La Guardia di Finanza ha scoperto una banca clandestina a Padova, la gestione è connessa a una associazione a delinquere di matrice cinese
A Padova la guardia di finanza ha scoperto e messo fine all’attività di una banca clandestina. Secondo le indagini, era gestita da un’associazione a delinquere di matrice cinese che si dedicava al riciclaggio e all’usura.
21 gli indagati, a cui sono stati sequestrati contanti, criptovalute, immobili e auto di lusso per un valore che si ammonta a 40 milioni di euro. Sono inoltre in corso indagini sul territorio di Padova, Venezia, Milano, Treviso, Brescia e Prato indagini e perquisizioni a uffici e abitazioni.
L’indagine è scatiurita da approfondimenti dopo lo sviluppo di numerose anomalie finanziarie nel territorio, tra cui fatture fraudolente riconducibili al riciclaggio. Seguendo il denaro contante, trovato nascosto in buste della spesa, scatole delle scarpe, valigie e borse di ogni genere, si è risalito a un anomalo flusso di entrate e uscite da uno stabilimento in zona industriale a Padova.
Nello stabilimento, si è accertata l’esistenza di una vera e propria banca videosorvegliata e dotata di casseforti. Gestita da tre soci, tutti e tre con provvedimenti di custodia cautelare, la banca era un metodo di conversione per trasformare il denaro proveniente da attività illecite in criptovalute.
La banca, attiva dal 2025, è riconducibile al fenomeno dell'”underground banking”, sistemi paralleli a quelli ufficiali operanti su scala internazionale, ovviamente non tracciabile. Collegati alla banca, centri collocati a Padova, Saonara e al centro ingrosso Cina di Padova.
Il gruppo aveva messo in piedi un sistema basato su società “cartiere” che emettevano fatture per lavori mai fatti, per decine di milioni di euro, a favore di imprenditori compiacenti in tutta Italia. Per far funzionare il meccanismo, utilizzavano documenti che facevano usare da altre persone somiglianti, pagate per presentarsi da professionisti e banche. In questo modo riuscivano ad aprire società senza sospetti. Alcuni imprenditori italiani si appoggiavano al sistema per ottenere contanti in cambio di fatture false.
I soldi venivano poi ripuliti con passaggi continui tra conti correnti, carte prepagate e pagamenti elettronici, così da rendere difficile seguirne la traccia. In pochi mesi, milioni di euro sono finiti all’estero, soprattutto in Cina, passando anche per diversi Paesi europei. Proprio questa rete internazionale ha richiesto la collaborazione con autorità straniere per ricostruire i movimenti e identificare tutti i coinvolti. L’operazione rappresenta un colpo importante contro un sistema organizzato che sfruttava falle e complicità per infilarsi nell’economia legale e muovere grandi quantità di denaro sporco.



