Il capogruppo Manildo e i consiglieri Dem chiedono un piano regionale straordinario per la sanità penitenziaria, il caldo estivo e il reinserimento lavorativo
Di fronte alle gravi criticità che affliggono i penitenziari del territorio, il Gruppo del Partito Democratico in Consiglio regionale rivolge un invito aperto al Presidente della Regione Alberto Stefani e alla maggioranza per affrontare in autonomia l’emergenza carceraria. Un richiamo al senso di responsabilità e al pragmatismo veneto promosso dal capogruppo Dem Giovanni Manildo e dal presidente della commissione legalità Gianpaolo Trevisi, che chiedono di superare lo stallo delle politiche centrali per tutelare il lavoro del personale penitenziario, la dignità dei reclusi e la sicurezza dei cittadini.
I dati aggiornati al 2026 dal rapporto antigone e dalla commissione consiliare evidenziano condizioni di forte sofferenza negli istituti veneti, dove il tasso medio di sovraffollamento raggiunge il 140% con picchi locali del 180%. Oltre il 60% dei detenuti trascorre la giornata in celle chiuse e senza adeguata ventilazione con temperature superiori ai 40 gradi, contesto aggravato da carenze igienico-sanitarie, insufficienza di acqua fresca e problemi di parassiti. Un quadro che alimenta il disagio psicologico e le tragedie personali, come dimostra il recente suicidio a Padova di un settantatreenne, tra i casi più dolorosi registrati dall’inizio dell’anno, su cui hanno espresso forte preoccupazione le consigliere Chiara Luisetto, Anna Maria Bigon e Monica Sambo.
Per garantire la piena attuazione dell’articolo 27 della Costituzione e contrastare un tasso di recidiva che attualmente sfiora il 60%, i consiglieri del PD hanno avanzato una serie di proposte operative. Il pacchetto di interventi prevede un piano regionale straordinario per la salute mentale con l’aumento di ore e personale specialistico delle ULSS, la creazione di un servizio di sanità penitenziaria per ogni azienda sanitaria, un piano di emergenza per la mitigazione delle temperature e la disinfestazione negli istituti, oltre a un protocollo di intesa con il mondo produttivo veneto per promuovere tirocini e formazione professionale.
“Garantire la sicurezza vera e duratura dei cittadini significa impedire che chi esce dal carcere torni a delinquere”, ha dichiarato Giovanni Manildo. “Se la pena non consente una reale riabilitazione, l’istituto carcere fallisce e la recidiva aumenta. Chiediamo l’avvio di un dibattito urgente e costruttivo in Consiglio per dimostrare che il Veneto sa fare la differenza quando si tratta di dignità umana e sicurezza”.
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