Il consigliere regionale di Resistere Veneto critica la decisione che riguarda Adria, Portogruaro, Valdagno e Castelfranco Veneto: “Messaggio devastante per le famiglie e per i territori”
Il consigliere regionale di Resistere Veneto Riccardo Szumski interviene contro l’annunciata chiusura dei punti nascita di Adria, Portogruaro, Valdagno e Castelfranco Veneto, prevista in seguito al mancato raggiungimento della soglia ministeriale dei 500 parti annui.
“Le annunciate, e ormai decise, chiusure dei punti nascita di Adria, Portogruaro, Valdagno e Castelfranco Veneto, giustificate dal mancato rispetto della soglia ministeriale dei 500 nati all’anno, richiedono un’analisi politica e sociale molto più profonda di un semplice calcolo matematico o burocratico. Non possiamo accettare che la tutela della vita e della salute nei nostri territori venga ridotta a un freddo algoritmo contabile“, afferma il consigliere.
Secondo Szumski, in una fase caratterizzata dal calo delle nascite, la soppressione dei punti nascita periferici rischia di trasmettere un segnale negativo alle giovani famiglie. “In un contesto di persistente e drammatica denatalità, originata da motivi multifattoriali, sia di natura economica che legati a un modello edonistico e sociale generalizzato, la chiusura dei presidi di natalità decentrati lancia un messaggio devastante alle famiglie – prosegue il consigliere -. Smantellare questi reparti non fa altro che rafforzare nelle giovani coppie l’idea che fare figli sia un percorso a ostacoli, pericoloso se non addirittura inutile, privando intere comunità dei servizi più essenziali proprio nel momento in cui lo Stato e la Regione dovrebbero incoraggiare la vita. Sul piano squisitamente sanitario, assistiamo all’ennesimo tassello dello smantellamento programmato dell’organizzazione ospedaliera diffusa. Queste chiusure non sono fatalità, ma passaggi propedeutici al progressivo depotenziamento delle strutture periferiche. Una strategia spesso camuffata da ‘riorganizzazioni’ o ‘razionalizzazioni’, che dietro la facciata altisonante della ‘specializzazione’ nasconde una sostanziale e progressiva marginalizzazione sanitaria dei territori minori”.
Il consigliere richiama quindi i dati relativi ai parti registrati nel 2025: 227 ad Adria, 343 a Portogruaro, 297 a Castelfranco Veneto e 242 a Valdagno, sostenendo che la riduzione dell’attività non debba tradursi nella soppressione dei servizi.
“I dati, tra l’altro parlano chiaro, ma la risposta non può essere la resa – aggiunge il consigliere -. Togliere un punto nascita significa costringere una madre della zona di Adria a percorrere 45 chilometri per raggiungere Rovigo, o isolare i 60 mila abitanti della vallata di Valdagno in aree prevalentemente montane, o ancora impoverire progressivamente di risorse un centro d’eccellenza come Castelfranco, spingendo persino i cittadini del portogruarese a cercare cure nei vicini ospedali friulani. Riteniamo che questa logica della pura spending review a scapito delle comunità, centralizzata sull’altare di strutture come Azienda Zero, vada radicalmente invertita. È tempo di invertire la rotta: la Giunta regionale deve smetterla di fare l’esecutrice di tagli e iniziare a pretendere dallo Stato centrale le risorse necessarie per mantenere presidi validi, sicuri e presidiati da personale qualificato, soprattutto in territori già fortemente penalizzati”.
Infine Szumski collega il tema alla questione dell’autonomia differenziata, criticando l’azione della Regione. “L’autonomia differenziata, tanto sbandierata e agognata dalla politica di governo regionale, non può continuare a ridursi a uno slogan elettorale vuoto. Se la sostanza di fronte ai decreti romani resta l’applicazione passiva di tagli e centralizzazioni, allora non siamo di fronte alla vera autonomia dei popoli e dei territori, ma a una iniqua e inaccettabile ‘penalizzazione differenziata’”.



