I consiglieri dem contestano la lettura positiva della parifica della Corte dei Conti: nel mirino Pedemontana, sanità e consumo di suolo
La parifica del rendiconto generale della Regione Veneto da parte della Corte dei Conti apre il confronto politico. Dopo le dichiarazioni del presidente Alberto Stefani e dell’assessore al Bilancio Filippo Giacinti, che hanno sottolineato la solidità dei conti regionali, arriva la critica del Partito Democratico.
“Le parole trionfalistiche del presidente Alberto Stefani sono fuori luogo. Perché, anche se i conti sono in ordine, c’è tutta una serie di criticità che è impossibile non vedere e che vengono rilevate, nero su bianco, dalla Corte dei Conti: dal buco della Pedemontana alle carenze della sanità fino al disastro del consumo di suolo. Parlare di servizi di qualità, di tasse ferme e di modello Veneto significa continuare a commettere l’errore fatto nel passato: quello del ‘va tutto bene’ che assolve la Regione dal dovere di mettere in campo nuove politiche per risolvere i problemi reali”, dichiarano i consiglieri regionali del Pd commentando il giudizio di parificazione.
Secondo i dem, dietro ai dati positivi sulla gestione finanziaria resterebbero problemi strutturali che richiedono interventi da parte della Regione. A intervenire sulla questione del debito e delle grandi opere è il vicepresidente della Commissione Bilancio, Paolo Galeano.
“I buchi economici lasciati dalle Olimpiadi Milano-Cortina e dalla Pedemontana – osserva Galeano – non sono un dettaglio irrilevante. Ciò che è stato evidenziato è che queste perdite sottraggono spazio alle politiche regionali nel loro complesso e ai servizi per i cittadini. Queste sono di fatto un dazio per i cittadini, malgrado Stefani, come il suo predecessore, si vanti di non aver aumentato l’addizionale regionale Irpef. La verità è che questo introito, applicato sui redditi più alti, avrebbe consentito al Veneto di avere in cassa almeno 2,5 miliardi in più negli ultimi 15 anni. E addirittura tra i 7 e gli 8 miliardi se fosse stata applicata la stessa aliquota di Regioni come Toscana o Emilia-Romagna”.
Nel mirino del Partito Democratico anche la gestione della sanità regionale, con particolare riferimento alle liste d’attesa e al rapporto tra pubblico e privato. “Anche nel 2025, – sottolinea Chiara Luisetto, vicepresidente della Commissione Sanità – per recuperare le liste d’attesa la Regione ha destinato al privato convenzionato poco meno della metà, 20 milioni delle risorse totali investite, 42 milioni: un dato che conferma un crescente potere delle strutture private, in un circolo vizioso nel quale, mentre le Ulss venete nel loro complesso hanno un buco di 518 milioni di euro: chi continua a guadagnare sono i poliambulatori e le strutture private. Regole e oneri tra pubblico e privato continuano ad essere ben diversi: dall’emergenza-urgenza alla rianimazione i costi maggiori gravano sulle strutture pubbliche, ma le specialità più remunerative restano al privato. Serve, e questo giudizio ce lo conferma, cambiare le regole del gioco e tornare a investire sulla sanità territoriale pubblica, dalle Case di Comunità oggi con servizi parziali e limitati ai servizi sociosanitari per minori, salute mentale, disabilità e anziani in estrema sofferenza”.
Il Pd richiama inoltre l’attenzione sulle questioni ambientali e sul consumo di suolo. “Non da ultimo il nodo ambientale: lo scenario disegnato dalla Corte dei conti, numeri alla mano, è preoccupante sul fronte del consumo e della impermeabilizzazione del suolo – prosegue Galeano – e si traduce in un rischio di dissesto e di alluvioni che richiede investimenti per gli interventi di tutela del territorio”.
A chiudere l’intervento è il capogruppo Giovanni Manildo insieme agli altri consiglieri dem, che chiedono un cambio di passo nella gestione regionale. “Dopo i mesi di avvio di questa legislatura, questo giudizio deve portare ad una nuova fase: i rilievi messi sul tavolo sono un richiamo a cambiare politiche in maniera decisamente più efficace rispetto al passato. Governare la Regione non è un gioco ragionieristico”.



