Il gasolio resta sopra i 2 euro al litro nonostante lo sconto di 17 centesimi. Zanon: “Chi lavora in auto non può vivere di proroghe”
Il taglio di 17 centesimi al litro sulle Accise del gasolio è stato prorogato fino al 5 settembre, ma per Confcommercio Veneto la misura resta insufficiente. Il Consiglio dei ministri ha infatti esteso per l’ennesima volta un provvedimento inizialmente previsto fino al 4 agosto e poi già prorogato al 26 agosto.
Secondo Massimo Zanon, presidente di Confcommercio Veneto, il problema non può essere affrontato continuando con interventi temporanei. “Come sempre qualcosa è sempre meglio del niente, ma sarebbe auspicabile il meglio piuttosto del qualcosa – dichiara –. L’abbiamo già detto nelle scorse settimane e lo ribadiamo: servono misure strutturali. Nessuno ha mai davvero pensato che il costo di gasolio e benzina sarebbe sceso nel periodo delle ferie, tra esodi e controesodi, ma adesso si va verso la ripresa piena delle attività ed è necessario mettere mano alla questione”.
Gasolio oltre i due euro, benzina a 2,01 euro
A fotografare la situazione sono gli ultimi dati disponibili del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, relativi al 24 agosto. Il gasolio in modalità self service costa in media 2,131 euro al litro, mentre la benzina arriva a 2,010 euro. In autostrada i prezzi salgono ulteriormente: 2,204 euro al litro per il gasolio e 2,088 per la benzina.
Il gasolio, dunque, resta sopra la soglia dei due euro nonostante il taglio delle accise. Il confronto con un anno fa evidenzia ancora meglio l’aumento. Il 25 agosto 2025 il prezzo medio del gasolio era di 1,622 euro al litro: in dodici mesi il rincaro è stato di circa 51 centesimi, pari a oltre il 31%.
Ancora più significativo l’aumento della benzina, che non beneficia del provvedimento sulle accise: nello stesso periodo il prezzo è cresciuto di circa 32 centesimi al litro, quasi il 19%. I prezzi sono naturalmente ancora più elevati per il servizio servito.
Con costi così alti e differenze significative tra un distributore e l’altro, secondo Confcommercio il vantaggio dei 17 centesimi di sconto non è facilmente percepibile dagli automobilisti.
Imprese e famiglie alle prese con costi più alti
L’aumento dei carburanti rischia di avere conseguenze che vanno oltre il semplice costo del pieno. Per le imprese significa infatti una riduzione dei margini, mentre per le famiglie può tradursi in una contrazione dei consumi.
“È matematico – ragiona Zanon – che se i costi energetici per le imprese aumentano, si erodono i margini. Al contempo, se le famiglie e i lavoratori devono pagare di più per pagare i carburanti, si riducono i consumi nei negozi non solo perché il potere d’acquisto si contrae ma anche perché cresce il prezzo di tanti prodotti, trasportati coi furgoni e i camion, che inevitabilmente vanno a pesare sul consumatore finale”.
Il caro carburanti, quindi, può avere un effetto a catena: dal costo sostenuto direttamente da chi si sposta in auto fino ai prezzi dei prodotti trasportati su strada, con ricadute finali sui consumatori.
Agenti e rappresentanti: “Non si può vivere di proroghe”
Tra le categorie maggiormente esposte ci sono gli agenti e rappresentanti di commercio, rappresentati nel sistema Confcommercio dalla Fnaarc, e le imprese dei bus turistici, riunite nell’Anbti.
Per chi trascorre gran parte della propria attività alla guida, il costo del carburante rappresenta una voce di spesa difficilmente comprimibile. “Chi lavora in auto non può vivere di proroghe – avverte Zanon –. Anche in questo caso non sono più rinviabili soluzioni strutturali, tanto più in un contesto di continue tensioni internazionali che si riverberano sul prezzo del barile. I rincari, peraltro, incidono anche sulla scelta di sostituire l’auto e diventa arduo capire anche che tipo di motore scegliere, tra gasolio, benzina, ibrido ed elettrico. Con la stangata alle pompe e questa incertezza, è difficile programmare un investimento”.
L’incertezza sui prezzi si somma così a quella legata alle scelte di investimento. Per chi deve sostituire un veicolo, infatti, diventa più complicato decidere quale tecnologia scegliere e valutare la convenienza economica nel medio periodo.
Bus turistici, il timore di un gasolio a 3 euro
Particolarmente delicata viene considerata anche la situazione delle imprese che operano con i bus turistici. Il caro carburanti si aggiunge agli altri costi che già gravano sul settore, dall’aumento delle spese di gestione alle limitazioni alla circolazione, fino alle Zone a traffico limitato, sempre più onerose. Il timore è che un eventuale peggioramento del quadro geopolitico internazionale possa provocare nuovi rialzi e portare nei prossimi mesi il prezzo del gasolio addirittura a 3 euro al litro.
Zanon collega il problema dei carburanti a quello più generale dell’aumento delle spese obbligate sostenute dalle famiglie, richiamando le stime elaborate nei giorni scorsi da Confcommercio nazionale. “Non dimentichiamoci – aggiunge – che proprio in questi giorni Confcommercio nazionale ha stimato che le spese obbligate si “mangiano” oltre il 40% dei consumi delle famiglie, pari a oltre 5.300 euro pro capite per l’abitazione e 1.829 euro per energia, gas e combustibili. In 30 anni i prezzi dei consumi obbligati sono cresciuti oltre il doppio rispetto a quelli dei consumi commercializzabili. Il presidente Sangalli ha rilanciato la necessità di ridurre tasse e costi fissi per rilanciare i consumi. Lo stesso ragionamento vale per i carburanti”.



