L’analisi del centro studi di Mestre sui dati Istat 2019-2024 mostra che l’emigrazione coinvolge solo l’1,4% dei giovani laureati, ma il saldo tra italiani uscenti e stranieri in entrata resta negativo
Il report diffuso dall’ufficio studi della CGIA di Mestre analizza la mobilità dei giovani laureati (25-34 anni) in Italia nel quinquennio 2019-2024, restituendo una prospettiva articolata sul fenomeno della cosiddetta “fuga di cervelli”. A livello nazionale, il saldo migratorio complessivo dei laureati risulta positivo per circa 9.600 unità, con un’uscita netta di 78 mila italiani compensata dall’ingresso netto di quasi 88 mila giovani stranieri qualificati.
Nel contesto regionale, tuttavia, il Veneto mostra una controtendenza rispetto ai principali territori del nord Italia. Tra il 2019 e il 2024, le uscite nette di laureati veneti verso l’estero (11.316 partenze a fronte di 3.288 rientri, con un saldo di -8.028) non sono state interamente compensate dall’arrivo di laureati stranieri (8.445 ingressi contro 1.088 uscite, con un saldo di +7.357). Il saldo finale registra pertanto un deficit di 671 unità, posizionando la regione accanto a Trentino-Alto Adige e Friuli-Venezia Giulia tra i territori con saldo negativo.
In termini percentuali, l’impatto sul tessuto sociale locale rimane comunque circoscritto: i circa 2.260 laureati che lasciano la regione ogni anno rappresentano l’1,4% del totale dei residenti veneti laureati della stessa fascia d’età e lo 0,4% della popolazione giovanile complessiva. Tra le cause individuate dal report figurano la prevalenza di micro e piccole imprese rispetto a grandi multinazionali o gruppi industriali strutturati, unita al ridimensionamento dei centri direzionali nei settori bancario e assicurativo locale.
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