La Giunta ha definito i precisi criteri per l’assegnazione delle risorse, consentendo al più alto numero possibile di realtà locali di prevenire il rischio idrogeologico e gestire al meglio le acque
Su iniziativa dell’assessora regionale Elisa Venturini, la Giunta ha autorizzato oggi la decisione che definisce le modalità, i termini e i rigorosi criteri di priorità per l’assegnazione dei 5 milioni di euro già stanziati a bilancio per il triennio 2026-2028 (3 milioni per il 2026 e 1 milione per ciascuno degli anni 2027 e 2028).
Questo pacchetto di risorse è pensato per supportare in maniera efficace i Comuni e le Province nella prevenzione del rischio idrogeologico e nella gestione delle acque.
“Con questo provvedimento diamo gambe e concretezza a risorse già messe in sicurezza nel nostro bilancio, fissando regole trasparenti e criteri di buonsenso. La logica che abbiamo voluto imprimere è rigorosa ma vicina ai territori: premiamo chi ha progetti pronti ed esecutivi e diamo la precedenza assoluta alle emergenze che mettono a rischio l’incolumità, le case o le strade di soccorso. Vogliamo che i fondi arrivino rapidamente là dove il territorio soffre di più, lavorando in stretta sinergia con Province e Comuni per garantire un aiuto diffuso ed equo in tutto il Veneto“, sottolinea l’assessora Venturini.
Con l’approvazione di oggi, il procedimento entra nel vivo: le Province e la Città Metropolitana di Venezia avranno 30 giorni di tempo dalla pubblicazione dell’atto sul Bollettino Ufficiale della Regione per raccogliere e presentare alla Giunta le richieste di finanziamento dei Comuni.
Per permettere che le risorse vengano impiegate con la massima funzionalità ed efficienza, il provvedimento introduce criteri di priorità rigorosi e trasparenti, ovvero: precedenza assoluta alle situazioni critiche che coinvolgono direttamente edifici, o che bloccano le vie d’accesso ai soccorsi o hanno reso indispensabili ordinanze di sgombero; attenzione primaria ai progetti con fasi progettuali avviate o che sono il completamento di opere già iniziate, per evitare possibili rallentamenti; introduzione di un tetto massimo di finanziamento per singolo intervento (150 mila euro) e di un meccanismo di rotazione tra le province per permettere che il sostegno raggiunga il più alto numero possibile di realtà locali.



