In Veneto 22,3 milioni di arrivi nel 2025, ma la spesa media è scesa da 48 a 44 euro. Per Confartigianato bisogna valorizzare i servizi per tradurre l’aumento dei flussi in maggiore valore economico distribuito sul territorio
Il Veneto si conferma una potenza turistica, ma nel 2025 la crescita dei flussi non si è tradotta in una crescita della spesa; anzi, la spesa media per pagamento è scesa da circa 48 a 44 euro e quella dei turisti stranieri è diminuita del 10,4%. Per il sistema economico regionale la vera sfida non è più soltanto aumentare il numero dei visitatori ma fare in modo che il maggiore afflusso si traduca in maggiore valore economico distribuito sul territorio, coinvolgendo ristorazione, commercio, artigianato, servizi e trasporti.
E’ la riflessione di Confartigianato Imprese Veneto sulla base dei numeri elaborati dall’Ufficio Studi che delineano una regione sempre più internazionale. Nel 2025 il Veneto ha registrato 22,3 milioni di arrivi e 74,2 milioni di presenze (11,6 milioni e 47 milioni per il solo periodo giugno/settembre) confermandosi la principale regione turistica italiana. La componente straniera rappresenta il 73% degli arrivi e il 75% delle presenze, confermando il ruolo sempre più centrale della domanda internazionale per il turismo regionale. Montagna e lago restano la meta preferita per italiani e stranieri, entrambe le destinazioni hanno visto in 2 anni un aumento rilevante (+41,2% per la montagna, +10,1% per il lago), successo che si conferma anche nel tasso di occupazione delle strutture recettive registrato al 20 luglio 2026.
Dando uno sguardo al periodo estivo (giugno-settembre ) il confronto con le stagioni estive precedenti evidenzia ancora meglio la trasformazione del mercato: nel 2022 gli arrivi stranieri erano 6,9 milioni, saliti a 7,8 milioni nel 2023 e a 8 milioni nel 2024, fino agli attuali 8,5 milioni. In quattro anni, sempre nel periodo estivo, la componente internazionale è cresciuta mentre quella italiana è passata da 3,4 nel 2022 a 3,1 nel 2025, perdendo il 7,4%. Anche sul fronte delle presenze il peso degli stranieri è predominante: nel 2025 hanno generato 35 milioni di pernottamenti guadagnando un +11,5% contro gli 11,8 milioni degli italiani che perdono il 9,3%. Incrociando il dato degli arrivi italiani per comprensorio, si rileva che le contrazioni maggiori hanno interessato il mare (-5,3%), il lago (-4,4%) e la montagna (-2,0%).
“Il Veneto ha conquistato una posizione di assoluto rilievo sulla scena turistica internazionale e questo è un patrimonio straordinario – sottolinea Roberto Boschetto, presidente di Confartigianato Imprese Veneto -. Ma oggi dobbiamo guardare con altrettanta attenzione a un altro indicatore: quanto valore economico il turista lascia sul territorio. Perché un turismo forte non è soltanto quello che porta visitatori, ma quello che attiva tutta la filiera e genera opportunità per le imprese che vivono e lavorano nelle nostre città, nei nostri borghi e nelle nostre località turistiche“. Nel 2025, infatti, la spesa dei turisti stranieri in Veneto si è fermata a 6,3 miliardi di euro, in calo del 10,4% rispetto al 2024, pur mantenendosi leggermente al di sopra del livello precedente alla pandemia. Una spesa che vale il 3,1% del Pil regionale. Anche il valore medio della singola transazione effettuata da turisti ed escursionisti è sceso da circa 48 euro nel 2024 a circa 44 euro nel 2025. Il dato suggerisce una maggiore attenzione al budget da parte dei visitatori, con una possibile preferenza per un numero più elevato di esperienze e consumi a prezzo più contenuto.
“È un segnale che dobbiamo leggere con attenzione – continua Boschetto -. Il turista continua a scegliere il Veneto, ma sembra essere diventato più prudente nella spesa. Questo rende ancora più importante costruire un’offerta capace di valorizzare ciò che rende unico il nostro territorio: l’artigianato, le produzioni locali, l’enogastronomia, il saper fare, le esperienze e i servizi. Dobbiamo fare in modo che una quota sempre maggiore della spesa turistica rimanga nelle economie locali“. La posta in gioco riguarda un sistema imprenditoriale particolarmente ampio. Sono 18.572 le imprese artigiane venete potenzialmente coinvolte dalla domanda turistica, pari al 15,5% dell’artigianato regionale, con 63.363 addetti. Tra i settori più interessati figurano l’abbigliamento e calzature, servizi, l’agroalimentare, ristorazione e trasporti.

“Il turismo è quindi una grande occasione per l’intero tessuto produttivo veneto – evidenzia Boschetto – il visitatore deve diventare un consumatore di territorio, non soltanto un ospite di una struttura ricettiva. Dobbiamo accompagnarlo alla scoperta delle nostre botteghe, dei prodotti agroalimentari, delle produzioni artistiche e manifatturiere, dei servizi e delle esperienze che solo il Veneto può offrire. È qui che il turismo può generare il massimo valore aggiunto“.
A creare riflessioni è anche l’andamento delle prenotazioni per l’estate in corso. L’analisi del tasso di occupazione delle strutture ricettive (dati osservatorio regionale sul turismo) aggiornata al 20 luglio 2026, evidenzia infatti livelli di prenotazione per luglio, agosto e settembre ancora contenuti e inferiori agli storici, con un quadro che interessa trasversalmente città d’arte, mare, montagna, lago e terme. Creano eccezioni soprattutto i camping delle località balneari e, in misura minore, quelli lacustri, che presentano già livelli di occupazione elevati per le settimane di agosto. Il dato, tuttavia, non sembra indicare un calo dell’attrattività del Veneto, quanto piuttosto una modifica nelle modalità di prenotazione. L’incertezza economica e la più attenzione al budget stanno spingendo una parte dei turisti a rimandare le decisioni e a prenotare sempre più vicino alla data della partenza. Le settimane di giugno e l’inizio di luglio hanno infatti mostrato tassi di occupazione in linea, e in alcuni casi superiori, a quelli registrati negli stessi periodi del 2025, 2024 e 2019.
“Il dato sulle prenotazioni ci invita alla prudenza, ma non al pessimismo – conclude Boschetto – il Veneto resta una destinazione fortemente attrattiva e il fenomeno del last minute potrebbe ancora modificare significativamente il quadro dell’estate. Proprio per questo, però, serve una filiera turistica capace di essere flessibile e pronta a intercettare la domanda fino all’ultimo momento. E serve continuare a lavorare per aumentare la permanenza, destagionalizzare i flussi e soprattutto fare in modo che il turista, quando arriva, scelga di spendere sul territorio. Perché la qualità del nostro turismo si misura anche dalla capacità di generare reddito per le migliaia di piccole imprese che ne costituiscono la rete“.



