Il consigliere insiste sul “coraggio che la destra deve avere per non ribattere con la sinistra” in quanto “si parla di un confine su cui la coscienza non può fare accordi di sorta“
Il consigliere regionale Davide Lovat (Resistere Veneto) invita la destra a votare no in Consiglio regionale sul tema del suicidio assistito, augurandosi che non si venga a creare un ‘biscotto’ consiliare tra destra e sinistra.
“Alla vigilia del voto in Consiglio regionale sul suicidio assistito, la politica veneta è chiamata a una resa dei conti che travalica le dinamiche d’Aula per toccare la coscienza profonda del nostro popolo. Non si tratta di una banale schermaglia regolamentare, né di un passaggio tecnico da liquidare con cinismo burocratico: qui si misura la fedeltà ai valori costitutivi della nostra comunità. Chi pensa di risolvere la questione liquidandola come una pratica da sbrigare in fretta inganna i cittadini veneti e tradisce la loro storia. I veneti che per decenni hanno dato fiducia al centrodestra e alla Lega lo hanno fatto sulla base di una precisa Tavola dei Valori, storicamente radicata nel rispetto della vita e della dignità umana“.

“Quanto ai leghisti li esorto a non dimenticare la lezione fondativa e la testimonianza di Umberto Bossi, che fu fermissimo nel respingere l’eutanasia e tutte le provocazioni radicali di Marco Pannella, e che mantenne una posizione di rigorosa difesa della sacralità della vita durante la drammatica vicenda di Eluana Englaro – prosegue il consigliere – Il senatore Bossi ha offerto una testimonianza tangibile di questa battaglia con la sua stessa esistenza: colpito dalla malattia, ha continuato a combattere, dimostrando con la propria vita che la sofferenza e la fragilità non cancellano il valore della persona, ma chiedono vicinanza, rispetto e cura“.
“Di fronte a noi c’è una sinistra che da sempre pretende di salire in cattedra per impartire lezioni di moralità e progresso. Ci avevano promesso il paradiso in terra con l’ideologia comunista, poi si sono riciclati con la cultura woke e genderista, e puntualmente arriviamo al ‘contrordine compagni’ – continua Lovat – Una serie ininterrotta di ricette contronatura – dal divorzio facile al controllo delle nascite, dall’aborto all’eutanasia, alla fecondazione in tutte le salse, fino all’immigrazione incontrollata e all’omosessualismo – presentate ogni volta come conquiste di civiltà. Una civiltà che è sotto gli occhi di tutti: non si fanno più figli, le famiglie sono dimenticate, le comunità sono destrutturate, le persone anziane squalificate e se malate si ritrovano sole e abbandonate. Questa stessa sinistra, un tempo fieramente anticapitalista, si è trasformata nell’ancella del turbo-capitalismo finanziario e globalista; forza politica di miscredenti la cui unica vera passione è rimasta il potere per il potere“
“Per questi motivi il voto in Consiglio regionale sul suicidio assistito rappresenta un’occasione storica per la destra: dire un ‘no’ fermo, granitico e definitivo a questa sinistra confusa, mestatrice e ideologizzata. Non è più il tempo dei complessi di inferiorità culturali di fronte a chi ha fallito su ogni fronte. Sarebbe uno spettacolo indegno e scandaloso se – commenta il consigliere – come si vocifera nei corridoi di Palazzo Ferro Fini, si arrivasse a un accordicchio sottobanco tra destra e sinistra: un ‘biscotto’ consiliare in cui ciascuno fa finta di aver vinto la propria battaglia di bandiera per salvarsi la faccia. Anzi un ‘pane e acciughe’ indigesto mandato giù a forza per salvaguardare piccoli equilibri di bottega e qualche privilegio: insomma un tradimento imperdonabile“.
“I veneti sono stufi marci di prendere lezioni da questa sinistra globalista e relativista. Qui non stiamo discutendo della ripartizione di un capitolo di spesa o di una variante urbanistica, dove il pragmatismo e la mediazione politica sono legittimi. Qui parliamo di pilastri etici non negoziabili: da una parte c’è chi difende la vita dal concepimento alla morte naturale, dall’altra chi promuove la cultura dello scarto e la resa dello Stato di fronte alla sofferenza. Su questo confine la coscienza non può fare accordi di sorta” conclude Lovat.



