Nonostante la Regione conti più di mille imprese e oltre 6 mila addetti, l’aumento del 39,1% dell’oro nei primi otto mesi del 2026 obbliga le imprese ad “adottare misure per tutelare l’occupazione e la produttività“
A pochi giorni dall’inizio della nuova edizione di VicenzaOro, la fotografia del comparto in Veneto conta circa 1.160 imprese e oltre 6 mila addetti e che nel 2025 ha raggiunto 3 miliardi e 61 milioni di euro di esportazioni, mentre nei primi tre mesi del 2026 ha già messo a segno 739,4 milioni di euro di export.
Questo risultato dimostra e conferma la forza internazionale della filiera orafa veneta, ma dietro a questa crescita c’è da prestare attenzione alla pressione esercitata dall’aumento del costo della materia prima e dei prezzi alla produzione.
Le parole del presidente del sistema Oreficerie e Gioielleria di Confartigianato Imprese Veneto e Vicenza, Piero Marangon
“I prodotti orafi sono infatti particolarmente esposti alle oscillazioni dei prezzi delle materie prime e, negli ultimi anni, a queste dinamiche si sono aggiunte l’aumento dei costi energetici e l’instabilità geopolitica, che incidono sugli scambi commerciali e sulle catene di fornitura – commenta Marangon – per chi lavora l’oro quello che sui mercati finanziari viene considerato un bene rifugio diventa una materia prima dal costo sempre più elevato, le imprese orafe devono quindi assorbire una parte importante di questa volatilità”.

Marangon continua il suo discorso illustrando anche alcuni dati: “Nei primi cinque mesi del 2026, i prezzi alla produzione del settore orafo sono cresciuti del 28,5% rispetto allo stesso periodo del 2025, mentre nei primi 8 mesi del 2026 il prezzo dell’oro è aumentato del 39,1% rispetto allo stesso periodo del 2025, raggiungendo ad agosto, nella media dei primi 23 giorni del mese, 121,07 euro al grammo.”
“È anche importante – ribadisce il presidente – il fronte del lavoro fotografato dall’Ufficio Studi su dati Veneto Lavoro: nel primo trimestre 2026, il saldo occupazionale nel settore orafo è stato negativo per 90 unità, rispetto al saldo positivo di 10 unità registrato nello stesso periodo del 2025. Nel 2025 le assunzioni erano state 530 a fronte di 625 cessazioni“.
Il caso di Vicenza
“Il caso vicentino, principale polo orafo regionale (2,6 miliardi di export di prodotti orafi solo nel 2025), offre un indicatore significativo – dichiara Marangon – Secondo l’elaborazione dell’Ufficio Studi di Confartigianato Imprese Vicenza, nel primo trimestre 2026 l’export del distretto è rimasto sostanzialmente stabile (+0,1%), ma con una forte ricomposizione geografica: +25,3% verso l’Unione europea e -6,8% verso i mercati extra Ue. Sui principali mercati extra UE ha evidenziato il crollo dell’export verso gli Emirati arabi uniti con -38,6% rispetto al I trimestre 2025“.
“La complessa fase congiunturale del comparto è stata recentemente oggetto dell’incontro tra Confartigianato, e le altre sigle di rappresentanza imprenditoriale, con il Ministero delle Imprese e del Made in Italy, che ha avviato a luglio un Gruppo di Lavoro Tecnico dedicato all’oreficeria – ricorda il presidente – in quell’occasione abbiamo chiesto proprio l’adozione di misure straordinarie a tutela dell’occupazione e della continuità produttiva delle imprese, ma anche strumenti di sostegno al lavoro e ai lavoratori, per evitare di perdere competenze altamente specializzate, oltre che interventi mirati per agevolare l’accesso al credito“.
“Il mercato è cambiato e potrebbe cambiare domani, possiamo mettere in campo tutte le strategie utili, creatività, innovazione, unicità di prodotto e lavorazioni, ma se poi o costi continuano a salire i risultati saranno ben poco apprezzabili” conclude Marangon.



