È stato registrato domenica 16 agosto il primo decesso per West Nile nell’estate 2026 in provincia di Padova e, contestualmente, il primo caso mortale in Veneto.
A perdere la vita è stato un uomo di 84 anni, affetto anche da altre patologie, la cui situazione clinica si è aggravata a seguito dell’infezione da virus West Nile.A riferire l’accaduto è il dottor Luca Sbrogio’, direttore del Dipartimento di Prevenzione dell’Ulss 6 Euganea.
L’84enne era stato inizialmente ricoverato nel reparto di Medicina. Dopo la diagnosi di West Nile e il successivo aggravamento delle condizioni, era stato trasferito in Neurologia, dove il quadro clinico è ulteriormente peggiorato fino al decesso, avvenuto domenica sera.In provincia di Padova sono attualmente 37 i casi di West Nile registrati, con un incremento delle infezioni negli ultimi 15 giorni. “L’aumento è legato anche alla situazione atmosferica – spiega Sbrogio’ – con il caldo, ma anche l’aumento dell’umidità e le piogge che si sono verificate”.
Dei 37 casi complessivi, 12 presentano sintomatologia neurologica, mentre gli altri sono prevalentemente caratterizzati da febbre.I numeri ufficiali, tuttavia, rappresentano soltanto una parte delle infezioni. “È certo che questo è la punta dell’iceberg – sottolinea il direttore del Dipartimento di Prevenzione – perché in molti casi fortunatamente le persone sono asintomatiche”. Nella maggior parte dei casi l’infezione non determina conseguenze gravi, mentre le forme più severe possono manifestarsi soprattutto nelle persone più vulnerabili.
Sul fronte della prevenzione, al momento non sono stati necessari interventi straordinari di disinfestazione. “Non sono necessari interventi per la disinfestazione finché non si manifestano due casi all’interno di un piccolo raggio, spesso nella stessa comunità o nello stesso Comune”, chiarisce Sbrogio’.
La situazione è diversa per altre malattie trasmesse dalle zanzare, come Dengue e Chikungunya, per le quali la modalità di trasmissione può rendere necessari interventi più incisivi, sia contro gli esemplari adulti sia per la riduzione delle larve.Il primo decesso stagionale in Veneto porta dunque ad alzare ulteriormente il livello di attenzione delle autorità sanitarie.
“Purtroppo registriamo questa situazione, finita in un esito infelice – conclude Sbrogio’ – e continuiamo a tenere molto alta l’attenzione su qualunque caso possa verificarsi nella nostra regione”.



