Un parto programmato alla 37ª settimana si è trasformato in un intervento chirurgico d’urgenza che ha messo alla prova l’intera équipe dell’Ostetricia e Ginecologia dell’ospedale di Mirano.
Nel giro di pochi minuti i medici di Mirano hanno fatto nascere un bambino di tre chili, fermato un’emorragia improvvisa e rimosso una massa addominale di 30 centimetri di diametro, riuscendo anche a preservare l’utero della madre. Un caso che il primario Jacopo Wabersich definisce “mai visto in quarant’anni di carriera”.
La protagonista è una trentaseienne del Miranese, già madre, che durante la gravidanza aveva notato un aumento anomalo del volume addominale. Gli esami – risonanza magnetica ed ecografia – avevano evidenziato una neoformazione di 30×20 centimetri, compatibile con un fibroma. Le linee guida suggerivano di non intervenire durante la gestazione, poiché l’aumentata vascolarizzazione dell’utero espone a un rischio elevato di sanguinamento. L’asportazione sarebbe stata rimandata al post-parto. Nonostante ciò, il primario Wabersich aveva predisposto in sala operatoria sei sacche di sangue, nel caso la situazione avesse preso una piega diversa. E così è stato.
Il cesareo procede regolarmente: il bambino nasce in salute, piange, respira bene. Ma pochi istanti dopo, la massa addominale rimasta nel ventre della madre inizia a sanguinare copiosamente. A quel punto l’équipe – composta dai ginecologi Eleonora Salviato e Armando Nallbani, dallo strumentista Andrea Barbiero e dall’anestesista Tiziana De Cristofaro – è costretta a intervenire immediatamente.
“Non sapevamo esattamente cosa avremmo trovato dopo l’incisione – racconta Wabersich -. La massa comprimeva fegato, vena cava e aorta. Quando ha iniziato a sanguinare, non c’era alternativa: andava rimossa subito”. L’operazione, durata un’ora e 35 minuti, si conclude con un triplice risultato: madre salva, bambino in salute e utero preservato. “Non è affatto scontato – sottolinea il primario -. In casi di emorragia importante si può arrivare all’isterectomia. Eravamo pronti anche a questa eventualità, ma il lavoro di squadra ha fatto la differenza”. Determinante anche il supporto dell’équipe anestesiologica guidata dalla primaria Debora Saggioro, che ha gestito la fase più critica del sanguinamento.
Ulss 3: “Caso emblematico della complessità clinica”
Per il direttore generale dell’Ulss 3 Serenissima, Massimo Zuin, l’intervento rappresenta “un esempio della complessità dei casi che un ospedale moderno deve saper affrontare, e della capacità delle nostre équipe di intervenire anche in condizioni improvvise e ad alto rischio”. L’operazione risale al 5 maggio. Oggi, a pochi giorni di distanza, mamma e bambino stanno bene e hanno già lasciato l’ospedale, “grati – fanno sapere – a tutto il personale che li ha accompagnati in un momento così delicato”.



