Barbisan (Lega) e Pressi (Stefani Presidente) sul referendum: “Al centro del dibattito pubblico il rapporto tra territori”
Il risultato del referendum sulla riforma della giustizia riapre il dibattito sulla tenuta del sistema politico italiano. A sostenerlo sono Riccardo Barbisan e Matteo Pressi, rispettivamente di Lega e lista Stefani Presidente in Consiglio Regionale del Veneto, che in una nota parlano di un Paese “bloccato” e incapace di trovare convergenze sulle riforme costituzionali.
Per Barbisan e Pressi, il voto referendario ha riportato alla luce un limite strutturale: “Il Parlamento, appare sempre più come un’arena in cui si fronteggiano squadre avversarie, rendendo di fatto impossibile qualsiasi convergenza“.
I due esponenti sottolineano come ogni tentativo di modifica costituzionale si trasformi in uno scontro frontale tra maggioranza e opposizione, con queste ultime pronte, sostengono, “a qualunque mezzo, comprese le menzogne, per vanificare il tutto tramite un referendum“. Un meccanismo che, secondo Barbisan e Pressi, rallenta il paese.
Oltre ai limiti costituzionali, il voto del referendum mette in evidenza una frattura profonda tra territori, evidenziano. “Non si tratta di un fenomeno episodico, né limitato a questa specifica consultazione. È piuttosto l’espressione di una frattura profonda che attraversa il Paese e che riguarda il modo stesso in cui i cittadini percepiscono le istituzioni, la giustizia e il ruolo dello Stato. E per affrontare nuove riflessioni è necessario analizzare l’esito del vito referendario a Nord Est e comunque nel Nord.”
Per gli esponenti della Lega, ignorare queste linee di frattura significherebbe continuare a produrre politiche lontane dalle esigenze reali dei territori: “È necessario riconoscere queste differenze e trasformarle in un punto di partenza per un confronto serio, pragmatico e rispettoso delle specificità locali”, concludono.


