Oltre 119mila attività e più di 578mila addetti tra sedi e filiali: il report di Confcommercio Veneto e Unioncamere Veneto evidenzia l’evoluzione tra tradizione locale e gestione centralizzata
Il terziario di mercato in Veneto si conferma un settore dinamico e in continua trasformazione, sospeso tra una forte radicazione territoriale e modelli organizzativi sempre più centralizzati. È quanto emerge dal Report Demografia d’impresa 2026 realizzato da Confcommercio Veneto in collaborazione con Unioncamere Veneto.
Il comparto conta complessivamente 119.385 attività, pari al 29% delle sedi d’impresa regionali. Di queste, circa il 70% è rappresentato da realtà nate e sviluppate direttamente sul territorio, a conferma di una presenza capillare che resta uno degli elementi distintivi del tessuto economico veneto. Le imprese del terziario impiegano 411.390 addetti.
A queste si affianca una rete articolata di 50.077 unità locali e filiali, che rappresentano il 43% del totale regionale e occupano 166.635 lavoratori. Un dato significativo riguarda proprio la governance di queste strutture: il 74% degli addetti opera infatti in sedi che dipendono da centri direzionali situati fuori dalla provincia. Una dinamica particolarmente evidente nei settori più innovativi, come quelli tecnologici e logistici, dove le decisioni strategiche vengono prese a distanza.
Il sistema si caratterizza anche per una marcata differenziazione nella forma giuridica delle imprese. Le imprese individuali costituiscono la maggioranza (56%) e sono particolarmente diffuse nel commercio al dettaglio e nell’intermediazione immobiliare. Tuttavia, sono le società di capitali (circa una su quattro) a sostenere gran parte dell’occupazione, garantendo quasi la metà dei posti di lavoro complessivi del settore.
A delineare il quadro è Patrizio Bertin, presidente di Confcommercio Veneto. “Il terziario veneto si sta muovendo a due diverse velocità – spiega – . Comparti come l’alloggio e i trasporti hanno adottato modelli societari più strutturati per sostenere nuovi investimenti e crescita, mentre il piccolo commercio e la ristorazione rimangono legati a una dimensione più tradizionale. In conclusione, se l’identità visiva del terziario regionale è ancora fortemente legata al piccolo imprenditore locale, la stabilità economica e la maggior parte degli stipendi dipendono da realtà societarie più ampie e organizzate, che coordinano le proprie attività su scala extra-provinciale”.
“Il terziario si conferma un pilastro imprescindibile per il sistema Veneto, che rappresenta quasi il 30% del tessuto imprenditoriale regionale e svolge un ruolo essenziale nel sostenere la competitività del territorio – sottolinea il presidente di Unioncamere del Veneto, Antonio Santocono –. Negli ultimi anni il settore è cambiato molto, con una crescita dei servizi più avanzati e legati alla tecnologia e l’irrobustimento delle imprese più grandi e organizzate, favorendo una maggiore collaborazione tra i servizi e le attività produttive. Il rafforzamento del settore passa attraverso l’innovazione, la digitalizzazione e la capacità di adattarsi ai nuovi modelli di consumo, elementi indispensabili per garantire una crescita equilibrata e sostenibile dell’economia regionale”.



