Dopo l’adozione degli schemi definitivi di intesa, i consiglieri veneti hanno espresso la loro opinione in merito
Le parole del presidente del Veneto Alberto Stefani: “Il voto favorevole del consiglio apre una nuova via”
“Oggi è un giorno da ricordare: il cammino verso l’Autonomia si fa ancora più breve e il passo si fa ancora più deciso. I Veneti stanno aspettando da troppo tempo di vedere riconosciuto un diritto a cui aspirano perché garantito dalla Costituzione. Dopo l’approvazione degli schemi di intesa definitivi da parte della Giunta un mese fa, il Consiglio regionale ha raccolto la palla e nei tempi essenziali ora ha assicurato il via libera. Non resta che un passaggio in Consiglio dei ministri e il voto definitivo in Parlamento. Il Veneto ha fretta” dichiara Stefani.

“Siamo giunti alla nuova tappa di un percorso che è stato chiesto da oltre 2,5 milioni di veneti, iniziato nel 2017 ma che esprime la vocazione identitaria di questo territorio, fortemente autonomista e vicino alle istanze regionaliste. Dopo il parere favorevole di Senato, Camera e Consiglio delle Autonomie Locali, avevamo detto che la Regione avrebbe fatto le cose bene e in fretta; la promessa è stata mantenuta – sottolinea il presidente – Ci attendiamo il coronamento rapido di tutto il percorso. I Veneti chiedono soltanto di assumersi ulteriori responsabilità in modo da accorciare le distanze tra cittadinanza e potere decisionale. Stiamo scaldando i motori perché siamo pronti a fare da ‘apripista’” continua il presidente.
“Sono convinto, invece, che l’autonomia sia una scelta di responsabilità e trasparenza che non spacca l’Italia e può rivelarsi strategica per tutti i territori. Ogni Regione, territorio o rappresentante politico di qualsiasi appartenenza che scelga di assumersi una responsabilità in più nei confronti dei propri cittadini vada tutelato e, soprattutto, sostenuto. Continuerò a ripetere, infatti, che l’Autonomia non è una minaccia per nessuno. Se la riforma porterà a casa qualcosa per il Veneto, tutti dovrebbero fare squadra e capire l’importanza strategica che una riforma come l’autonomia può portare al nostro territorio” conclude Stefani.
Le parole del presidente del consiglio del Veneto Luca Zaia: “Il percorso accelera e con questo governo l’autonomia prende forma”
“Quella di oggi è una giornata importante per il Veneto e una tappa rilevante nel percorso dell’autonomia. Un percorso lungo che, negli ultimi anni, ha finalmente accelerato e che, grazie all’impegno del Governo Meloni, sta trasformando una riforma attesa da tempo in scelte e competenze concrete. L’approvazione da parte del nostro Consiglio regionale degli schemi definitivi di intesa rappresenta uno dei passaggi più significativi compiuti fino ad oggi: non siamo ancora al traguardo, ma siamo molto più vicini alla piena attuazione della riforma di quanto fossimo solo pochi anni fa”, dichiara il presidente del consiglio regionale del Veneto, Luca Zaia.
“Il mandato popolare non è rimasto chiuso in un cassetto: oggi continua a tradursi, passo dopo passo, in risultati concreti. Oggi il Parlamento dei Veneti ha approvato i due schemi definitivi di intesa: il primo riguarda specifiche funzioni in materia di protezione civile, professioni e previdenza complementare e integrativa; il secondo la tutela della salute, con particolare riferimento al coordinamento della finanza pubblica. Si tratta di ambiti molto concreti, che incidono sulla capacità della Regione di rispondere in modo più rapido ed efficace alle esigenze del territorio e dei cittadini. È questo il senso dell’autonomia: assumersi più responsabilità per poter decidere meglio e più vicino alle comunità” continua il presidente.

“Il voto di oggi arriva al termine di una fase già molto articolata – spiega Zaia – Gli schemi preliminari sono stati approvati dal Consiglio dei ministri, sono passati dalla Conferenza Unificata e dal Parlamento, che ha approvato i propri atti di indirizzo, e sono stati poi oggetto di un ulteriore negoziato tra Governo e Regioni. Il 30 luglio sono stati trasmessi al Veneto gli schemi definitivi e il Consiglio delle Autonomie Locali ha espresso parere favorevole all’unanimità. Oggi il Consiglio regionale li ha approvati formalmente”.
“Per la maggioranza – prosegue il presidente – è un risultato importante: si è mossa in maniera compatta, coinvolgendo tutte le forze che la compongono e arrivando a un’approvazione corale su un tema che riguarda il futuro istituzionale del Veneto. Quando si affrontano riforme di questa portata, la capacità di fare sintesi e di costruire una posizione condivisa rappresenta un valore aggiunto”.
“L’autonomia significa responsabilità, la possibilità di guardare negli occhi i nostri cittadini dando loro le risposte che chiedono. E anche rendere più responsabili le istituzioni e dare loro gli strumenti per essere più competitivo, più efficiente e più veloce nell’affrontare le sfide e i cambiamenti. Partiamo da queste materie ma l’obiettivo per il Veneto resta la più ampia autonomia prevista dalla Costituzione” conclude Zaia.
Le parole della consigliera regionale Eleonora Mosco, vicepresidente del gruppo Stefani Presidente: “Strumento che inciderà sulla vita delle persone”
“Con il voto di oggi il Veneto ha concluso l’ultimo passaggio di propria competenza e ha portato il percorso dell’Autonomia al 75%. Dopo anni di attesa, il mandato affidato dai veneti alle istituzioni regionali è sempre più vicino a trasformarsi in realtà”.
“L’Autonomia non è un principio astratto – prosegue la consigliera – ma uno strumento destinato a incidere concretamente sulla vita delle persone. Un esempio riguarda la sanità: la possibilità di integrare i fondi sanitari integrativi nella spesa sanitaria potrà mettere a disposizione dei cittadini veneti circa 300 milioni di euro aggiuntivi. Risorse che potranno contribuire ad ammodernare strutture e tecnologie, rafforzare i servizi territoriali e ridurre i tempi di attesa”.

“A chi continua a parlare di privilegi rispondiamo con i fatti. Nessuna risorsa – spiega Mosco – viene sottratta alle altre Regioni e i livelli essenziali di assistenza restano garantiti in tutto il Paese. Il Veneto chiede semplicemente di poter assumere maggiori responsabilità, utilizzare meglio le proprie risorse e adottare decisioni più vicine alle esigenze del territorio”.
“Il presidente della Regione del Veneto, Alberto Stefani, ha condotto questa fase con determinazione, trasformando una battaglia storica della Lega in un risultato istituzionale concreto. Il lavoro portato avanti insieme al ministro Roberto Calderoli – evidenzia la consigliera – dimostra che l’Autonomia si costruisce rispettando la Costituzione, attraverso serietà, dialogo e capacità amministrativa”.
“Ora restano l’approvazione definitiva del Consiglio dei ministri e il voto del Parlamento. Il Veneto ha fatto fino in fondo la propria parte ed è pronto ad assumersi le nuove competenze. Il traguardo è vicino: adesso bisogna procedere senza rallentamenti e mantenere l’impegno assunto con i cittadini” conclude Mosco.
Le parole del consigliere Filippo Rigo (Lega): “Atto di nascita di un nuovo Veneto. Perde la sinistra e chi dice no, oggi vincono i Veneti”
“Oggi il Consiglio Regionale ha detto sì alla riforma dell’Autonomia. Più di un voto, con oggi nasce un nuovo Veneto. La promessa ai Veneti con il Referendum del 2017 è stata rispettata, ora avanti con le altre materie. Una firma che finalmente apre la via contro il centralismo romano, il più grande avversario delle nostre imprese. Protezione civile, professioni, previdenza, sanità: si tratta di funzioni che d’ora in avanti saranno gestite direttamente sul territorio da chi sa far funzionare le cose” dichiara il consigliere Filippo Rigo.

“E questo è solo il primo, decisivo blocco. Il Veneto – evidenzia il consigliere – non si ferma affatto: l’obiettivo finale resta il trasferimento di tutte le ventitré materie previste dalla Costituzione. Perché la realtà è una sola: nessuno sa governare il Veneto meglio dei veneti stessi. La volontà di oltre due milioni di cittadini veneti non si può mettere in discussione. Lo avevamo promesso in campagna elettorale e, con il voto di oggi, lo abbiamo fatto”.
“Oggi assistiamo alla sconfitta della sinistra, che in tutti questi anni ha boicottato e osteggiato questo percorso in ogni modo. Oggi perde quella parte politica che ha preferito raccogliere firme contro la volontà del nostro Popolo piuttosto che lavorare per il territorio. Oggi perde chi è capace solo di dire no. Oggi, invece, hanno vinto i Veneti” conclude Rigo.
Le parole del consigliere Alessio Morosin (Lega): “È l’inizio di qualcosa dopo nove anni”
“Tutto nasce nel 1998. Da lì, la battaglia è proseguita fino alla riforma costituzionale del 2001. Con quella legge si è introdotto nell’ordinamento il concetto di Autonomia differenziata. Dal 2001 in poi sono stati fatti tanti tentativi di attuazione, ma si è dovuti arrivare all’iniziativa del movimento che avevo fondato nel 2012, Indipendenza Veneta, con la proposta di referendum sull’indipendenza del Veneto. È da quel referendum che poi nacque quello sull’Autonomia del Veneto” dichiara il consigliere.
“E sul referendum del 22 ottobre 2017: a quel voto ha partecipato oltre il 57% dei cittadini veneti e il risultato è stato del 98,1% di sì. Quel voto ha portato alle pre-intese quadro del 28 febbraio 2018 con il Governo Gentiloni. Il voto del popolo veneto del 22 ottobre 2017 è un voto al quale non è stata data un’adeguata risposta. Si può criticare qualsiasi progetto politico, – commenta Morosin – ma quel voto non può essere aggirato con le furberie della politica romana”.

“Oggi, dopo quasi trent’anni, – continua il consigliere – arriva il primo sì. Io sono convintamente a favore. Queste intese non mi gratificano, perché rappresentano l’1% di quello che abbiamo chiesto, di quello che ci spetta, di quello che legittimamente abbiamo rivendicato. Ma quell’1% apre una porta e dà avvio, finalmente, a qualcosa di concreto. Per me è l’inizio di qualcosa che, dopo nove anni e dopo una vita che ho dedicato a questa materia, mi dà anche una certa emozione“.
“Voglio chiarire però che il mio sì all’Autonomia differenziata non modifica le convinzioni che hanno accompagnato il suo percorso. Sono ancora oggi convinto che l’indipendenza, esercitata attraverso percorsi democratici di autodeterminazione e quindi attraverso il consenso popolare nelle urne, sia un diritto. Il valore non sono i confini degli Stati. Il valore sono le persone, le comunità, l’identità storica, l’autogoverno” conclude Morosin.
La consigliera Roberta Vianello (Lega): “Il voto sull’Autonomia differenziata è un voto per il futuro del Veneto”
“Il voto a favore dell’Autonomia differenziata rappresenta un passo importante verso un Veneto più responsabile, efficiente e vicino ai cittadini. L’autonomia significa poter gestire meglio le risorse e le competenze del territorio, valorizzando le specificità della nostra Regione e garantendo servizi sempre più adeguati alle esigenze dei veneti” dichiara la consigliera Roberta Vianello.

“È una scelta di responsabilità e di fiducia nel nostro territorio: continueremo a lavorare affinché il percorso verso una maggiore autonomia si traduca in risultati concreti per cittadini, imprese e comunità locali. Un passaggio importante che riguarda materie fondamentali come la sanità – tutela della salute, la protezione civile, le professioni e la previdenza complementare e integrativa” continua la consigliera.
“Un ringraziamento sia al Presidente del Consiglio regionale del Veneto, Luca Zaia che ha avviato il percorso dell’autonomia con il referendum del 2017 e al nostro Presidente della regione del Veneto, Alberto Stefani che sta fortemente sostenendo questo percorso fondamentale per la crescita della nostra regione” conclude Vianello.
Le parole del consigliere Riccardo Barbisan (Lega): “L’Autonomia differenziata non è un privilegio bensì una responsabilità. Il Veneto è pronto a lanciare la sfida”
“L’autonomia non è una richiesta per avere di più, ma la scelta di assumerci la responsabilità di fare di più. Più competenze, più possibilità di decidere, ma anche più doveri e più controllo da parte dei cittadini. Non è battaglia nata oggi. È una richiesta che il Veneto porta avanti da decenni e che ha trovato nel referendum del 22 ottobre 2017 un passaggio democratico fondamentale, con oltre 2,2 milioni di veneti che si sono espressi per il Sì. Da allora è proseguito un lungo percorso istituzionale che oggi arriva a un passaggio concreto” dichiara Barbisan.
“Il punto centrale dell’Autonomia – prosegue il consigliere – è il principio di responsabilità. Chi decide deve rispondere delle proprie decisioni, chi amministra deve rispondere di come amministra e chi utilizza risorse pubbliche deve rendere conto di come le utilizza. L’Autonomia non significa semplicemente trasferire competenze: significa rendere più chiaro il rapporto tra decisione, responsabilità e giudizio dei cittadini”.
“L’Autonomia è anche una questione di democrazia. Quando le decisioni vengono assunte più vicine ai cittadini, diventa ancor più facile capire chi decide, chi amministra e chi deve essere giudicato per i risultati ottenuti. Non vogliamo allontanare la politica dai cittadini, – commenta Barbisan – ma avvicinarla. Respingo, inoltre, fortemente l’idea che l’Autonomia possa rappresentare una contrapposizione tra il Veneto e il resto del Paese“.

“Non vogliamo un Veneto più piccolo e chiuso in sé stesso. Vogliamo un Veneto capace di esprimere pienamente le proprie potenzialità dentro un’Italia più forte. Identità e unità non sono concetti contrapposti. L’Autonomia differenziata – specifica il consigliere – è prevista dalla Costituzione e deve essere attuata nel rispetto delle garanzie costituzionali, dei livelli essenziali delle prestazioni e della solidarietà nazionale. Unità non significa uniformità. Abbiamo la necessità di trasformare l’Autonomia in risultati concreti per cittadini, imprese e territori. Il Veneto vuole l’Autonomia perché ha una cultura amministrativa fondata sul lavoro, sull’intraprendenza, sul senso del dovere e sull’uso oculato delle risorse”.
“Vogliamo poter valorizzare ogni euro investito sul territorio e trasformarlo in servizi migliori, infrastrutture più sicure, una sanità più efficiente, maggiore sostegno alle imprese e una più efficace tutela dell’ambiente. La vera misura del successo dell’Autonomia saranno servizi migliori, decisioni più rapide, meno burocrazia e maggiore responsabilità. In questa prospettiva, richiamo le quattro materie non legate ai LEP individuate prioritariamente dal Veneto: protezione civile, sanità, previdenza complementare e integrativa e professioni” continua Barbisan.
“L’Autonomia non deve essere venduta come la soluzione miracolosa a ogni problema: deve essere costruita passo dopo passo, con serietà, competenza e responsabilità. L’approvazione dell’Autonomia non sarà il punto d’arrivo, ma il punto di partenza. Dovremo dimostrare di saper esercitare le competenze che chiediamo, misurare i risultati ed essere pronti a correggere ciò che eventualmente non funzionerà. Per troppo tempo abbiamo pensato all’autonomia come a qualcosa che una Regione chiede allo Stato” sottolinea il consigliere.
“Io credo che dobbiamo iniziare a considerarla come qualcosa che una Regione si assume. Più autonomia, quindi, ma anche più responsabilità. Non un privilegio, non una fuga, ma una responsabilità. Se l’autonomia avvicinerà le istituzioni ai cittadini, renderà più efficienti i servizi e aumenterà la responsabilità di chi governa, sarà una buona riforma. E se renderà più forte il Veneto senza rendere più debole l’Italia, avremo dimostrato che autonomia e unità non sono avversarie, ma due dimensioni che possono e devono convivere” conclude Barbisan.
Il consigliere Giovanni Manildo (Pd): “Zero risorse, sanità a due velocità e testo fotocopia. Non abbiamo accettato di fare da passacarte”
“Messi di fronte a un pacchetto di competenze di ripiego, con zero autonomia fiscale e un Consiglio regionale mortificato nel suo ruolo, ci siamo rifiutati di fare da passacarte. Oggi non abbiamo assistito allo storico traguardo dell’autonomia del Veneto ma al sipario che cala in modo liberatorio su trent’anni di propaganda politica. Dopo decenni di promesse su trattenimento delle tasse e 23 materie, ci è stato presentato un pacchetto ridotto al minimo sindacale” dichiara Manildo.
“Analizzando i quattro ambiti presi in esame (protezione civile, professioni, previdenza complementare e sanità) la gran parte delle funzioni è già esercitabile o prevede ampliamenti fortemente condizionati dal controllo statale. In sanità non arrivano nuove risorse e la previsione sui fondi integrativi rischia di creare un’inaccettabile sanità a due velocità, discriminando i cittadini per reddito e territorio” continua il consigliere.

“La contraddizione di un testo identico a quello inviato ad altre Regioni: l’articolo 116 della Costituzione parla di autonomia differenziata, ritagliata sulle peculiarità dei territori. Votare un modulo prestampato, fotocopia di quello fornito a Piemonte, Liguria e Lombardia significa negare la natura stessa della differenziazione e ammettere che le istanze del Veneto sono state annullate dalle segreterie romane” va avanti Manildo.
“Non abbiamo accettato di sottostare a un vero e proprio ricatto procedurale: quello di votare un testo inemendabile oppure di far saltare tutto. La modifica, anche solo di una virgola, avrebbe infatti portato alla riapertura da capo di tutto l’iter negoziale. Ci è stato chiesto di abdicare al nostro ruolo di legislatori per fare da passacarte a un accordo blindato scritto altrove: inaccettabile” prosegue il consigliere.
“Il Veneto ha dato il meglio di sé quando ha saputo guidare e cambiare l’intero Paese. Dopo trent’anni passati a chiedere cosa lo Stato debba concedere al Veneto, è giunto il momento che il Veneto si faccia promotore di una vera riforma dello Stato per tutta l’Italia. Perché servono regole comuni per tutte le Regioni, sul modello del federalismo amministrativo e sulla base del principio di sussidiarietà. Superando così la logica dello scontro o della trattativa privata, e ricorrendo all’articolo 116 per le effettive peculiarità territoriali” conclude Manildo.
Il consigliere Enoch Soranzo (FdI): “Via libera definitivo in Consiglio Veneto alle prime intese“
“Il Consiglio regionale del Veneto ha approvato in via definitiva gli schemi delle prime intese per l’autonomia differenziata di cui alla proposta di deliberazione amministrativa n. 14, licenziando formalmente i testi operativi pronti ora per l’ultimo passaggio di firma e ratifica in Parlamento. L’approvazione di oggi cancella ogni dubbio e ristabilisce la verità storica e politica: alle narrazioni distorte di chi per anni ha accusato Fratelli d’Italia di voler frenare sull’autonomia, rispondiamo con la forza inoppugnabile dei fatti e con un voto favorevole convinto” dichiara il consigliere Soranzo.

“Questo – prosegue il consigliere – è il Governo che sta consegnando al Veneto il risultato più tangibile mai raggiunto. Dopo decenni di promesse mancate e tavoli tecnici finiti nei cassetti, è con Giorgia Meloni a Palazzo Chigi che la Legge 86/2024 è diventata realtà e che la macchina istituzionale ha marciato a tappe forzate da Roma a Venezia: trasmissione dei testi il 30 luglio scorso, via libera unanime del CAL il 3 agosto, adozione in Giunta il 5 agosto e oggi il definitivo via libera dell’aula consiliare“.
“I veneti sono i nostri unici azionisti di maggioranza. L’approvazione odierna rappresenta il primo passo concreto di un percorso che andrà a estendersi a tutte le altre funzioni. Fratelli d’Italia dimostra di essere forza di parola: un’autonomia basata su merito, sussidiarietà e responsabilità che premia i territori virtuosi e consolida l’unità della Nazione”, conclude Soranzo.
Le parole dei consiglieri Carlo Cunegato e Elena Ostanel (Alleanza verdi e sinistra): “Nessuna ambiguità votiamo contro un provvedimento senza risorse e senza poteri che non migliora la vita dei Veneti”
“La parabola è ormai surreale: nel 2017 erano 23 materie e il 90% del residuo fiscale, poi sono diventate nove materie minori, e alla fine in Aula sono arrivate quattro piccole competenze. Noi nel 2017 non votammo quel referendum che era una pura mossa di marketing: oggi possiamo dire che avevamo ragione, perché nulla di quelle promesse è arrivato e la Corte costituzionale ha chiarito che quella strada, così come era stata raccontata, non esiste, e non esisterà mai” dichiarano i consiglieri di Alleanza verdi e sinistra.

“La realtà è che questa Autonomia arriva senza alcuna risorsa aggiuntiva, com’era ovvio che fosse. La formula che troviamo è quella dell’’invarianza di bilancio’ che tradotto vuol dire zero risorse. E questo rende evidente la fine della narrazione trentennale dell’Autonomia come una sorta di albero della cuccagna: più poteri, più soldi, più servizi per i veneti. Niente di tutto questo” continuano i consiglieri.
“Nel frattempo, però, non si può assumere personale sanitario per colpa dei tetti di spesa, le rette delle RSA aumentano e le impegnative della Regione sono poche e il rischio è che una maggiore autonomia in sanità finisca per alimentare ulteriormente la privatizzazione a favore di pochi interessi privati, come quelle del deputato leghista Angelucci, re della sanità privata e dell’assenteismo in parlamento. Come se non bastasse, – commentano i consiglieri – le pre-intese presentano gravissimi profili di illegittimità costituzionale“

“Per questo non c’è nessuna ambiguità e voteremo convintamente contro. L’Autonomia, oggi, è arrivata, e non porta niente di nuovo e di buono. Non possiamo festeggiare il ‘piuttosto che niente, meglio piuttosto’ mentre i problemi veri restano tutti sul tavolo. Perché dopo tutti questi decenni, prima o poi, bisognerà spiegare non più cosa sta per arrivare, ma cosa è realmente arrivato”, concludono Cunegato e Ostanel.
Il consigliere di Resistere Veneto, Riccardo Szumski: “Votiamo sì senza entusiasmo per pragmatismo”
“Abbiamo votato a favore di questi schemi di intesa applicando un principio pragmatico e schietto, da veneti: piuttosto che niente, è meglio piuttosto. Ma lo dico chiaramente: non c’è alcun entusiasmo in questo passaggio, e non da oggi” dichiara il consigliere di Resistere Veneto Szumski.
“Il Veneto produce e versa ogni giorno al fisco centrale residui enormi, per poi vedersi restituire le briciole sulla base di parametri iniqui che ignorano le nostre eccellenze e la nostra capacità storica di autogoverno. Dalle ultime manovre finanziarie ai continui tagli sulla spesa corrente dei Comuni, la musica non è mai cambiata” continua il consigliere.

“In questi anni è mancato il coraggio politico di fare la vera battaglia per l’autonomia: quella che non si limita alle passerelle romane, ma che chiama i cittadini alla mobilitazione e alla disobbedienza civile e istituzionale sul campo – prosegue Szumski – Perché votare sì, allora? Perché è un piccolo segnale strategico, non posso considerare autonomia l’assegnazione di funzione amministrative da gestire, usiamo invece gli strumenti a disposizione per mettere in difficoltà un sistema centrale ormai al collasso e per iniziare a radicare, norma dopo norma, una governance tutta nostra. Non dobbiamo accontentiamo delle briciole e non vogliamo essere una brutta copia di Trento o Bolzano: noi vogliamo essere Venezia“
“Il mio voto favorevole è una sfida e un avvertimento: attiviamo subito la Costituente per l’Autogoverno prevista dal nostro Statuto, rimettiamo al centro la questione della compartecipazione ai gettiti fiscali come l’iva e prepariamoci a cambiare marcia. Ai veneti non servono altre chiacchiere o deleghe di facciata, servono le risorse per difendere la nostra sanità, i nostri servizi, le nostre aziende e la dignità del nostro popolo; serve il coraggio e la volontà di autogovernarci” conclude Szumski.
Le parole di Sonia Brescacin (Gruppo Misto): “Non è un privilegio, è la responsabilità di scegliere il futuro del Veneto”
“L’autonomia del Veneto non è un privilegio e non è una contrapposizione allo Stato. È, prima di tutto, una responsabilità. Dal referendum del 22 ottobre 2017 sono trascorsi quasi nove anni. Nove anni nei quali il Veneto ha continuato, attraverso Governi e maggioranze diverse, a portare avanti una volontà espressa chiaramente dai propri cittadini” dichiara la consigliera Brescacin.

“Oggi quel percorso non è più soltanto una richiesta politica: siamo davanti a un passaggio concreto, con le intese sulle prime materie che possono tradurre l’autonomia in competenze e responsabilità reali. Per me c’è anche un significato personale e istituzionale particolare. Sono in Consiglio regionale ininterrottamente dal 2015 e ho seguito questo percorso praticamente dall’inizio – sottolinea la consigliera – Ho visto cambiare Governi, interlocutori e scenari politici, ma non è mai cambiata la domanda fondamentale dei veneti: poter decidere di più del proprio futuro e assumersi la responsabilità delle proprie scelte”.
“Il Veneto non chiede meno Italia. Chiede di poter contribuire di più all’Italia. Il nostro venetismo non è chiusura: è identità, orgoglio e soprattutto responsabilità. L’Autonomia non è un premio da ricevere, ma una prova da superare ogni giorno. E oggi quella porta, dopo tanti anni, è finalmente davanti a noi. Abbiamo avuto il dovere e il coraggio di attraversarla, per il Veneto e, attraverso il Veneto, per l’Italia” conclude Brescacin.
Le parole del consigliere Nicolò Rocco (Riformisti Veneti in Azione): “Ripartiamo dalle scuole dell’infanzia: ogni anno il Veneto lascia a Roma 500 milioni”
“L’autonomia non è la ‘secessione dei ricchi’ e non è incostituzionale è un principio liberale profondamente radicato nel Veneto, nato dalla storica capacità di auto-organizzazione comunitaria e dal principio di sussidiarietà. Condivido la devoluzione di funzioni in tema di protezione civile, dove l’istituto commissariale regionale ha già dimostrato efficienza, e di previdenza complementare, su cui ho già depositato un Progetto di legge. Nutro, al contrario, forti perplessità sulla regionalizzazione delle professioni: frammentare gli albi non tutela i cittadini e rischia di creare corporativismi locali” dichiara il consigliere Rocco.
“Il vero vulnus, – sottolinea Rocco – riguarda però l’istruzione e la distorsione finanziaria a danno della Regione: oggi il Veneto lascia allo Stato quasi 500 milioni di euro all’anno. Il 65% dei nostri bambini nella fascia 0-6 anni frequenta asili e scuole paritarie no-profit. Il privato sociale accreditato paga gli stipendi degli insegnanti, consentendo allo Stato un risparmio enorme. Noi subiamo una doppia beffa: lo Stato trattiene le risorse risparmiate, e le famiglie venete continuano a pagare di tasca propria le rette, colmando i trasferimenti statali lacunosi”.

“L’Autonomia non si fa per blocchi ideologici contrapposti: accantoniamo pretese massimaliste e costruiamo un asse bipartisan per concentrare la contrattazione con lo Stato suobiettivi giuridicamente fondati e socialmente urgenti. Riprendiamoci quei 500 milioni per abbattere le rette delle scuole dell’infanzia: questa è l’autonomia sussidiaria di cui i cittadini veneti hanno realmente bisogno” commenta il consigliere.
“In Aula c’è stato un richiamo alla coerenza di tutte le forze politiche. Tutti i partiti hanno il problema di dirigenti che in Veneto dicono una cosa e in un’altra regione ne dicono un’altra. Quella delle paritarie è una battaglia sociale, di tutti i veneti. Per questo serve un approccio trasversale concreto. Se il Presidente della Regione del Veneto, Alberto Stefani, condivide questa battaglia, mi rendo disponibile a promuovere un incontro con i parlamentari di Azione per sostenere anche a Roma ciò che il Veneto avverte come una necessità” conclude Rocco.
Le parole della consigliera Rossella Cendron (Le Civiche Venete): “Nove anni di promesse per quattro briciole. Ci asteniamo: non è l’Autonomia per cui hanno votato i Veneti”
“Sono favorevole all’Autonomia da sempre e riconosco pienamente il valore costituzionale del decentramento, della sussidiarietà e della vicinanza delle decisioni ai cittadini. Nel 2017 ho votato Sì al referendum, insieme a oltre due milioni e duecentomila veneti, perché credo che avvicinare le decisioni ai cittadini sia un principio fondamentale di buona amministrazione. Ma oggi la domanda non è se siamo favorevoli all’Autonomia: la domanda è quale autonomia stiamo approvando e se è davvero quella promessa ai veneti” dichiara la consigliera Cendron.
“Dopo oltre nove anni dal referendum del 22 ottobre 2017 – sottolinea la consigliera – ci troviamo davanti a quattro materie: protezione civile, Professioni, Previdenza complementare e, per la Sanità, il solo coordinamento della finanza pubblica. E soprattutto ci troviamo davanti a intese che, nero su bianco, prevedono l’attuazione senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica. Tradotto: competenze senza risorse, senza personale aggiuntivo e senza una vera leva finanziaria”.

“Da qui la scelta sul provvedimento: il nostro voto sarà di astensione. Non votiamo contro perché condividiamo il principio dell’Autonomia. Ma non possiamo votare a favore di un testo che non rappresenta l’Autonomia per cui i veneti hanno votato. Ci asteniamo per dire con chiarezza che il Veneto non deve accontentarsi delle briciole. Vogliamo un Veneto davvero autonomo, forte, efficiente e solidale. L’Autonomia non può essere uno slogan da campagna elettorale: deve diventare responsabilità, competenze e soprattutto risorse per dare risposte migliori ai cittadini e alle imprese venete” conclude Cendron.


