L’analisi Csse sui redditi dei contribuenti seguiti dai Caf Uil Veneto mostra, tra 2024 e 2025, un calo medio di 221 euro e un aumento della pressione fiscale in diverse province, con il caso peggiore a Vicenza (-876 euro netti)
L’analisi – compiuta per il terzo anno consecutivo dal Csse (Centro Studi Sociali ed Economici del Veneto) – dei redditi delle persone che hanno fatto la dichiarazione dei redditi ai Caf di Uil Veneto e il riepilogo della tassazione Irpef conferma un Veneto in sofferenza, con le retribuzioni ferme e un fisco più pesante.
Tra il 2024 e il 2025, il reddito medio dei 55mila utenti che si sono rivolti agli sportelli del Caf Uil Veneto è sceso da 25.818 a 25.597 euro: sono 221 euro in meno. Le province in cui il reddito è salito sono solo due, seppur di pochi euro: Treviso (+28 euro) e Verona (+37 euro). A Venezia il calo è contenuto (-40 euro tra 2024 e 2025), mentre per Vicenza e Belluno il divario è ben più alto: -638 euro in meno per la prima, -492 euro per la seconda.
I redditi più alti si registrano a Padova (27.025 euro di media), mentre quelli più bassi a Rovigo (23.197 euro). Tra gli abitanti delle due province, tra l’altro adiacenti, c’è una differenza di ben oltre 3.800 euro.
È invece più variabile, a seconda del passaggio tra le diverse aliquote, la situazione della tassazione Irpef lorda. A livello regionale, c’è un piccolo aumento della tassazione, 6.2810 euro nel 2025 contro i 6.169 del 2024 (+41 euro). Ma le differenze tra le province sono considerevoli. L’Irpef cala nelle province di Venezia, Padova, Belluno e Rovigo, aumentando invece in quelle di Treviso, Verona e soprattutto Vicenza, dove da un anno all’altro la spesa media sale di 238 euro.
Le combinazioni sono molteplici. A Venezia, per esempio, con un reddito che scende di 40 euro e una Irpef che cala di 12 euro, c’è una differenza di 28 euro. A Padova, con un reddito che scende di 160 euro e una Irpef che scende di 37 euro, il calo viene attenuato e diventa di 123 euro. A Verona, il piccolo aumento del reddito di 37 euro viene ridotto da un aumento della tassazione di 22 euro: in tasca al contribuente rimangono 15 euro. La situazione peggiore però si verifica a Vicenza: calo del reddito di 638 euro, aumento dell’Irpef di 238: per il lavoratore si tratta di un saldo negativo, da un anno all’altro, di 876 euro. Se a questo aggiungiamo l’inflazione (+1,7%, secondo l’Istat, nel 2025), il potere d’acquisto crolla.
“Abbiamo provato – spiega il segretario generale di Uil Veneto Roberto Toigo – a interrogare le persone che si sono rivolte a noi, per capire le cause di questa situazione. Le risposte sono preoccupanti: ci sono stati meno straordinari e più cassa integrazione, a causa della stagnazione industriale in cui versa l’economia, fortemente condizionata dai conflitti internazionali, dalle politiche doganali, da un risveglio dell’inflazione causato dall’aumento dei prezzi. Ci sono state meno detrazioni: non è certamente ipotizzabile che un contribuente possa ottenere per più anni consecutivi bonus per ristrutturazioni, bonus per l’acquisto di elettrodomestici in classe energetica migliore, ecc. Ma calano purtroppo anche le detrazioni per spese mediche: se il servizio sanitario nazionale non riesce a soddisfare tutte le richieste, si rinuncia ad una prestazione piuttosto che affidarsi al privato”.

“Non esiste una ricetta, una soluzione assoluta che risolve tutti i problemi – aggiunge Toigo -. Non è certo il Veneto, o l’Italia da sola, a poter fare cessare i conflitti o risolvere la questione dei dazi. L’Europa deve assolutamente pesare di più sullo scacchiere internazionale e difendere i propri Stati. Deve adottare politiche che valorizzino la nostra industria e le nostre eccellenze, invece che danneggiarle, come avviene per l’automotive. Le nostre aziende, dal canto loro, devono crescere, aggregarsi, per essere competitive e aumentare la produttività. Solo in questo modo possono aumentare i salari. Così come è necessaria una rivalutazione delle pensioni. Al momento sembra che l’unica cosa che possa migliorare questa drammatica situazione sia il risultato portato a casa con il governo sulla detassazione degli aumenti contrattuali. Risultato che misureremo con la prossima dichiarazione dei redditi“.
“E infine, non si può e non si deve infierire – come meritoriamente sta facendo la Regione Veneto – con nuove tasse: ancora una volta, apprezziamo lo sforzo del presidente Stefani di non applicare una addizionale Irpef. Sarebbe un colpo decisivo che metterebbe in ginocchio lavoratori e pensionati”.



