Presentato oggi a Venezia il rapporto “L’economia del Veneto” della Banca d’Italia che fotografa una situazione di stazionarietà
L’economia del Veneto nel 2025 è rimasta sostanzialmente ferma. Secondo l’indicatore trimestrale dell’economia regionale (ITER) della Banca d’Italia, il prodotto regionale ha segnato un +0,1 per cento, in linea con la stagnazione dell’anno precedente e sotto la media nazionale (+0,5). L’indicatore Ven‑ICE mostra un lieve recupero tra fine 2025 e inizio 2026, prima dell’esplosione del conflitto tra Stati Uniti, Israele e Iran, che continuerà a pesare sulle prospettive del biennio 2026‑27.
Industria ancora debole, export in calo
Il settore manifatturiero resta il punto critico: la produzione è scesa dello 0,2 per cento e il fatturato, secondo l’indagine Invind, si è ridotto in termini reali di quasi il 2 per cento. Gli investimenti crescono ma a ritmi modesti.
L’export registra una lieve flessione (-0,2 per cento, contro +3 per cento in Italia) e non beneficia dell’anticipo delle vendite verso gli Stati Uniti osservato in altre regioni. A prezzi costanti, le esportazioni venete calano dell’1 per cento, confermando una dinamica più debole rispetto alla domanda estera rivolta alla regione.
Costruzioni in crescita, servizi stabili, turismo in aumento
In controtendenza il comparto delle costruzioni, sostenuto sia dagli interventi legati al PNRR sia dalla ripresa del mercato immobiliare residenziale e non residenziale.
Nei servizi privati non finanziari il fatturato resta stabile. Crescono invece i flussi nei porti, i passeggeri negli aeroporti e le presenze turistiche, soprattutto nelle aree montane.
Per il 2026 le imprese prevedono un fatturato stabile e una riduzione degli investimenti.

Imprese più solide ma meno utili
Quasi nove aziende su dieci hanno chiuso il bilancio almeno in pareggio, ma per il secondo anno consecutivo diminuisce la quota di quelle in utile. La liquidità resta elevata.
Negli ultimi dieci anni la struttura finanziaria delle imprese venete è diventata più resistente agli shock: la leva finanziaria è diminuita in tutti i settori e per tutte le dimensioni aziendali, grazie a una maggiore patrimonializzazione e all’uscita dal mercato delle imprese più indebitate.
Lavoro: occupazione in calo, disoccupazione in lieve aumento
Nel 2025 gli occupati in Veneto sono diminuiti dell’1,3 per cento, in controtendenza rispetto al dato nazionale (+0,8). Il calo riguarda soprattutto donne e lavoratori part‑time. Crescono i contratti a tempo indeterminato, diminuiscono quelli a termine.
Nel settore privato non agricolo il saldo tra posizioni attivate e cessate resta positivo (+13.600), ma quasi dimezzato rispetto al 2024. Il tasso di disoccupazione aumenta leggermente.
Le retribuzioni reali nel settore privato, tra il 2008 e il 2023, risultano in calo del 4,6 per cento: meno del dato nazionale, ma più delle altre regioni del Nord. Politiche salariali più favorevoli solo nell’industria; peggioramento nei servizi ad alta intensità tecnologica, in controtendenza rispetto al resto del Paese.
Nel 2025 il reddito reale delle famiglie venete sarebbe rimasto quasi fermo (+0,1 per cento), con consumi in lieve aumento (+0,4) e un’inflazione dell’1,7 per cento.
Credito: prestiti stabili, qualità elevata
Il credito bancario al settore privato non finanziario si stabilizza nel 2025 (-0,2 per cento), dopo due anni di flessione, ma resta più debole della media nazionale (+2,2). A marzo 2026 i prestiti mostrano un lieve aumento (+0,6).
I finanziamenti alle imprese continuano a calare (-2,9 per cento su base annua), frenati dall’incertezza economica e dalla maggiore autonomia finanziaria delle aziende.
Crescono invece i prestiti alle famiglie (+3,7 per cento), trainati dai mutui e dal credito al consumo. I nuovi mutui per l’acquisto di abitazioni aumentano in modo significativo grazie a condizioni di costo più favorevoli.
La qualità del credito resta alta: il tasso di deterioramento è stabile allo 0,9 per cento, sotto la media nazionale. L’indicatore scende per le famiglie (0,5) e sale leggermente per le imprese (1,7).
Finanza pubblica locale: investimenti spinti dai fondi europei
Nel 2025 prosegue il contributo delle amministrazioni locali alla crescita degli investimenti, sempre più sostenuti dai fondi europei. Fino al 2022 la spesa era finanziata soprattutto con risorse locali; dal 2023 in avanti, con l’attuazione del PNRR, aumenta in modo significativo il ruolo delle politiche comunitarie.



