Dal 2020 al 2025 il gasolio è aumentato più della benzina e ha perso terreno nelle nuove immatricolazioni, scendendo sotto il 10%. Benvenuti: “Senza un intervento strutturale ogni proroga rischia di restare un palliativo”
Il mercato italiano dei carburanti ha cambiato volto nel giro di pochi anni. Da una parte il gasolio, un tempo stabilmente più conveniente della benzina, ha superato più volte il prezzo della verde. Dall’altra gli automobilisti hanno progressivamente ridotto la scelta del diesel, orientandosi prima verso la benzina e le motorizzazioni ibride e, oggi, sempre più verso l’ibrido puro. È quanto emerge dal confronto tra i dati ufficiali del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE) sui prezzi medi annuali dei carburanti e quelli di UNRAE sulle nuove immatricolazioni.
Nel 2025 la benzina ha registrato un prezzo medio annuo di 1,733 euro al litro, mentre il gasolio si è fermato a 1,653 euro. Un dato che, preso singolarmente, potrebbe far pensare che il diesel mantenga ancora un vantaggio economico. Il confronto con gli anni precedenti, però, mostra un’evoluzione molto diversa.
“Negli ultimi anni è cambiato radicalmente il rapporto economico tra benzina e gasolio: nel 2020 il gasolio costava mediamente circa 12 centesimi meno della benzina; nel 2022, per effetto della crisi energetica, è arrivato a superarla e oggi, nel 2026, costa addirittura oltre 11 centesimi in più – sottolinea Paolo Benvenuti, presidente Faib Confesercenti del Veneto Centrale -. Nello stesso periodo il diesel è crollato dal punto di vista delle nuove immatricolazioni, passando da una motorizzazione dominante a meno del 10% del mercato, mentre le ibride sono arrivate a oltre il 44%. È quindi ragionevole ritenere che il costo del carburante, insieme alle altre politiche ambientali e industriali, abbia contribuito a modificare le scelte degli automobilisti”.
Il gasolio è aumentato più della benzina
I numeri MASE consentono di ricostruire con maggiore chiarezza l’evoluzione dei prezzi. Tra il 2020 e il 2025 la benzina è passata da circa 1,43 a 1,73 euro al litro, con un aumento di circa 30 centesimi, pari al 21%.
Nello stesso periodo il gasolio è salito da circa 1,31 a 1,65 euro al litro: circa 34 centesimi in più, con un incremento del 26%. In altre parole, il diesel non solo è aumentato più della benzina in termini assoluti, ma ha registrato anche una crescita percentuale maggiore.
Il cambiamento più rilevante, tuttavia, riguarda il rapporto tra i due carburanti. Nel 2020 il gasolio costava mediamente circa 12 centesimi meno della benzina. Nel 2022, durante la crisi energetica provocata dalla guerra in Ucraina, il rapporto si è ribaltato e il diesel è arrivato a costare più della verde.
La distanza si è poi ripresentata nel 2026: oggi il gasolio risulta nuovamente più caro della benzina, con una differenza che supera gli 11 centesimi al litro.
Dal diesel all’ibrido
La trasformazione dei prezzi è andata di pari passo con quella delle scelte degli automobilisti. I dati sulle nuove immatricolazioni mostrano infatti un progressivo ridimensionamento del diesel e la crescita delle motorizzazioni ibride.
Nel 2020 la benzina rappresentava il 37,8% delle nuove immatricolazioni. Le ibride erano già salite al 16,1%, dopo aver rappresentato appena il 5,7% del mercato l’anno precedente. Il diesel conservava ancora una presenza significativa.
Quattro anni dopo, nel 2024, il quadro era profondamente cambiato: la benzina era scesa al 29%, il diesel al 13,9%, mentre le ibride erano arrivate al 40,2%.
Nel 2025 il sorpasso è diventato ancora più evidente. La benzina è scesa al 24,3% e il diesel è crollato al 9,4%. Le ibride hanno invece raggiunto il 44,4% del mercato. A queste si sono aggiunte le auto elettriche pure, che hanno rappresentato il 6,2%, e le ibride plug-in, arrivate al 6,5%.
Il cambiamento, dunque, non è stato semplicemente un passaggio dal diesel alla benzina. Il mercato ha seguito un percorso in due fasi: inizialmente la crescita della benzina e dell’ibrido, quindi un’accelerazione sempre più marcata verso le motorizzazioni ibride.
A confermarlo sono soprattutto i numeri delle ibride HEV, che non necessitano di essere ricaricate alla colonnina. Nel 2020 erano state immatricolate 221.858 vetture di questo tipo. Nel 2025 sono diventate 670.290, mentre la loro quota di mercato è passata dal 16,1 al 43,9%.
Il caro carburanti pesa sull’intera economia
L’aumento dei prezzi registrato in questi giorni non riguarda soltanto chi fa rifornimento. Secondo FAIB, infatti, il rincaro dei carburanti ha ripercussioni sull’intera economia italiana, soprattutto perché il trasporto su gomma rappresenta circa il 90% della movimentazione delle merci nel Paese.
Ogni aumento dei costi di trasporto rischia quindi di trasferirsi sui prezzi dei prodotti, a partire da quelli di prima necessità, con effetti diretti sul potere d’acquisto delle famiglie.
In questo scenario si inserisce la proroga annunciata dal Governo, che per la categoria rappresenta una misura utile ma non sufficiente. “La proroga annunciata dal Governo arriva in un momento delicato, proprio a ridosso del rientro dalle ferie, e speriamo sia solo la prima di una serie di misure -, dichiara Benvenuti -. Non siamo però convinti che si tratti di un provvedimento risolutivo: più che altro, ha l’effetto di un tampone temporaneo“.
Per FAIB il problema, infatti, non è soltanto legato agli aumenti contingenti, ma riguarda il costo complessivo del prodotto e l’intera filiera. Per questo la Federazione chiede un intervento sui margini di raffinazione e, parallelamente, un taglio progressivo delle tasse che incidono sul prezzo finale dei carburanti.
“Va ricordato che l’Italia ha la tassazione sui carburanti più alta d’Europa – conclude il presidente Faib Confesercenti del Veneto Centrale -. Senza un intervento strutturale su questo fronte, ogni proroga rischia di restare un palliativo“.



