Arrivano le stime degli uffici Cna di Padova e Rovigo, gli aumenti causati dalla guerra avranno un impatto vicino ai 200 milioni di euro.
La crisi energetica legata al conflitto in Medio Oriente minaccia di colpire duramente il tessuto produttivo in Veneto. Le stime dell’Ufficio Studi di Cna Padova e Rovigo parlano chiaro: nel solo 2026, l’aumento del costo della materia prima energia (gas ed elettricità) potrebbe costare quasi 161 milioni di euro alle 84 mila imprese padovane e oltre 32 milioni alle 21.600 imprese del Rodigino. In totale, un impatto vicino ai 200 milioni di euro.
Per Padova significa un aggravio di 13,4 milioni al mese, oltre 3 milioni a settimana; per Rovigo più di 2,6 milioni al mese. E la cifra riguarda esclusivamente la materia prima, senza includere oneri e costi di sistema, che possono far lievitare la bolletta elettrica fino a 2,2 volte il prezzo dell’energia.
A confermare la tendenza era stato, già a marzo, il Consorzio Ape, struttura Cna attiva nelle regioni del nordest, che aveva stimato rincari dal secondo trimestre dell’anno pari a +58% sull’elettricità e +70% sul gas. Una simulazione condotta su tre imprese tipo mostrava aumenti nel trimestre compresi tra 350 e 1.459 euro, con riferimento a un costo di 16 cent/kWh per l’elettricità e 70 cent/Smc per il gas.
Il presidente Montagnin: “Chiediamo con forza il supporto del Governo nazionale e delle istituzioni locali: proprio ora, in un momento di difficoltà, si vede la capacità di una classe dirigente di dare risposte concrete ai cittadini”. E conclude: “Non c’è più tempo da perdere. Bisogna rimboccarsi le maniche e iniziare ad ascoltare le imprese perché solo con un approccio condiviso ed efficace si può affrontare questa ennesima crisi”.



