Il settore sta andando incontro a difficoltà dovute all’aumento dei costi di energia e delle materie prime. Agostini (Cna Padova): “Chi fa prodotto di eccellenza se la cava ma sempre più serrande chiuse anche in piena estate”
A Ferragosto i Padovani amanti del gelato si sono buttati su gusti fruttati come passion fruit, ananas e mango, nonostante rimanga forte la passione per le creme, per il pistacchio e per i gusti innovativi con un pizzico di cioccolato, una grande passione di grandi e piccini. A rallentare nelle vendite sono i gusti classici, complice il gran caldo che, da metà giugno, colpisce ognuno di noi.
Inoltre, l’aumento delle materie prime ha portato, di conseguenza, ad un aumento dei costi del gelato artigianale, i quali sono arrivati a toccare la soglia dei 30 euro al chilo anche in provincia di Padova. Questa problematica sta causando qualche cedimento a livello di presenza sul mercato per le gelaterie padovane: per quelle che riescono a continuare a vendere questo può essere un vantaggio per chi rimane, seppure può condizionare fortemente il futuro di un settore che, nel Padovano, vale circa 40 milioni di euro ogni anno, che contava fino a questo inverno oltre 260 gelaterie e dava lavoro ad oltre 700 persone tra titolari e dipendenti.
Le parole della presidente della categoria alimentaristi di Cna Padova, Laura Agostini: “Aumenti drastici, a rischio la chiusura di molte attività”
“Rispetto ad un paio di anni fa registriamo un aumento drastico di tutte le materie prime. Latte uova zucchero hanno visto aumenti tra il 15 e il 25% mentre quest’estate per la frutta è un vero disastro. Gli aumenti sono vertiginosi (anche +30/40%) e non è sempre detto che si trovi sempre quello che si cerca. Nel frattempo anche le bollette crescono fino, ed oltre, il 20% per chi non ha avuto l’accortezza di entrare in consorzi di acquisto che di fatto danno la possibilità di calmierare un po’ i costi”.
“Chi produce un prodotto di qualità eccellente, ha una clientela consolidata e la forza per affrontare un aumento dei costi che riguarda anche il packaging (le vaschette per il gelato sfuso arrivano a costare dai 75 centesimi l’una fino a molto di più per i prodotti ricercati) riesce a tenersi a galla anche proponendo aumenti della pallina fino al 10-20% – continua Agostini – Ma per tanti altri non c’è altra via che la chiusura dell’attività. Un fenomeno che iniziamo a riscontrare anche noi”.
“Noi siamo artigiani e di fronte a noi ogni giorno ci sono i nostri clienti – continua la presidente degli alimentaristi di Cna Padova – Persone che conosciamo e che sono parte della nostra comunità. I fenomeni come la “shrinkflation”, l’inflazione occulta che vede alcuni produttori industriali ridurre il volume di prodotto nelle confezioni a parità di prezzo, non ci appartiene. Altrettanto non ci appartengono fenomeni come l’overrun, la quantità d’aria incorporata nel gelato durante la mantecazione. Uno stratagemma per aumentare i volumi di prodotto molto usato soprattutto dai produttori industriali. Noi siamo gente che lavora sodo e crede nell’onestà di un lavoro che conta sulla qualità degli ingredienti, del know how e del prodotto. Per questo siamo profondamente convinti che la norma che ha introdotto una stretta fondamentale sull’uso dei termini “artigianato” e “artigianale”, ora riservato esclusivamente alle imprese regolarmente iscritte all’Albo delle imprese artigiane, sia una forma di tutela doverosa per i consumatori e le imprese. Una tutela però che non sempre è sufficiente se manca l’attenzione necessaria ad un tessuto economico di micro e piccole imprese che sono una struttura portante della società per come la conosciamo”.



