La consigliera Besio critica l’aumento di strutture che sfavoreggiano la presenza dei bambini, sottolineando come il fenomeno sia “un segnale preoccupante di impoverimento culturale”
“La crescente diffusione di hotel “adults only” e di locali che escludono o scoraggiano la presenza dei bambini è il sintomo di una deriva culturale che non possiamo ignorare.” dichiara Laura Besio, consigliera regionale del Veneto di Fratelli d’Italia, già Assessore alle politiche educative del comune di Venezia: “Viviamo un paradosso evidente. Da una parte tutti lanciano l’allarme per il crollo della natalità, l’inverno demografico e la crisi della famiglia; dall’altra assistiamo a una società che sembra voler relegare i bambini ai margini della vita pubblica. Se un bambino gioca, ride, piange o manifesta la naturale vivacità della sua età, troppo spesso viene considerato un fastidio anziché una presenza da accogliere. È un segnale preoccupante di impoverimento culturale.”
Besio richiama anche il tema dei diritti: “La Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia ci ricorda che ogni bambino ha diritto a crescere senza discriminazioni. Per questo ritengo che il fenomeno dei locali e degli hotel “child free” meriti una riflessione seria anche sul piano normativo. Non si tratta di demonizzare chi fa impresa, ma di chiederci se alcune scelte siano davvero coerenti con i principi sui quali si fonda una comunità inclusiva”
Besio sottolinea poi un’altra contraddizione: “Oggi investiamo moltissimo, giustamente, nell’individuazione delle fragilità, dei disturbi e dei bisogni educativi speciali. Ma troppo spesso finiamo per guardare l’infanzia quasi esclusivamente attraverso la lente della diagnosi: cioè un bambino sembra essere “compreso” solo quando è classificato, mentre fatichiamo ad accettare la normalità della crescita fatta di vivacità, movimento, curiosità, perfino capricci“.
“Se davvero vogliamo contrastare l’inverno demografico e costruire un Paese che torni a credere nella famiglia, non bastano incentivi economici. Serve una cultura che rimetta al centro il valore dell’infanzia. Una nazione che si preoccupa di avere sempre meno figli non può, allo stesso tempo, trasmettere il messaggio che quei figli siano di troppo. Perché il futuro non si costruisce escludendo i bambini, ma imparando, come comunità, ad accoglierli e a riconoscerli come la nostra più grande risorsa.“


