Le elaborazioni di Confesercenti mostrano, in sei anni, lo spostamento dei consumi verso l’e-commerce, il presidente Convento: “Chiediamo ai cittadini di rimettere al centro le economie locali per riportare imprese e servizi nei centri urbani“
Dalle elaborazioni di Confesercenti del Veneto Centrale sulla dinamica delle imprese e sugli effetti della desertificazione commerciale, emerge che tra il 2019 e il 2025, la riduzione dei punti vendita fisici e la crescita delle grandi piattaforme internazionali di e-commerce hanno spostato una parte dei consumi fuori dai circuiti economici locali.
Questo fenomeno, la diminuzione del numero di negozi, porta di conseguenza a un minor ricchezza che resta sul terrorio: infatti nel Veneto, complessivamente, le imprese del settore sono diminuite da 49.938 a 41.907, con un calo di 8.031 attività (-16,1%), e oltre 1,2 miliardi di euro di ricchezza perduta.
Secondo Confesercenti, per ogni 100 euro spesi nei negozi fisici circa 70 rimangono nel territorio, alimentando occupazione, redditi, affitti, servizi professionali, manutenzioni e fiscalità. Quando gli acquisti si trasferiscono sulle grandi piattaforme internazionali e onlie, una quota analoga esce invece dal territorio.
Il commercio di prossimità agisce infatti come una vera e propria infrastruttura territoriale. Attorno a ogni attività si muovono occupazione diffusa, redditi, immobili attivi, servizi professionali, manutenzioni, tributi locali e una rete di beni e servizi accessibili, cui si aggiungono presidio degli spazi urbani, sicurezza e coesione sociale. La progressiva riduzione delle attività commerciali fisiche, insieme al cambiamento delle abitudini di acquisto, modifica profondamente questo equilibrio.
Padova: la situazione tra provincia e comune
L’avanzare della desertificazione commerciale rappresenta un problema importante nella provincia padovana: tra il 2019 e il 2025 le imprese registrate nel commercio al dettaglio sono scese da 10.063 a 8.597, ovvero 1.466 attività in meno (-14,6%). La perdita stimata da Confesercenti si aggira attorno a 219,9 milioni di euro.
Il fenomeno interessa direttamente anche il capoluogo: nel comune di Padova le imprese del commercio al dettaglio sono passate da 2.871 a 2.447, con la scomparsa di 424 attività in sei anni (-14,8%). La ricchezza persa è stata stimata intorno ai 63,6 milioni di euro. Padova concentra più del 18% della perdita regionale e si colloca al terzo posto tra le province venete per valore sottratto all’economia locale, dopo Verona e Treviso.
Nonostante questi cali, i numeri mostrano anche un settore in profonda trasformazione: mentre diminuiscono le imprese e i lavoratori indipendenti, stanno aumentano gli addetti dipendenti. In provincia di Padova gli addetti complessivi sono cresciuti da 40.482 a 43.287, con un aumento di 2.805 unità, (+6,9%). Dietro questo incremento si nascondono due dinamiche opposte: i dipendenti salgono del 17,7%, passando da 28.997 a 34.119, mentre gli indipendenti diminuiscono di 2.317 unità, da 11.485 a 9.168 (-20,2%). Una crescita occupazionale che, tuttavia, non compensa la perdita di attività autonome e di presìdi commerciali diffusi sul territorio.
Il divario è ancora più marcato nel capoluogo, dove gli addetti totali aumentano del 19,1% e i dipendenti del 28,1%, ma gli indipendenti scendono da 2.913 a 2.302: 611 in meno, pari al 21%.
Vicenza: la situazione tra provincia e comune
Guardando le elaborazioni di Confesercenti, in sei anni la provincia di Vicenza ha perso 860 imprese del commercio al dettaglio: le attività registrate sono passate dalle 7.700 del 2019 alle 6.840 del 2025 (-11,2%). Il fenomeno interessa direttamente anche il capoluogo: nel comune di Vicenza le imprese del commercio al dettaglio sono diminuite da 1.352 a 1.190, con 162 attività in meno (-12%).
Una riduzione che, secondo Confesercenti, corrisponde a 129 milioni di euro di ricchezza non più trattenuta dal circuito economico locale: se Padova contava il 18% della perdita regionale, la provincia di Vicenza ne concentra quasi l’11%.
I dati sugli addetti mostrano però due dinamiche territoriali differenti: nell’intera provincia l’occupazione complessiva cresce leggermente, passando da 26.749 a 27.463 addetti, con un aumento di 714 persone (+2,7%). L’incremento è sostenuto esclusivamente dal lavoro dipendente, che sale da 18.128 a 20.344 unità (+12,2%). Nello stesso periodo gli indipendenti diminuiscono invece da 8.621 a 7.119, con un calo di 1.502 lavoratori (-17,4%).
Più critica la situazione nel comune di Vicenza, dove alla riduzione delle imprese si accompagna anche quella degli addetti. Il totale scende da 3.487 a 3.028, con la perdita di 459 posti (-13,2%). I dipendenti diminuiscono del 9%, passando da 2.111 a 1.920, mentre gli indipendenti calano da 1.376 a 1.108: 268 in meno, pari al 19,5%.
Le parole del presidente di Confesercenti del Veneto Centrale, Flavio Convento
“I dati ci dicono che il commercio padovano continua a creare occupazione, ma ci impongono di guardare oltre il saldo complessivo. In sei anni gli addetti della provincia sono aumentati di circa 2.800 unità; nello stesso periodo, però, sono scomparse quasi 1.500 imprese e oltre 2.300 lavoratori indipendenti, mentre i dipendenti sono cresciuti di oltre 5.100 unità. Un cambiamento profondo nella struttura del settore” dichiara il presidente di Confesercenti Flavio Convento.
“La crescita, inoltre, è concentrata quasi interamente nel Comune di Padova, dove i lavoratori sono aumentati di oltre 3.000 unità. Nel resto della provincia il saldo è invece negativo per circa 200 posti. Significa che i centri minori non stanno beneficiando dello sviluppo registrato nel capoluogo e stanno perdendo soprattutto imprese di prossimità” sottolinea Convento.
“Per quanto riguarda Vicenza, i numeri descrivono una rete commerciale che si sta progressivamente assottigliando. La crescita degli addetti dipendenti registrata nel complesso della provincia non può compensare, in termini economici e sociali, la scomparsa di 860 imprese e la forte riduzione del lavoro indipendente. Nel capoluogo, inoltre, calano contemporaneamente attività e occupazione: un segnale che non può essere sottovalutato” continua il presidente di Confesercenti.

“L’e-commerce può essere un’opportunità anche per le piccole imprese, se si integra con la rete commerciale esistente. Il problema nasce quando la crescita dei grandi marketplace indebolisce le economie locali. Per questo servono politiche strutturali di rigenerazione urbana, accessibilità, sostegno agli esercizi di vicinato e riuso degli spazi sfitti” dichiara Convento.
“Ogni saracinesca abbassata non rappresenta soltanto un’impresa che chiude, ma un servizio che viene meno, uno spazio urbano che perde vitalità e una parte della ricchezza prodotta dai consumi che lascia il territorio. La sfida è quindi sostenere un’occupazione diffusa, accompagnando la crescita del settore senza disperdere quella rete di piccole imprese che garantisce servizi, presidio e qualità della vita alle nostre comunità” aggiunge il presidente di Confesercenti.
Per ovviare a questo problema, Confesercenti del Veneto Centrale rilancia la proposta di legge di iniziativa popolare “Misure per la rigenerazione urbana del commercio e dei servizi di prossimità”, promossa per contrastare la desertificazione commerciale e riportare imprese, servizi e vitalità nei centri urbani. “Chiediamo ai cittadini di sostenere la nostra proposta di legge di iniziativa popolare, nata per invertire questa tendenza, valorizzare le economie locali e riportare imprese e servizi nei centri urbani, rendendoli più vivi e vivibili per tutti. Occorre rimettere al centro dello sviluppo economico l’impresa diffusa, che ha contribuito a fare delle nostre città e delle nostre strade luoghi tra i più belli e vitali del mondo. Un patrimonio che oggi rischiamo di perdere” conclude Convento.



