Cisl e Anof fanno il punto sull’emergenza abitativa nella provincia di Treviso, evidenziando una “mancanza di programmazione”
Dopo la vicenda nel Trevigiano di lavoratori pakistani che si trovano a dormire in adiacci di fortuna, il segretario generale della Cisl Belluno Treviso Francesco Orrù spiega come “serve una vera politica di accoglienza e integrazione dei migranti, offrendo sia percorsi di formazione e strumenti adatti a favorire il loro inserimento nel mondo del lavoro e nella società, che alloggi accessibili e risposte ai bisogni primari, come quello di avere un tetto dignitoso sopra la testa”.
Una recente ricerca dell’Ufficio studi della Cisl evidenzia come dagli anni Settanta ad oggi le case non occupate in provincia di Treviso siano passate da 12.784 a 68.804. In un territorio come quello trevigiano, Cisl evidenzia come “affrontare in modo strutturale la gestione dei flussi migratori non è solo una scelta umanitaria, ma una necessità economica e sociale”.
Sul tema della casa e dell’abitare, Orrù sostiene: “Un elemento essenziale per la qualità della vita delle persone e per lo sviluppo economico e sociale dei territori: l’emergenza abitativa oggi è una realtà concreta e colpisce non solo i migranti, ma anche i giovani, con canoni di affitto inaccessibili, un’offerta di alloggi pubblici insufficiente, la precarietà lavorativa che rende difficile ottenere un’abitazione, un patrimonio immobiliare sottoutilizzato e tante abitazioni sfitte“.
Alcuni dei migranti sgomberati lavorano in fabbriche, ma “la permanenza nei Centri di accoglienza non è più possibile“, sottolinea Antonio Bianchin responsabile di Anolf. “Se si superano i 6.000 euro di reddito annuale: un controsenso, perché con uno stipendio del genere non ci si mantiene e soprattutto non si riesce a pagare un affitto di un alloggio, peraltro introvabile perché i canoni sono inaccessibili e i proprietari diffidenti. Il risultato è che questi ragazzi, pur lavorando, finiscono a dormire per strada, come gli irregolari”.
Conclude Orrù lanciando un appello: “Queste persone non sono solo forza lavoro, non spariscono una volta lasciato il posto di lavoro. Hanno diritto, come chiunque altro, a un alloggio dignitoso e a condizioni di vita adeguate. L’emergenza dei senza fissa dimora può essere affrontata solo mettendo insieme le forze”.



