Confartigianato Imprese Veneto: “La geopolitica sta entrando direttamente nelle nostre filiere produttive, confermando una situazione di forte pressione“
Durante il primo trimestre del 2026, le esportazioni manifatturiere venete verso il Medio Oriente avevano già evidenziato un forte arretramento, fermandosi a 603,4 milioni di euro, contro gli 818,3 milioni dello stesso periodo del 2025, con una perdita di 214,9 milioni di euro e una flessione del 26,3%.
La crisi sta però continuando a pesare sull’export veneto, colpendo in particolare le filiere dove micro e piccole imprese rappresentano una componente essenziale della produzione. Nei quattro mesi di guerra, da marzo a giugno 2026, le esportazioni del Veneto verso il Medio Oriente nei settori a maggiore presenza di Mpi hanno registrato una flessione del 23,2%, un calo a doppia cifra che conferma la forte esposizione della manifattura regionale agli effetti delle tensioni geopolitiche. Il dato veneto è più pesante di quello registrato dalla Lombardia (-12,5%), dall’Emilia-Romagna (-19,9%) e dal Piemonte (-22%), mentre la Toscana segna -28,5%.
A essere colpiti sono stati diversi comparti strategici per l’economia regionale: nel primo trimestre i macchinari hanno registrato un -32,9%, le altre industrie manifatturiere -30,5%, le apparecchiature elettriche -25,9%, la metallurgia -45%, i mobili -19,7% e il sistema pelle -21%.
Particolarmente pesante è stato il bilancio dei paesi del Golfo – Emirati Arabi Uniti, Arabia Saudita, Qatar, Kuwait, Oman e Bahrein -, mercati che negli ultimi anni avevano rappresentato uno sbocco importante per le produzioni venete ad alto valore aggiunto. Nel primo trimestre 2026 l’export manifatturiero regionale verso quest’area ha segnato una contrazione del 34,3%, con gli Emirati Arabi Uniti a -39,9%.
A livello nazionale, nei settori manifatturieri a maggiore presenza di Mpi – alimentare, moda, legno e arredo, prodotti in metallo, gioielleria e occhialeria – l’export verso il Medio Oriente valeva 7,7 miliardi di euro negli ultimi dodici mesi a giugno 2026 e nei quattro mesi di guerra registra complessivamente una flessione del 17,3%. La crisi colpisce soprattutto la moda (-33,7%), con la pelletteria e i prodotti in pelle a -44,1%, mentre i mobili segnano -14,4% e l’alimentare -7,7%. In controtendenza i prodotti in metallo, comparto ad ampia presenza di imprese artigiane, che segnano un +2,3%.
Le dichiarazioni del presidente di Confartigianato Imprese Veneto, Roberto Boschetto
“I dati ci dicono che per il Veneto non siamo davanti a una semplice frenata congiunturale: la geopolitica sta entrando direttamente nelle nostre filiere produttive. Il -23,2% registrato nei quattro mesi di guerra nei settori a maggiore presenza di micro e piccole imprese conferma una situazione di forte pressione, dopo un primo trimestre nel quale la contrazione era già stata molto significativa“.

“La guerra sta determinando maggiore incertezza negli scambi, aumento dei costi di trasporto e assicurazione e difficoltà nella programmazione delle consegne, con il rischio che gli effetti della frenata dell’export si trasferiscano alla produzione e agli investimenti, la diversa reazione dei comparti dimostra quanto siano importanti specializzazione, diversificazione e capacità di adattamento: è fondamentale rafforzare gli strumenti di accompagnamento all’internazionalizzazione e sostenere la ricerca di nuovi mercati” conclude Boschetto.



