Cgil e Cisl: “Sentenza su morte Battistetti non rende giustizia e non rafforza la prevenzione”
Tre condanne e tre assoluzioni nel processo per la morte di Mattia Battistetti, avvenuta il 29 aprile 2021 a seguito di un incidente sul lavoro in un cantiere edile a Montebelluna.
“Una sentenza che non rende giustizia né a Mattia né ai tanti, troppi lavoratori vittime di infortuni mortali sul lavoro”. Lo dichiarano Sara Pasqualin e Francesco Orrù, segretari generali di Cgil Treviso e Cisl Belluno Treviso, costituitesi parte civile nel procedimento e presenti oggi in tribunale a Treviso al momento della lettura del verdetto.
Le due organizzazioni definiscono la sentenza “lieve”, sottolineando come “avrebbe potuto rappresentare un segnale forte per rafforzare la cultura della sicurezza e ribadire con chiarezza il valore della vita nei luoghi di lavoro”.
“Attendiamo il dispositivo delle motivazioni della sentenza per comprendere fino in fondo le decisioni del giudice – proseguono Pasqualin e Orrù – ciò che amaramente risulta evidente a tutti è che non è stato riconosciuto il dramma vissuto dalla famiglia di Mattia né la gravità di quanto accaduto. Alla famiglia rinnoviamo la nostra vicinanza: continueremo a essere al loro fianco nei prossimi passi che vorranno intraprendere per ottenere giustizia”.
Il giudice, pur riconoscendo la legittimità della costituzione di parte civile delle organizzazioni sindacali e la responsabilità penale di alcuni imputati, ha rinviato al giudice civile la quantificazione dei danni subiti. Disposto inoltre il rimborso delle spese legali alle parti civili.
Cgil e Cisl ribadiscono infine la necessità di un impegno concreto sulla sicurezza sul lavoro: “Ogni morte sul lavoro rappresenta una sconfitta per l’intero sistema. Servono più controlli, più prevenzione, più formazione e una responsabilità diffusa da parte di tutti i soggetti coinvolti. La sicurezza deve diventare una priorità assoluta, da cui non è possibile derogare”.
Cunegato (AVS): “Sentenza Battistettinon è la giustizia che cercavamo”
“Siamo profondamente delusi da questa sentenza. Mattia aveva 23 anni, lavorava in subappalto e quel 29 aprile non è tornato a casa – commenta il capogruppo di Alleanza Verdi e Sinistra, Carlo Cunegato -. Oggi il tribunale ha condannato dei lavoratori e ha assolto i padroni. Non è la giustizia che cercavamo, non è la giustizia che merita Mattia e non credo sia la giustizia che merita sua madre Monica, che in questi anni ha trasformato un dolore devastante in una battaglia collettiva. A lei e alla sua famiglia va la nostra vicinanza e la nostra gratitudine per il coraggio con cui hanno portato avanti questa causa”.
“In Italia – aggiunge Cunegato – ogni anno più di mille persone muoiono sul lavoro. Settecento di loro lavoravano in appalto, come Mattia Battistetti. Finché non esiste il reato di omicidio sul lavoro, finché la responsabilità non risale fino a chi decide i tempi, i costi e le condizioni in cui si lavora, non cambierà nulla. Nessuno dovrebbe uscire di casa per andare a lavorare e non farvi più ritorno. Noi continueremo a batterci perché l’omicidio sul lavoro diventi un reato, e in Regione per il rafforzamento degli Spisal. L’anno scorso i morti di lavoro in Veneto sono aumentati da 72 a 104, ma nelle Ulss continuano a mancare medici del lavoro e tecnici della prevenzione”, conclude Cunegato.



