Sedici missioni in sette anni per il progetto “Aorta El Salvador-Italia”. Operati pazienti con aneurismi, dissezioni e patologie complesse dell’aorta. Mangino: “L’obiettivo è creare una rete di collaborazione clinica e formativa per tutto il continente”
Quarantuno pazienti salvadoregni sono tornati a guardare al futuro grazie alle cure dei cardiochirurghi dell’ospedale dell’Angelo di Mestre. Il più giovane aveva appena quattordici anni quando è stato operato per un aneurisma dell’aorta ascendente.
Tra i pazienti trattati ci sono persone affette da patologie della radice aortica, dissezioni aortiche e quadri complessi dell’aorta toracica, tutti operati nel loro Paese grazie alla collaborazione nata dal Dipartimento cardiovascolare dell’ospedale mestrino dell’Ulss 3 Serenissima.
Il risultato arriva dopo sedici missioni realizzate in sette anni, mentre oggi prende il via la diciassettesima. Un percorso che ha permesso a pazienti provenienti da El Salvador e anche da Paesi vicini, come l’Honduras, di accedere a interventi salvavita per patologie dell’aorta ascendente, della radice aortica e della valvola aortica, oltre a trattamenti altamente complessi per aneurismi e dissezioni.
Il progetto, però, non si limita all’attività chirurgica in sala operatoria. Nel corso degli anni sono state sviluppate anche numerose consulenze a distanza su casi complessi: i medici salvadoregni inviano agli specialisti mestrini immagini Tac e documentazione clinica, ricevendo indicazioni sulla strategia terapeutica più adatta, dalla gestione del paziente alla pianificazione dell’intervento.
Le missioni hanno portato anche nuove tecnologie e strumenti di formazione. Tra questi l’introduzione della stampante 3D per la pianificazione preoperatoria e lo studio delle anatomie più difficili, oltre all’utilizzo di simulatori chirurgici per l’addestramento pratico nelle tecniche di sutura vascolare e cardiovascolare. Centrale anche il percorso di formazione rivolto ai chirurghi locali.
L’iniziativa nasce nel 2019 da un progetto volontario promosso da Domenico Mangino, primario di Cardiochirurgia e direttore del Dipartimento cardiovascolare dell’ospedale dell’Angelo. Il coordinamento è affidato al cardiochirurgo Paolo Magagna, che nel 2025 ha ricevuto dal presidente di El Salvador Nayib Bukele il titolo di Comendador de la Orden Nacional José Matías Delgado per l’impegno nel progetto.

La missione internazionale “Aorta El Salvador-Italia” è cresciuta negli anni anche grazie al sostegno dell’Ulss 3 Serenissima, diventando un modello di cooperazione sanitaria che unisce assistenza, formazione e innovazione. Con la nuova missione in partenza oggi arriveranno in El Salvador anche sei simulatori chirurgici e saranno avviati due workshop di simulazione dedicati a circa quindici specializzandi in chirurgia cardiovascolare e chirurgia generale.
“L’obiettivo di quello che oggi è diventato un percorso strutturato di cooperazione internazionale è di formare giovani medici e trasmettere competenze tecniche utili alla crescita della chirurgia locale: assistenza, chirurgia ad alta complessità, formazione, innovazione tecnologica e scambio professionale – dice Mangino -. E il sogno è quello di estendere progressivamente questo modello a tutta l’America latina, creando una rete di collaborazione clinica, chirurgica e formativa capace di offrire nuove opportunità ai pazienti e ai giovani medici del continente. Già l’arrivo in El Salvador di pazienti di altri paesi del Centro America è segno di un bisogno specialistico che riguarda non solo El Salvador, ma l’intera area centroamericana”.
Il progetto sta inoltre favorendo uno scambio diretto di competenze anche attraverso l’accoglienza di professionisti stranieri in Italia. Dal Guatemala arriva infatti la dottoressa Velveth Beborly Jeannice Duque García, ospitata dal Dipartimento cardiovascolare dell’ospedale dell’Angelo per un periodo di formazione specialistica.

“La sua presenza – aggiunge il primario – rappresenta un segnale concreto dell’evoluzione del progetto: non solo missioni dall’Italia all’estero, ma anche professionisti centroamericani accolti in Italia per percorsi di formazione e crescita specialistica”.
A sottolineare il valore strategico dell’iniziativa è anche il direttore generale dell’Ulss 3 Serenissima, Massimo Zuin. “Questo progetto è un primo grande passo verso la costruzione di una rete latinoamericana dedicata alla diagnosi e al trattamento delle patologie aortiche. E guarda oltre la singola missione chirurgica, puntando a consolidare una vera rete di cooperazione sanitaria”.
Proprio per il contributo offerto al sistema sanitario salvadoregno, Zuin e Mangino hanno recentemente ricevuto un riconoscimento dall’ambasciatore di El Salvador in Italia Arnoldo Bernal Chévez. Alla cerimonia erano presenti anche l’assessore regionale alla Sanità Gino Gerosa e la Console Sussy Ramos.
La sfida ora è ampliare il modello nato a Mestre e trasformarlo in una rete capace di coinvolgere progressivamente altri Paesi dell’America Latina, portando competenze specialistiche e nuove possibilità di cura dove l’accesso alla cardiochirurgia ad alta complessità è ancora limitato.



