Secondo le stime dell’ufficio studi di Cgia gli evasori veneti sottraggono all’erario 8,2 miliardi di euro all’anno
Ancora una volta, giugno si conferma uno dei mesi più pesanti dell’anno sul fronte fiscale. A pochi giorni dalla scadenza fiscale (prevista per martedì prossimo, 30 giugno), molti imprenditori sono alle prese con la difficile ricerca delle risorse necessarie per far fronte agli adempimenti tributari. A dirlo è l’ufficio studi della Cgia.
In vista della scadenza, infatti, gli imprenditori veneti dovranno versare all’erario circa 3,5 miliardi di euro. È uno degli adempimenti più impegnativi dell’anno: tra il pagamento dell’Ires, dell’Irap e dell’Irpef, il nostro sistema produttivo avrà non pochi problemi a reperire queste risorse.
In una fase in cui molte imprese devono fare i conti con una liquidità sempre più limitata, non si può escludere che numerosi contribuenti scelgano di rinviare il versamento al prossimo 30 luglio. Una possibilità consentita dalla normativa, ma che comporta un aumento dello 0,4% sull’importo dovuto.
L’Italia è al quinto posto in Ue per pressione fiscale
Per una Regione fortemente orientata all’export come il Veneto confrontare il carico fiscale con quello dei competitor è fondamentale, perché anche da questo dipende la competitività del nostro sistema economico.
Ebbene, a livello europeo i contribuenti più colpiti dalla pressione fiscale sono i francesi: nel 2025 questa si è attestata al 46,1% del Pil. Seguono la Danimarca al 45,5, il Belgio al 44,2, l’Austria al 44,1 e l’Italia al 43,1.
Se tra i nostri principali rivali commerciali solo i cugini transalpini subiscono un carico fiscale superiore al nostro, gli altri, invece, registrano un livello nettamente inferiore: in Germania il peso fiscale sul Pil è al 41,8% (1,3 punti in meno rispetto al dato Italia), in Spagna addirittura al 38,1 (5 punti in meno che da noi).
L’Irlanda è il paese con il peso fiscale più contenuto e pari al 21,4%, mentre il tasso medio nell’Ue27 è pari al 40,7%, 2,4 punti in meno della nostra media nazionale.
La lotta agli evasori fiscali
Nel 2025 l’agenzia delle Entrate e l’agenzia delle Entrate – Riscossione (per conto di altri enti) hanno recuperato dalla lotta all’evasione fiscale 36,2 miliardi di euro; una cifra che costituisce un record assoluto.
In questi ultimi anni il gettito è in costante crescita: tra il 2022 e il 2025 il recupero è aumentato di quasi il 44% grazie, in particolar modo, all’applicazione della compliance fiscale, allo split payment, alla fatturazione elettronica e all’invio telematico dei corrispettivi.
Queste misure hanno indotto una serie di contribuenti (tra cui gli evasori seriali, chi riceveva i pagamenti dallo Stato per un servizio o una prestazione lavorativa resa e poi non onorava il pagamento dell’Iva e, infine, i professionisti delle cosiddette frodi carosello) a ravvedersi. Il lavoro da fare rimane ancora molto, ma le misure messe in campo in questi ultimi anni stanno riscuotendo un ottimo successo.
L’evasione fiscale in Veneto
Secondo il ministero dell’Economia e delle Finanze (Mef), l’evasione fiscale in Italia ammonta a 107 miliardi di euro. In buona sostanza la percentuale di evasione (vale a dire gli euro sottratti al fisco ogni 100 incassati) è al 12,1.
Analizzando la propensione all’evasione, le differenze territoriali sono molto evidenti: la regione più infedele al fisco è la Calabria, che presenta una evasione pari al 20,4%; seguono la Puglia con il 18,5, la Sicilia con il 18 e la Campania con il 17,9.
Il Veneto presenta un dato pari al 10,1%. A livello nazionale solo le due province autonome del Trentino Alto Adige e la Lombardia presentano una percentuale inferiore alla nostra Regione.
Infine, se misuriamo l’evasione in termini di impatto (ovvero in valore assoluto), la Regione che sottrae le maggiori risorse all’erario è la Lombardia: il mancato gettito ammonta a 17,7 miliardi. Seguono il Lazio con 12, la Campania con 9,8 e il Veneto con 8,2.
“È necessario usare i dati a disposizione in maniera strategica“
Per contrastare in maniera sempre più efficace l’evasione fiscale non è necessario aumentare indiscriminatamente il numero dei controlli, ma utilizzare in modo più intelligente e mirato l’enorme patrimonio informativo già a disposizione dell’amministrazione finanziaria.
L’incrocio delle banche dati, l’analisi dei flussi finanziari e l’impiego di strumenti digitali avanzati consentono di individuare con maggiore precisione le situazioni che presentano elevati profili di rischio, ottimizzando l’attività di verifica e riducendo al contempo gli adempimenti per i contribuenti corretti.
Secondo le valutazioni dell’agenzia delle Entrate, i fenomeni sui quali è necessario concentrare maggiormente l’azione di contrasto sono diversi. Tra quelli maggiormente a rischio si segnalano le frodi Iva, che continuano a sottrarre ingenti risorse alle casse pubbliche, l’utilizzo indebito di crediti fiscali inesistenti o non spettanti e la percezione irregolare di contributi, incentivi e aiuti economici pubblici.
Particolare attenzione è inoltre da riservare ai casi di fittizia residenza fiscale all’estero, adottata al solo scopo di sottrarsi agli obblighi tributari italiani, nonché all’occultamento di patrimoni e attività finanziarie oltreconfine. Si tratta di comportamenti che alterano la concorrenza, penalizzano imprese e cittadini onesti e riducono le risorse disponibili per finanziare i servizi pubblici. Per questo motivo, secondo l’ufficio studi della Cgia, l’utilizzo strategico dei dati rappresenta oggi una delle leve più importanti nella lotta all’evasione fiscale.



