Un quarto di secolo dagli attacchi che sconvolsero gli Stati Uniti e cambiarono gli equilibri internazionali. A Padova la commemorazione delle vittime, mentre dalle istituzioni venete arriva l’appello a difendere libertà, pace e valori democratici
Sono trascorsi 25 anni dagli attentati dell’11 settembre 2001, una delle date che hanno segnato più profondamente la storia contemporanea. Quella mattina 19 terroristi di al-Qaeda dirottarono quattro aerei di linea negli Stati Uniti: due furono fatti schiantare contro le Torri Gemelle del World Trade Center di New York, che crollarono poco dopo; un terzo colpì il Pentagono, in Virginia; il quarto, il volo United Airlines 93, precipitò nei pressi di Shanksville, in Pennsylvania, dopo la rivolta dei passeggeri.
Il bilancio degli attentati fu di 2.977 vittime, oltre ai 19 attentatori, e migliaia di feriti. Alle persone morte quel giorno si sono aggiunte negli anni altre vittime di patologie legate alle conseguenze degli attacchi e all’esposizione alle sostanze sprigionate dal crollo del World Trade Center.
Anche il Veneto ha ricordato le vittime degli attentati. A Padova, ai Giardini delle Porte Contarine, si è svolta questa mattina la cerimonia di commemorazione alla presenza di rappresentanti delle istituzioni regionali e locali. Da qui, e dalle altre istituzioni del territorio, sono arrivati messaggi dedicati alla memoria delle vittime e al significato che l’11 settembre continua ad avere a venticinque anni di distanza.


Marcato: “Il dovere della memoria e la responsabilità di costruire un futuro diverso”
Alla cerimonia di Padova è intervenuto Roberto Marcato (Lega – Liga Veneta), presidente della Terza Commissione consiliare, su delega del presidente della Giunta regionale Alberto Stefani.
“Essere qui oggi, a venticinque anni dall’attentato dell’11 settembre, suscita in me, come ogni anno, una profonda emozione. È una ricorrenza straordinaria, che ci richiama al dovere della memoria e alla responsabilità di costruire un futuro diverso – ha affermato -. Porto a tutti i presenti il saluto del Presidente della Regione del Veneto, Alberto Stefani e dell’intera amministrazione regionale. La presenza oggi, insieme a me, dei colleghi Alessio Morosin, Eleonora Mosco e Andrea Micalizzi, e dell’assessore regionale Elisa Venturini, testimonia quanto la Regione consideri importante questo momento di memoria e di condivisione. Ringrazio il sindaco di Padova, Sergio Giordani e tutta l’amministrazione comunale per aver organizzato questa importante iniziativa. Il modo in cui viene celebrata questa giornata dimostra quanto sia fondamentale continuare a coltivare la memoria e a riflettere sul significato di quella tragedia”.

“Sono trascorsi venticinque anni dall’11 settembre e, purtroppo, dobbiamo constatare che l’umanità sembra non aver ancora imparato fino in fondo la lezione di quel giorno. Ancora oggi, troppo spesso, la guerra appare come lo strumento attraverso il quale si cerca di dirimere le controversie internazionali. Credo che ci sia ancora molta strada da fare. Ma proprio per questo motivo, momenti come quello di oggi sono importanti: dobbiamo riaffermare con forza i valori della pace, del dialogo, della comprensione reciproca e della convivenza tra i popoli. Sono valori che dobbiamo avere il coraggio di trasmettere e che auspichiamo possano diventare sempre più contagiosi, soprattutto per le nuove generazioni”, conclude Marcato.
Giordani: “Momento di memoria e riflessione, ma anche di speranza e impegno”
“Oggi, la commemorazione delle vittime degli attentati dell’11 settembre assume un significato particolare. Sono passati infatti 25 anni da quel giorno drammatico, che nessuno di noi potrà mai dimenticare”. Ha iniziato così il sindaco del Comune di Padova, Sergio Giordani, il suo discorso alla cerimonia per l’anniverario degli attentati dell’11 settembre.
“L’11 settembre del 2001 – e lo capiamo ancora meglio a distanza di un quarto di secolo – è una di quelle poche date che davvero hanno cambiato la storia del mondo, al pari della caduta del muro di Berlino, il 9 novembre 1989, o andando indietro nel tempo, il 6 agosto 1945 quando la bomba atomica su Hiroshima chiuse sì la seconda guerra mondiale, ma aprì l’era nucleare – ha continuato Giordani –. L’11 settembre è il giorno in cui gli attentati alle Torri Gemelle e ad altri obiettivi simbolo degli Stati Uniti, hanno cambiato la sicurezza globale e la geopolitica, il giorno in cui abbiamo capito che nessuna nazione, per quanto potente, è completamente al sicuro”.

“Questa data ha mostrato al mondo il volto più cupo e crudele del terrorismo, il ricorso a una cieca violenza che ha colpito al cuore le istituzioni democratiche e strappato alla vita migliaia di persone innocenti. Ma proprio in uno dei momenti più drammatici e bui della nostra storia recente, l’umanità ha saputo mostrare il suo lato più nobile e positivo – ha poi dichiarato il primo cittadino -. Di fronte alla distruzione abbiamo assistito ad una straordinaria testimonianza di coraggio, abnegazione e solidarietà verso il prossimo. Vigili del Fuoco, agenti delle forze dell’ordine, e semplici cittadini come quelli del volo United 93, che si sono ribellati ai dirottatori, hanno anteposto la salvezza altrui alla propria incolumità. Un faro di speranza e un esempio perenne di civiltà che non possiamo assolutamente dimenticare”.
“Non è un caso parlare di faro, perché da sempre la luce simboleggia l’affermazione della libertà e dei diritti umani sull’oscurità del terrore e della violenza – ha spiegato Giordani –. Per questa ragione la Statua della Libertà solleva nel cielo una fiaccola accesa, e per la stessa ragione il monumento all’11 settembre che abbiamo alle nostre spalle, proietta la sua luce trasformando il dramma, ricordato dalla trave metallica del Word Trade Center in un simbolo di speranza e di energia. Questo monumento, che si chiama Memoria e Luce, dialoga perfettamente, anche con l’installazione Tributo di Luce, che ogni anno, illumina il cielo di New York, dal tramonto dell’11 settembre all’alba del 12. Fasci luminosi che ricostruiscono, per una notte, il volume delle Torri Gemelle, proiettandole verso il cielo e rendendole visibili fino a 100 km di distanza. Un’installazione che sottolinea lo spirito incrollabile di una città, New York, che pur ferita rifiuta il buio e il terrore”.
“Venticinque anni dopo quell’11 settembre i valori di giustizia, libertà e pace, rimangono il nostro faro, la ragione della nostra presenza qui oggi, anche se dobbiamo tristemente vedere che guerre, violenze, e sopraffazione sono ancora l’alfabeto quotidiano in troppe parti del mondo – ha aggiunto Giordani -. Assistiamo anzi a un preoccupante tentativo di normalizzazione della forza anziché del dialogo, per risolvere ogni divergenza, da quelle commerciali ed economiche, fino a quelle sociali e addirittura territoriali. Noi rifiutiamo questo modo di rapportarci con gli altri sia a livello personale che istituzionale. E riaffermiamo l’impegno nella difesa della libertà della pace e dei valori democratici, che sono gli unici argini contro ogni forma di sopraffazione e barbarie. Valori per i quali i tanti caduti dell’11 settembre, vittime e soccorritori hanno sacrificato la loro vita”.
“Oggi è quindi un momento di memoria e di riflessione, ma anche di speranza e di impegno, perché dobbiamo fare in modo che la luce della libertà e dei diritti, continui a illuminare il nostro futuro”, ha concluso il sindaco.
Morosin: “La memoria deve tradursi in un impegno quotidiano”
Alla commemorazione ai Giardini delle Porte Contarine ha partecipato anche Alessio Morosin, presidente del gruppo Liga Veneta Repubblica a Palazzo Ferro-Fini. “A 25 anni da quella tragedia, l’11 settembre resta un evento che ha cambiato la vita del mondo intero e che ha modificato profondamente la sicurezza e gli equilibri internazionali”.
“La memoria di quella tragedia – ha dichiarato Morosin – ha una straordinaria rilevanza civile. Ricordare le vittime e il sacrificio di quanti persero la vita nel tentativo di salvare quella degli altri è un dovere. Non dobbiamo mai dimenticare che dietro quella data ci sono migliaia di vite spezzate e il dolore di intere famiglie, una ferita che appartiene alla memoria dell’umanità intera. Ogni forma di terrorismo e di violenza contro gli innocenti deve essere condannata senza ambiguità. La memoria deve tradursi in un impegno quotidiano a difesa della libertà, della pace e dei valori democratici”.
Rucco: “Una delle grandi date spartiacque della storia contemporanea”
Al ricordo si è unito anche Francesco Rucco, vicepresidente del Consiglio regionale del Veneto, che ha sottolineato in particolare il legame tra Vicenza e la comunità statunitense presente sul territorio. “L’11 settembre 2001 rappresenta una delle grandi date spartiacque della storia contemporanea. Venticinque anni dopo, il ricordo di quella tragedia resta vivo e ci richiama al dovere della memoria, ma anche alla responsabilità di riaffermare con forza i valori della libertà, della democrazia e della convivenza civile”.
“Quel giorno il terrorismo colpì gli Stati Uniti, provocando migliaia di vittime e sconvolgendo il mondo intero. Ma l’obiettivo non erano soltanto edifici o simboli: ad essere attaccati furono il nostro modello di società, la libertà dei cittadini, le istituzioni democratiche e quei principi che uniscono le democrazie occidentali. Per Vicenza questa ricorrenza assume un significato ancora più particolare. La nostra città vive da decenni un rapporto profondo con la comunità americana, una presenza che è parte della storia e del tessuto sociale del territorio. Famiglie, militari e cittadini statunitensi condividono con noi quotidianamente luoghi, relazioni ed esperienze. A loro e all’intero popolo americano va oggi la nostra vicinanza”, commenta Rucco.
“Ricordare l’11 settembre significa innanzitutto rendere omaggio alle vittime, ai loro familiari, ai Vigili del Fuoco, agli agenti di polizia, ai soccorritori e a tutti coloro che in quelle ore drammatiche seppero anteporre la vita degli altri alla propria sicurezza. Ma la memoria non può essere soltanto commemorazione. Deve essere anche consapevolezza. Il fanatismo e il terrorismo cercano di alimentare paura, divisione e rinuncia ai nostri valori. La risposta delle democrazie deve invece continuare a essere la difesa della libertà, dello Stato di diritto, della dignità della persona e della pace”, sottolinea il vicepresidente del Consiglio regionale del Veneto.
“A venticinque anni di distanza molte cose sono cambiate nel mondo, ma non può cambiare ciò in cui crediamo. L’11 settembre ci ricorda quanto la libertà non sia mai definitivamente acquisita e quanto sia importante difenderla e trasmetterla alle nuove generazioni. È questo il modo più autentico per onorare chi quel giorno perse la vita e per riaffermare l’amicizia che lega Vicenza e il Veneto agli Stati Uniti d’America”, conclude Rucco.



