Il presidente degli Autoriparatori Ruffa: “La classe Euro da sola non misura le emissioni reali, fondamentale la manutenzione”. Boschetto: “Non si può penalizzare chi lavora”
Confartigianato Imprese Veneto accoglie con pieno favore l’avvio dell’iter regionale per sospendere il blocco generalizzato dei veicoli diesel Euro 5 previsto a partire dal prossimo 1° ottobre. La misura, secondo l’associazione di categoria, avrebbe avuto un impatto economico pesante su famiglie, lavoratori e sulle piccole imprese locali che utilizzano quotidianamente i propri mezzi per lavorare e che non dispongono delle risorse per sostituirli prima del tempo.
Sulla decisione è intervenuto Massimo Ruffa, presidente di Confartigianato Imprese Autoriparazione Veneto, ricordando come la sola omologazione della classe Euro non sia un parametro sufficiente per definire l’impatto ambientale reale di un mezzo. Citando le analisi dell’organizzazione di ricerca scientifica TNO, Ruffa ha sottolineato come un filtro antiparticolato ben manutenuto mantenga una capacità di abbattimento delle polveri tra il 95% e il 99%, mentre la manomissione o il guasto dei sistemi antinquinamento possono moltiplicare le emissioni di decine di volte. Da qui la richiesta di affiancare alle norme ambientali controlli più moderni e incentivi alla diagnosi e alla riparazione nelle 7.500 officine del territorio.
“Pensare di risolvere il problema della qualità dell’aria fermando gli Euro 5 significa tentare di fermare un’onda con le mani”, ha dichiarato Massimo Ruffa. “Occorre superare l’idea che la risposta sia sempre l’acquisto di un’auto nuova: la manutenzione impedisce che un veicolo diventi un grande emettitore e valorizza il lavoro qualificato del settore”.
Sulla stessa linea il presidente di Confartigianato Imprese Veneto, Roberto Boschetto. “La scelta della Regione va nella direzione che chiedevamo da tempo per evitare che i costi della transizione ricadano sugli artigiani, per i quali il furgone è uno strumento indispensabile”, ha affermato Boschetto. “Servono una politica industriale europea adeguata, investimenti infrastrutturali e strategie che riducano davvero le emissioni senza trasformare ogni traguardo ecologico in un obbligo d’acquisto”.
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