Il consigliere regionale di Resistere Veneto critica i tagli alla sanità e rilancia il tema dell’autonomia: “Servono più risorse e una rappresentanza territoriale forte”
La chiusura dei punti nascita con meno di 500 parti all’anno viene spesso presentata come una conseguenza inevitabile delle norme nazionali sulla sicurezza e della necessità di contenere i costi. Una lettura che, secondo il consigliere regionale Riccardo Szumski di Resistere Veneto, non restituisce però il quadro completo della situazione: “È una spiegazione comoda, ma incompleta”, afferma il consigliere.
Per Szumski, infatti, le chiusure sono il risultato di un processo più ampio che riguarda le scelte compiute negli ultimi anni in materia di sanità pubblica. “La realtà è che la chiusura dei punti nascita è il risultato di anni di sottofinanziamento della sanità pubblica, di continui tagli ai servizi territoriali e di scelte politiche che hanno privilegiato altre priorità. Si trovano risorse per il riarmo, per grandi eventi e per opere faraoniche il cui impatto economico continua a gravare sui bilanci pubblici, mentre ospedali e servizi essenziali vengono progressivamente ridimensionati. Pedemontana e Olimpiadi sono soltanto gli esempi più evidenti”.
Il consigliere sottolinea tuttavia che le responsabilità non possono essere attribuite esclusivamente al governo centrale. Secondo Szumski, anche il Veneto deve interrogarsi sulle proprie scelte politiche e sui risultati ottenuti negli ultimi anni sul fronte dell’autonomia. “Sarebbe però troppo facile attribuire ogni responsabilità a Roma. Anche il Veneto deve fare i conti con le proprie contraddizioni. Per anni il presidente Zaia ha costruito il proprio consenso sulla promessa di una maggiore autonomia per il Veneto. Oggi, dopo referendum, proclami e campagne mediatiche, i cittadini vedono chiudere servizi essenziali e allontanarsi i presìdi sanitari dai territori. La legge del ministro Calderoli avrebbe dovuto rappresentare una svolta storica. Rischia invece di trasformarsi in una beffa: un’autonomia senza adeguate risorse e senza reali poteri è poco più di una delega amministrativa, certamente non l’autogoverno che i veneti si aspettavano”.
Per il rappresentante di Resistere Veneto, la questione dei punti nascita assume quindi un significato che va oltre il solo aspetto sanitario o finanziario. “La vicenda dei punti nascita – puntualizza il consigliere – dimostra che il problema non è soltanto economico. È politico. Quando le decisioni vengono prese secondo logiche centralistiche, i territori periferici sono sempre i primi a pagare il prezzo delle scelte“.
Da qui la critica all’attuale sistema politico nazionale, che secondo Szumski non sarebbe in grado di garantire un’effettiva tutela delle esigenze dei territori. “Per questo continuiamo a sostenere che l’alternativa non sia tra questo o quel partito nazionale. Non tra meloniani oggi, vannacciani domani, e nemmeno tra le varie declinazioni di una sinistra che sul centralismo statale non ha mai espresso una reale discontinuità. Il problema è un sistema politico che continua a considerare i territori come semplici articolazioni amministrative di uno Stato sempre più accentratore“.
L’esponente regionale conclude rilanciando la proposta politica del movimento e lanciando un appello alle realtà civiche e agli amministratori locali. “La vera alternativa è la creazione di una forte rappresentanza territoriale veneta, autonoma dai partiti nazionali e capace di difendere concretamente gli interessi delle nostre comunità di cui Szumski Resistere Veneto vuole essere una pietra fondante, aperto a quanti condividano la necessità di restituire al Veneto maggiore capacità di decidere del proprio futuro. È questa la sfida che lanciamo ai cittadini, agli amministratori locali e a tutte le realtà civiche che non si rassegnano a vedere il Veneto perdere servizi, risorse e capacità decisionale”, conclude Szumski.



