltanto quando lo è anche per chi deve affrontarla. Per moltissime piccole imprese un’auto o un furgone non rappresentano un bene accessorio: sono strumenti indispensabili per raggiungere i clienti, trasportare attrezzature e materiali e svolgere quotidianamente il proprio lavoro. Imporre la sostituzione anticipata di un mezzo ancora efficiente può significare scaricare sulle aziende un costo molto rilevante“.

Nel 2025 le 68.742 autovetture ibride ed elettriche presenti nel Padovano rappresentavano 10.746 veicoli ogni 100 mila circolanti. “Non dobbiamo scegliere tra ambiente ed economia – prosegue Dall’Aglio –. Dobbiamo creare le condizioni perché imprese e cittadini possano procedere verso una mobilità meno inquinante senza che questo si trasformi in un costo difficilmente sostenibile. La decisione della Regione concede tempo: ora è importante utilizzarlo per individuare misure efficaci e strutturali, evitando semplicemente di spostare il problema in avanti”.
A Padova 1.290 imprese dell’autoriparazione
La trasformazione del settore automobilistico riguarda direttamente anche le officine e l’intera filiera dell’autoriparazione. Secondo l’elaborazione dell’Ufficio Studi Confartigianato su dati Unioncamere-Infocamere, in provincia di Padova operano 1.290 imprese nell’autoriparazione e manutenzione, delle quali 1.077 sono artigiane, pari all’83,5% del totale. Il comparto conta complessivamente 3.801 addetti.
“La scelta della Regione va nella direzione del buon senso – sottolinea Massimo Ruffa, presidente degli Autoriparatori di Confartigianato Imprese Padova –. Un blocco generalizzato avrebbe avuto conseguenze importanti per lavoratori, famiglie e piccole imprese che utilizzano quotidianamente il proprio mezzo e che non necessariamente dispongono delle risorse per sostituire anticipatamente un veicolo ancora efficiente. Ma questo non significa rinunciare agli obiettivi di miglioramento della qualità dell’aria”.

“La manutenzione può fare la differenza”
Secondo gli autoriparatori, al progressivo rinnovo del parco circolante dovrebbe essere affiancata una maggiore attenzione alle condizioni reali dei veicoli e al loro funzionamento. “La classe ambientale indica la tecnologia con cui un mezzo è stato omologato, ma dopo anni di utilizzo la manutenzione fa una differenza sostanziale. Filtro antiparticolato, catalizzatore, sistema EGR, iniettori e sensori devono funzionare correttamente. La manutenzione non trasforma naturalmente un Euro 5 in un Euro 6, ma può evitare che un veicolo diventi molto più inquinante a causa del deterioramento o della manomissione dei sistemi antinquinamento“.
Per Confartigianato, il tempo guadagnato con il rinvio dovrebbe essere utilizzato anche per sviluppare controlli più efficaci sulle emissioni reali, contrastare le manomissioni dei dispositivi antinquinamento e favorire diagnosi, manutenzione e riparazione dei veicoli.
Il futuro delle officine
“Dobbiamo superare l’idea che transizione significhi esclusivamente acquistare un’auto nuova – conclude Ruffa –. Occorre sostituire prioritariamente i mezzi realmente più inquinanti o non più recuperabili, ma anche mantenere efficienti quelli che possono continuare a circolare. E dobbiamo accompagnare la trasformazione delle officine: l’arrivo di veicoli ibridi, elettrici e di tecnologie sempre più avanzate richiede investimenti continui in attrezzature, diagnosi e competenze. Anche questa è transizione ecologica”.


