Stefani: “Megafono della ‘questione settentrionale’ che oggi è coscienza federalista diffusa”. Zaia: “Protagonista di una stagione straordinaria, con obiettivi alti che anticipavano i tempi”
È venuto a mancare nella serata di ieri Umberto Bossi, fondatore e presidente a vita della Lega Nord. Anche dal Veneto è giunto il cordoglio della politica.
Stefani: “Un visionario: ha creduto con forza in un’Italia fondata sull’autonomia, sul federalismo, sull’identità e sul rispetto delle comunità locali”
“Con profondo dolore ho appreso della scomparsa di Umberto Bossi, fondatore e anima della Lega, uomo che ha saputo interpretare come pochi l’identità e le aspirazioni dei nostri territori – ha affermato il presidente della Regione Veneto, Alberto Stefani -. Bossi è stato un visionario: ha creduto con forza, quando pochi lo facevano, in un’Italia fondata sull’autonomia, sul federalismo, sull’identità e sul rispetto delle comunità locali. Se la politica ha dovuto affrontare una ‘questione settentrionale’, in buona parte è stato merito della voce roca di Umberto che ne è stato il megafono. Se oggi in Italia c’è una coscienza federalista diffusa, a cominciare da quella che si identifica nell’autonomia differenziata, è merito dell’impegno di chi come Bossi ha visto più lontano di altri”.
“Umberto era un guerriero di razza, un sognatore che come nessun altro già negli anni ’80 ha imposto i temi del Nord – ha ricordato Stefani -. A questo Nord ha dato finalmente voce e ha costruito, con Bobo Maroni e pochi coraggiosi, un Movimento capace di trasformare quelle istanze in battaglie politiche concrete, cambiando per sempre il dibattito istituzionale del nostro Paese. Ci eravamo sentiti a Natale, per gli auguri e uno scambio di regali. Il suo ultimo gesto di generosità nei miei confronti, insieme ad un incoraggiamento, è stato il dono di un quadro“.
“Ricordo come se fosse ieri il nostro primo incontro: era accaduto al primo comizio a cui partecipavo da ragazzo – ha aggiunto il presidente del Veneto -. La sua determinazione, il suo coraggio e la sua capacità di parlare direttamente alla gente erano e restano un esempio per tutti noi che oggi amministriamo seguendo quelle idee che, come diceva sempre, camminano sulle gambe degli uomini. Di certo ha sempre impiegato ogni sua forza per interpretare la volontà degli elettori in cui vedeva quel popolo a cui sentiva visceralmente di appartenere”.
“Oggi perdiamo un leader, ma il suo insegnamento continuerà a vivere nelle nostre idee e nel nostro impegno quotidiano per un’Italia più autonoma, più giusta e più vicina ai cittadini – ha concluso Stefani -. Alla sua famiglia, ai suoi affetti e a tutta la comunità che ha ispirato va il mio più sincero cordoglio”.
Zaia: “Politicamente è stato un padre straordinario per tutti noi, gli siamo profondamente grati”
“Non è il Nord che deve dire grazie a Umberto Bossi ma tutto il Paese – ha dichiarato invece il presidente del Consiglio regionale del Veneto, Luca Zaia -. Senza il suo contributo di visione, realismo e capacità politica la storia repubblicana sarebbe stata molto differente, priva di un grande interprete della necessità di dare risposte alle istanze dei cittadini delle regioni settentrionali e con esse soluzioni a tutta la società italiana. Nella sua grande abilità è certamente ricorso anche a gesti eclatanti, come ha quando ha proclamato la secessione del Nord, ma lo ha fatto sempre con l’intento di fissare un punto all’interno del quale l’obbiettivo rimaneva sempre e soltanto il federalismo. Politicamente è stato un padre straordinario per tutti noi, gli siamo profondamente grati”.
“Lo chiamavano il Senatur, un soprannome che qualcuno voleva a tutti i costi connotare in senso dispregiativo ma che, nella realtà, da solo incarnava l’attenzione imposta nei palazzi romani per realtà territoriali fino ad allora incapaci di far sentire le proprie istanze in un ambiente condizionato dalla partitocrazia centralista – ha sottolineato Zaia – . Se la politica ha dovuto affrontare una ‘questione settentrionale’, in buona parte è stato merito della voce roca di Umberto che ne è stato il megafono. Se oggi in Italia c’è una coscienza federalista diffusa, a cominciare da quella che si identifica nell’autonomia differenziata, è merito dell’impegno di chi come Bossi ha visto più lontano di altri”.
“Ci lascia un grande leader un vecchio leone a cui mi legano anni di amicizia e militanza nella Lega ma anche momenti di vita istituzionale condivisa come quando siamo stati chiamati nello stesso Consiglio dei Ministri, nel quarto governo Berlusconi, in cui c’erano anche Calderoli e Maroni – ha concluso Zaia –. Ha sempre impiegato ogni su forza per interpretare la volontà degli elettori in cui vedeva il popolo a cui sentiva visceralmente di appartenere”.



