Per Cgia gas ed elettricità in forte rialzo dopo il conflitto in Medio Oriente. Le imprese rischiano il colpo più duro, con +1,1 miliardi solo in Veneto
L’aumento dei prezzi energetici torna a farsi sentire. Dopo un mese dall’inizio del conflitto in Medio Oriente, i mercati hanno registrato una nuova impennata, con il prezzo del gas che è salito a +81%, mentre quello dell’energia elettrica è aumentato del 38%. Un balzo che si rifletterà presto sulle bollette di famiglie e imprese.
Secondo le stime dell’Ufficio studi della Cgia, ipotizzando consumi stabili rispetto al 2024, nel 2026 il Veneto potrebbe trovarsi a pagare quasi 1,7 miliardi di euro in più rispetto all’anno precedente. La fetta più pesante ricadrà sul sistema produttivo regionale: 1,1 miliardi di costi extra solo per le imprese. Le famiglie venete, invece, dovranno sostenere un aumento complessivo di 557 milioni.
Un impatto che rischia di colpire al cuore l’economia locale. Il Veneto, insieme a Lombardia ed Emilia Romagna, è tra le regioni più esposte agli shock energetici proprio per la forte densità di aziende e per l’elevata domanda di energia del suo tessuto produttivo. Nella graduatoria dei rincari regionali, il Veneto si colloca infatti ai piani alti: al secondo posto, con un impatto simile all’Emilia Romagna (circa 1,7 miliardi), e subito dietro la Lombardia, che guida la classifica con 3,4 miliardi.
Tuttavia, molto dipenderà dall’evoluzione della tensione in Medio Oriente. Un peggioramento del quadro potrebbe spingere l’Unione Europea e il Governo a intervenire nuovamente con misure straordinarie: riduzioni fiscali, tetto al prezzo del gas, contributi sugli extraprofitti e, soprattutto, il disaccoppiamento tra gas e elettricità, misura più volte discussa ma mai davvero attuata.
Per il Veneto, questa ondata di rincari è una questione strategica per la tenuta del sistema regionale, oltre che un problema di bollette.



