Boschetto (Confartigianato Veneto): “Sistema produttivo esposto alle tensioni dei mercati internazionali. Rafforzare con ulteriori 10 milioni è un segnale di attenzione verso il sistema produttivo veneto”
Nel giro di un mese il Veneto è passato da precedere il Trentino-Alto Adige al vertice della classifica nazionale del caro energia. L’aumento dei prezzi di elettricità e gas è salito dal +12,2% registrato a maggio al +12,6% di giugno, il dato più elevato d’Italia, sopra al Friuli Venezia Giulia (+12,2%), al Trentino-Alto Adige (+11,7%) e ben superiore alla media nazionale.
Questo è quanto risulta dall’elaborazione dell’Ufficio Studi di Confartigianato sui dati Istat, che mostra gli effetti delle tensioni geopolitiche internazionali sul costo dell’energia. Dopo che il conflitto nel Golfo Persico si è riacceso e a nuove incertezze sulle rotte commerciali nel Mar Rosso, i mercati energetici hanno riscontrato una nuova fase di forte volatilità, con conseguenze dirette sulle bollette di famiglie e imprese.
“Il fatto che il Veneto sia passato nel giro di un mese dal secondo al primo posto della classifica nazionale dei rincari energetici dimostra quanto il nostro sistema produttivo sia esposto alle tensioni dei mercati internazionali – torna a ribadire Roberto Boschetto, Presidente di Confartigianato Imprese Veneto – per una regione manifatturiera come la nostra, ogni decimale in più sul costo dell’energia significa minore competitività, margini che si assottigliano e investimenti che rischiano di essere rinviati.”
L’innalzamento dei prezzi dell’energia giunge infatti in un contesto in cui continuano ad aumentare anche i valori delle materie prime energetiche. Nei primi mesi della crisi di Hormuz il prezzo all’importazione di petrolio greggio e gas naturale è aumentato del 38,4%, mentre la bolletta energetica nazionale è salita del 41% rispetto al trimestre precedente. A luglio il prezzo del gas registra un ulteriore aumento del 12,6% rispetto alla media di giugno, mentre il prezzo dell’energia elettrica all’ingrosso incrementa del 12,2%.
L’aumento dei costi di produzione si riflette infatti sui prezzi finali, alimenta i rialzi dei prezzi e rischia di rallentare gli investimenti: “In questo scenario – rileva Boschetto – assume particolare valore la decisione dell’assessore regionale allo Sviluppo economico Massimo Bitonci di rafforzare con ulteriori 10 milioni di euro il Fondo di garanzia destinato alle piccole e medie imprese. È un segnale concreto di attenzione verso il sistema produttivo veneto, che va nella direzione giusta perché interviene su uno dei principali ostacoli che oggi frenano gli investimenti: l’accesso al credito”.
L’elaborazione dell’Ufficio Studi di Confartigianato mostra che nel primo trimestre del 2026 i prestiti alle piccole imprese venete sono diminuiti del 5,5% rispetto allo stesso periodo del 2025, confermando un calo che prosegue senza interruzioni dal 2022. Se si allarga lo sguardo agli ultimi anni, il dato assume impatti ancora più rilevanti: dal 2019 lo stock medio annuo dei prestiti alle piccole imprese è diminuito del 25,9%, una contrazione pari a 3,6 volte quella registrata dal totale delle imprese (-7,3%). “Oggi più che mai competitività significa poter contare su energia a costi sostenibili e su un sistema del credito capace di accompagnare lo sviluppo delle imprese” conclude il Presidente di Confartigianato Imprese Veneto.


