Oltre il 96% dei lavoratori in Italia è coperto da contratti collettivi firmati, Confartigianato suona l’allarme sui contratti pirata
Alla vigilia del primo maggio ecco l’allarme di Confartigianato sui contratti pirata: oltre 700 in italia che, pur avendo un peso marginale, producono effetti rilevanti su concorrenza e diritti. Secondo i dati Cnel, su oltre 1.000 contratti depositati nel settore privato, poco più di 200 fanno capo alle organizzazioni rappresentative.
Gli altri, sottoscritti da sigle poco rappresentative, hanno come obbiettivo unico quello di ridurre il costo del lavoro, e non quello di salvaguardare il lavoratore. “Le retribuzioni previste dai contratti pirata possono essere inferiori dal 20% al 40% rispetto a quelle dei contratti “leader”, con differenze che arrivano fino a 3-4 mila euro annui per lavoratore“, evidenzia Confcommercio.
Per il sistema dell’artigianato veneto, fatto di micro e piccole imprese, il rischio è concreto: chi applica contratti di qualità si trova a competere con chi abbassa artificialmente i costi comprimendo diritti e salari. “Non è abbassando i diritti che si cresce – commenta il presidente di Confartigianato Imprese Veneto, Roberto Boschetto – i contratti pirata danneggiano lavoratori e imprese sane. La competitività si costruisce su regole certe, non sul ribasso”.
“In un contesto globale complesso – commenta il Presidente di Confartigianato Imprese Veneto, Roberto Boschetto – la competitività non può essere costruita sul ribasso dei salari e dei diritti. I contratti pirata danneggiano non solo i lavoratori, ma anche le imprese corrette che rispettano le regole. La vera sfida è rafforzare una contrattazione di qualità e completare il percorso avviato dal CNEL, valorizzando i contratti comparativamente più rappresentativi, gli unici in grado di garantire un “salario minimo” coerente con i principi dell’art. 36 della Costituzione. Il 1° Maggio è l’occasione per ribadire una scelta chiara – conclude Boschetto –: difendere e valorizzare i contratti di qualità. Sono questi a garantire lavoro dignitoso, concorrenza leale e crescita sostenibile”.



