Il consigliere del Pd critica la destra in quanto “trasforma le parole dell’ex capo della polizia in testimonial delle proprie politiche sull’immigrazione”
Il consigliere regionale del Partito democratico e presidente della commissione legalità del consiglio regionale del Veneto, Gianpaolo Trevisi, commenta “l’estrapolazione di poche parole, da parte della destra, dalle riflessioni espresse da Franco Gabrielli alla festa dell’Unità di Bologna“.
“Dalle ampie e articolate riflessioni sui temi della sicurezza e dei migranti, la destra estrapola poche parole pronunciate dall’ex capo della Polizia per trasformarlo nel testimonial delle proprie politiche sull’immigrazione. Un’operazione in malafede che va smontata” dichiara il consigliere del Pd.
“Franco Gabrielli, nel corso del dibattito con il sindaco Lepore, ha ricordato che la sicurezza non può gravare solo sulle spalle dei sindaci e che, se occorre procedere al rimpatrio di una persona, la sua identificazione è necessaria. Questo è il significato del suo definire i Cpr – Centro di permanenza per il rimpatrio – come strumento inevitabile. Ponendo però subito dopo l’accento sulle questioni più scottanti, che la destra omette di menzionare – commenta Trevisi -: come vengono gestiti questi centri? qual è il rispetto della dignità delle persone e perché le si trattiene per tempi abnormi in una condizione di detenzione amministrativa? Il tema centrale non è la presenza formale della struttura, ma il rispetto dei diritti e l’efficacia reale del sistema”.

“Quella di Franco Gabrielli è una posizione seria, che non nega la complessità della gestione dei flussi e dei rimpatri, ma che si pone in aperto contrasto con l’uso ideologico che la destra fa dell’immigrazione: un tema da agitare continuamente per fare propaganda, associando indistintamente irregolarità, criminalità e insicurezza, senza garantire alcuna soluzione concreta sui territori. Un Cpr non può essere ridotto a una bandierina da piantare in una regione per dire di aver risolto il problema. Se le strutture rimangono luoghi in cui le persone restano bloccate per mesi senza un’effettiva capacità di rimpatrio, l’insicurezza non si risolve, si accentua. Servono procedure rapide di identificazione, risorse adeguate, assistenza sanitaria e legale, trasparenza e reali accordi bilaterali con i Paesi d’origine”, aggiunge il consigliere.
“Ridurre un dibattito così complesso alla domanda banale “Cpr sì o Cpr no”, serve solo agli slogan della destra, ma non aiuta né le Forze dell’Ordine né i sindaci e i territori. La vera domanda, come ci invita a fare Franco Gabrielli, è un’altra: i Cpr garantiscono la dignità delle persone e svolgono davvero la funzione per cui esistono? La destra abbandoni la propaganda e inizi a rispondere nel merito”, conclude Trevisi.



