Confartigianato Padova: “Le imprese stanno reggendo, ma l’incertezza internazionale pesa sempre di più sul sistema produttivo”
A quasi tre mesi dall’esplosione della crisi nel Golfo, le tensioni internazionali continuano a farsi sentire sull’economia italiana e sul tessuto produttivo padovano. A preoccupare non sono soltanto l’aumento dei costi energetici e il rallentamento della crescita, ma anche le possibili ripercussioni sull’occupazione qualora l’attuale fase di instabilità dovesse protrarsi.
Secondo le elaborazioni di Confartigianato, nei novanta giorni successivi all’inizio della crisi il prezzo del gas è aumentato in media del 38,3%, quello dell’energia elettrica all’ingrosso del 12,4%, mentre il costo industriale del gasolio è cresciuto del 60,8%. Parallelamente, la Commissione europea ha rivisto al ribasso le previsioni di crescita dell’Italia per il 2026, portandole dallo 0,8% allo 0,5%.
Uno scenario che interessa da vicino anche la provincia di Padova, dove operano oltre 23.800 imprese artigiane che occupano circa 60 mila addetti. Un sistema che negli ultimi anni ha affrontato pandemia, crisi energetica, inflazione e aumento dei tassi di interesse continuando a investire e mantenere i livelli occupazionali.
“Le imprese stanno dimostrando ancora una volta una straordinaria capacità di tenuta – commenta il presidente di Confartigianato Imprese Padova, Gianluca Dall’Aglio – ma non possiamo ignorare ciò che sta accadendo. Il prezzo dell’energia resta elevato, il quadro internazionale rimane estremamente instabile e tutto questo pesa sulla fiducia delle imprese e sulla loro capacità di programmare il futuro”.
Secondo Dall’Aglio, il rischio è che le difficoltà economiche possano progressivamente riflettersi anche sul mercato del lavoro. “Le nostre imprese hanno sempre fatto di tutto per salvaguardare il lavoro. Ma quando aumentano i costi, si riduce il credito e rallentano gli investimenti, la preoccupazione è che prima o poi gli effetti possano arrivare anche sull’occupazione”.
A pesare è anche il progressivo irrigidimento dell’accesso al credito. In Veneto, a dicembre 2025, i prestiti alle micro e piccole imprese risultavano in calo del 4,9% rispetto all’anno precedente, un dato peggiore della media nazionale, ferma al -4%.
Nonostante la riduzione dei tassi d’interesse avviata negli ultimi mesi, il costo del credito per le imprese venete resta inoltre superiore di 210 punti base rispetto ai livelli del giugno 2022, prima della stretta monetaria della Banca centrale europea.
Particolarmente esposto alle tensioni internazionali è il comparto del Made in Italy padovano. Nei principali settori manifatturieri della provincia operano oltre 9.100 imprese, di cui più della metà artigiane. Tra queste spiccano la metallurgia, il sistema moda e il comparto legno-arredo, filiere che complessivamente danno lavoro a quasi 109 mila persone.
“A preoccupare è il fatto che queste tensioni colpiscano proprio il cuore del nostro sistema produttivo – prosegue Dall’Aglio –. A Padova oltre la metà delle imprese che operano nei settori simbolo del Made in Italy è artigiana. Parliamo di imprese che producono qualità, occupazione, innovazione e coesione sociale nei territori”.
Per Confartigianato è quindi necessario accompagnare le imprese con politiche capaci di sostenere investimenti, competitività e sicurezza energetica. “Il rigore dei conti pubblici è importante – conclude Dall’Aglio – ma oggi servono anche visione e pragmatismo. Se vogliamo rafforzare il Made in Italy, sostenere l’occupazione e difendere la competitività del nostro sistema produttivo, dobbiamo creare le condizioni affinché le imprese possano continuare a investire e guardare al futuro con fiducia”.



