I dati raccolti da Confartigianato Veneto prevedono una “Pasqua dolce a metà” a causa della crisi di personale del settore dolciario
A pochi giorni dalla Pasqua, il settore dolciario veneto si trova davanti a un paradosso: aumentano le richieste di prodotti artigianali, ma mancano lavoratori qualificati per sostenerle. A riportarlo i dati raccolti da Confartigianato Imprese Veneto, che descrivono un equilibrio fragile che coinvolge un comparto simbolo della tradizione regionale, tra colombe, uova di cioccolato e prodotti da forno.
In Veneto operano 3.458 imprese del settore dolciario, di cui oltre 2.700 artigiane, a conferma del peso centrale dell’artigianato nella produzione tipica. Tuttavia, le aziende devono fare i conti con un aumento dei costi delle materie prime: a febbraio 2026 il cacao in polvere registra un +17% su base annua, il caffè +12,9% e il cioccolato +6,8%. Rincari che si riflettono sui prezzi al consumo, con un +3,1% per i prodotti di pasticceria e gelateria.
Il nodo più critico resta però quello del lavoro. Secondo Unioncamere-Anpal, nel 2025 in Veneto erano previste 500 assunzioni tra pasticcieri, gelatieri e cioccolatieri, ma il 79% è risultato difficile da coprire. Una difficoltà legata soprattutto alla mancanza di competenze adeguate, più che all’assenza di candidati. Situazione complessa anche per i panificatori, con il 58% delle posizioni difficili da reperire.
Boschetto: “Senza un adeguato ricambio generazionale e competenze le imprese rischiano”
“Le nostre imprese – sottolinea Roberto Boschetto, presidente di Confartigianato Imprese Veneto – continuano a garantire qualità e tradizione, ma rischiamo di non riuscire a sostenere la domanda, proprio nei momenti di picco come la Pasqua”.
“Sul fronte dei costi pesa in modo particolare anche la componente energetica. Il prezzo del gas è salito a 46,4 euro al MWh, con una revisione al rialzo del 56,6% rispetto alle previsioni di dicembre, le nostre imprese – chiarisce Boschetto – stanno affrontando una nuova fase di pressione sui costi che rischia di comprimere ulteriormente i margini”.
A incidere è anche la formazione. I dati sulle iscrizioni scolastiche mostrano una scarsa attrattività dei percorsi professionali: solo lo 0,66% degli studenti veneti sceglie l’istruzione e formazione professionale, un bacino insufficiente rispetto alle esigenze del settore.
“La riforma va nella direzione giusta – sottolinea il presidente della Federazione Alimentaristi di Confartigianato Veneto, Cristiano Gaggion – ma perché sia davvero efficace serve un investimento strutturale: dobbiamo migliorare le infrastrutture dei percorsi formativi, rendere i laboratori più moderni e vicini alle reali condizioni produttive, investire nella formazione inserendo gli artigiani all’interno dei percorsi formativi così che possano trasferire competenze aggiornate e aderenti ai fabbisogni delle imprese: significa portare le imprese dentro la scuola, con testimonianze, docenze e attività pratiche, accorciando la distanza tra formazione e lavoro per rendere questi percorsi più attrattivi per i giovani”.
In un contesto segnato da costi in aumento e carenza di manodopera, la sfida per il comparto resta quella di mantenere qualità e competitività, senza perdere il legame con la tradizione che rende unici i prodotti artigianali veneti.



