La vicepresidente della Commissione Sanità: “Misura legittima ma disperata. Il problema è la fuga dei giovani dal sistema”
Si accende il confronto politico in Veneto sulla permanenza in servizio dei medici oltre i 70 anni. Dopo l’intervento del presidente del Consiglio regionale, Luca Zaia, arriva la replica della vicepresidente della Commissione Sanità, Chiara Luisetto, del Partito Democratico.
“Zaia invoca una modifica di legge per assicurare la permanenza in servizio dei medici fino ai 72 anni – dichiara Luisetto –. Cosa legittima ma che, allo stato attuale, va considerata come una misura disperata per tamponare le profonde carenze del sistema. Probabilmente l’ex presidente della Regione insiste con questa battaglia anche per sollevare una cortina fumogena su quanto non è riuscito a fare in 15 anni”.
Luisetto riconosce il valore dell’esperienza dei medici più anziani, ma invita a guardare soprattutto alle nuove generazioni. “Condivido la necessità di non disperdere le professionalità dei veterani che possono ancora dare un contributo operativo importante. Ma allora questo principio deve valere ancor di più a monte, se pensiamo alle generazioni più giovani – puntualizza Luisetto – . Non ho visto nel recente passato un fervore e un impegno analogo da parte della Regione Veneto per assicurare loro condizioni salariali, legate alla formazione e ai sostegni, in grado di arginare la fuga verso il privato o all’estero”.
Al centro della critica c’è il tema della carenza di personale e della cosiddetta “fuga dei camici bianchi”. “I medici di casa nostra sono numericamente nella media europea, ma continuiamo a perderli per esasperazione e/o mancanza di opportunità di carriera degli stessi – evidenzia Luisetto – . Zaia continui pure la sua battaglia e si chiarisca con lo stesso governo di cui il suo partito fa parte. Ma per salvare il Sistema Sanitario Regionale lo sguardo va rivolto indiscutibilmente al futuro”.
Il dibattito resta quindi aperto: da un lato la necessità di trattenere in servizio i professionisti più esperti, dall’altro l’urgenza di rendere il sistema sanitario più attrattivo per le nuove generazioni.



