“Ancora imparo. Esercizi di dissidenza” è il progetto con cui la città sfida le altre candidate. Cattelan guiderà la direzione artistica di un percorso che unisce cultura, innovazione, università e rigenerazione urbana
Padova entra ufficialmente nella corsa per diventare Capitale italiana dell’arte contemporanea 2028. Il Comune ha presentato al Ministero della Cultura il dossier di candidatura per ottenere il riconoscimento istituito nel 2024 e destinato a valorizzare le città capaci di promuovere l’arte contemporanea come motore di sviluppo culturale, sociale ed economico.
Dopo l’assegnazione del titolo a Gibellina per il 2026 e ad Alba per il 2027, ora è il turno delle candidature per il 2028. Quella padovana si presenta con un progetto ambizioso dal titolo “Ancora imparo. Esercizi di dissidenza”, costruito attraverso un percorso partecipato che ha coinvolto istituzioni, università, fondazioni, associazioni, operatori culturali, imprese e cittadini.
L’obiettivo è proporre Padova non soltanto come città d’arte e della conoscenza, ma come un laboratorio europeo in cui arte contemporanea, ricerca scientifica, innovazione e partecipazione possano dialogare per generare nuove forme di sviluppo e di crescita collettiva.
A coordinare il percorso è il Comune di Padova, con il patrocinio della Regione Veneto. Partner strategici sono l’Università di Padova, la Diocesi e le fondazioni Alberto Peruzzo, Chiara e Francesco Carraro e Bano, insieme a una vasta rete di realtà del terzo settore e del mondo produttivo e turistico.

“Sono molto felice che Padova abbia presentato la propria candidatura a Capitale italiana dell’arte contemporanea 2028 e auspico che il Ministero possa riconoscere la qualità del progetto che abbiamo costruito. Una qualità che non risiede soltanto nella storia straordinaria della nostra città, ma soprattutto nella solidità e nella concretezza della proposta presentata“, afferma il sindaco Sergio Giordani.
Il primo cittadino sottolinea inoltre il carattere corale dell’iniziativa: “Questa candidatura è il risultato di un grande lavoro condiviso, sviluppato insieme alle istituzioni cittadine, all’Università, alle realtà culturali, sociali ed economiche del territorio. Un ringraziamento particolare va alle fondazioni che da anni sostengono la crescita culturale di Padova – la Fondazione Alberto Peruzzo, la Fondazione Bano e ora anche la Fondazione Chiara e Francesco Carraro – che hanno scelto di affiancare la città anche in questo percorso”.
La candidatura di Padova
Il progetto prende le mosse da una caratteristica che, secondo i promotori, accompagna Padova fin dalle sue origini: la libertà di pensiero. Una tradizione che affonda le radici nella nascita dell’Università nel 1222 e che attraversa figure come Pietro d’Abano, Galileo Galilei, Elena Cornaro Piscopia, Giotto, Mantegna e, in tempi più recenti, il Gruppo N.
Proprio il concetto di “dissidenza” viene interpretato come capacità di mettere in discussione schemi consolidati e produrre innovazione culturale e scientifica. Da qui nasce il titolo della candidatura, ispirato alla celebre espressione “Anchora inparo”, attribuita a Michelangelo e successivamente ripresa da Gio Ponti nella Scala del Sapere di Palazzo Bo.
“La candidatura di Padova rappresenta un passaggio importante, che unisce storia e visione, radici profonde e capacità di guardare avanti – osserva la rettrice dell’Università di Padova, Daniela Mapelli -. “Ancora imparo” è stato anche uno dei messaggi chiave per i festeggiamenti degli 800 anni del nostro Ateneo: ovvero la consapevolezza che la conoscenza non è mai acquisita una volta per tutte, ma si rinnova continuamente, attraverso il confronto, la ricerca e l’incontro tra saperi diversi. È questo lo spirito con cui accompagniamo questo percorso”.
Uno degli elementi più rilevanti della candidatura riguarda la trasformazione urbana e culturale della città. Entro il 2028 saranno infatti disponibili oltre 20 mila metri quadrati di nuovi spazi dedicati alla cultura, alla formazione e all’arte contemporanea.
La rete comprenderà luoghi simbolo come Palazzo della Ragione, Orto Botanico, Castello Carrarese, Museo degli Eremitani, Palazzo Lanza, Palazzo Zabarella ed ex Cinema Altino nel centro storico, ma anche nuove centralità nei quartieri, dall’Arcella a Ponte di Brenta. Una visione policentrica che punta a rafforzare il legame tra centro e periferie, valorizzando le energie culturali diffuse sul territorio.
“La candidatura di Padova a Capitale italiana dell’arte contemporanea 2028 si configura come una grande opportunità per la nostra città, ché viene a dilatare i territori artistici che ne definiscono la sua identità nazionale e internazionale”, spiega l’assessore alla Cultura, Andrea Colasio.
Per l’assessore, il progetto rappresenta il punto di arrivo di una strategia avviata da anni: “Si tratta di un percorso che è il naturale esito di una strategia che, negli ultimi anni, ha visto una molteplicità di attori, pubblici e privati, investire, con decisione, sui linguaggi e i luoghi del contemporaneo”.
Direzione artistica del progetto a cura di Maurizio Cattelan
Colasio richiama inoltre gli interventi di recupero che hanno interessato numerosi edifici cittadini e non solo. “Il punto di forza della candidatura è naturalmente rappresentato dalla presenza di un artista di fama internazionale quale Maurizio Cattelan che, da padovano, ha deciso di dare alla città il suo preziosissimo contributo culturale”.
Proprio Cattelan guiderà la direzione artistica insieme alle curatrici Marta Papini e Myriam Ben Salah. A supportarli un comitato scientifico di livello internazionale composto, tra gli altri, da Cecilia Alemani, dal cardinale José Tolentino de Mendonça, da Daniela Mapelli e dall’architetto Renzo Piano.
“Ci interessa l’arte quando innesca domande, quando mette in crisi le abitudini dello sguardo, quando crea spazi di confronto invece di confermare ciò che già sappiamo. Per questo abbiamo scelto di partire dall’idea di dissidenza: un esercizio di libertà, curiosità e immaginazione”, spiegano i tre direttori artistici.
Secondo Cattelan, Papini e Ben Salah, il progetto non vuole imporre modelli esterni alla città, ma valorizzare le energie già presenti sul territorio. “Padova possiede una lunga tradizione di pensiero indipendente, ricerca e sperimentazione. Il nostro compito non sarà portare qualcosa dall’esterno, ma lavorare insieme alle moltissime energie che già attraversano la città, spesso in modo sotterraneo, mettendole in relazione tra loro e con artiste e artisti, istituzioni, comunità e reti internazionali”.
Particolare attenzione sarà riservata ai giovani e agli oltre 76 mila studenti che vivono ogni anno la città universitaria. “Per questo una parte importante del progetto guarda ai giovani e agli oltre 76.000 studenti che vivono, attraversano e trasformano Padova ogni anno. Sono la comunità naturale di una candidatura che si intitola Ancora imparo”, sottolinea la direzione artistica.
La candidatura immagina il 2028 non come un punto di arrivo, ma come una tappa di un percorso già in corso, destinato a lasciare una traccia duratura attraverso nuove opere, programmi di ricerca, residenze artistiche, attività educative e collaborazioni internazionali.
“Non ci interessa costruire soltanto un programma di eventi. Le mostre sono la parte più visibile di un processo molto più profondo – spiegano ancora i direttori artistici -. Se la dissidenza è la capacità di immaginare ciò che ancora non esiste, allora il lascito più importante di Padova 2028 sarà contribuire a rendere la città ancora più consapevole delle proprie possibilità“.
Il dossier è stato consegnato al Ministero della Cultura il 15 giugno. Nei prossimi mesi la commissione ministeriale valuterà le candidature e individuerà prima le città finaliste e successivamente quella che sarà chiamata a rappresentare l’Italia come Capitale dell’arte contemporanea nel 2028.
“Se Padova sarà selezionata, il progetto potrà rappresentare un importante motore di sviluppo culturale, artistico e sociale, con ricadute significative anche sul piano economico e turistico – conclude il sindaco Giordani -. Il 2028 è molto vicino: per questo dobbiamo continuare a lavorare insieme, con entusiasmo e senso di responsabilità, per farci trovare pronti a questa importante sfida“.


