Dal 23 maggio al 2 agosto 2026 un percorso tra storia, innovazione e architettura del vino: mappe napoleoniche, cantine d’autore e nuove visioni per il futuro del territorio
Venerdì 22 maggio alle ore 18 inaugura a Ca’ Scarpa, a Treviso, la mostra Culture e paesaggi del vino. Il senso della terra e la voce dell’architettura, a cura di J.K. Mauro Pierconti, organizzata dalla Fondazione Benetton Studi Ricerche in collaborazione con l’Ordine degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori della Provincia di Treviso.
L’esposizione sarà aperta al pubblico da sabato 23 maggio a domenica 2 agosto 2026 e sarà accompagnata da un ricco calendario di incontri ed eventi collaterali. Ad anticipare l’inaugurazione, venerdì pomeriggio a Palazzo Bomben, si terrà la tavola rotonda La rivalsa del vino, momento di confronto tra esperti del settore per leggere lo stato attuale del comparto vitivinicolo e delinearne possibili scenari futuri.
Il vino come paesaggio, cultura e progetto
Composta da più sezioni, la mostra si propone di stimolare il visitatore a un approccio diversificato nei confronti del mondo del vino. Il percorso intreccia l’evoluzione storica del paesaggio con le testimonianze di chi lavora nella coltivazione e nella produzione, includendo anche nuove pratiche agricole che si traducono in una migliore qualità del vino.
Infine, l’esposizione focalizza l’attenzione sul contributo che la figura dell’architetto può offrire al settore vitivinicolo, non solo nella progettazione degli spazi produttivi e di accoglienza, ma anche nella costruzione di un diverso modo di comunicare l’identità delle aziende attraverso strutture capaci di rappresentarne i valori.
Il paesaggio che cambia: due secoli di trasformazioni
La prima sezione, storico-geografica, è curata da Massimo Rossi, geografo della Fondazione Benetton. È dedicata alla ricostruzione delle trasformazioni del paesaggio avvenute negli ultimi duecento anni nell’area delle colline del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene, con particolare riferimento alle località di San Pietro di Barbozza e Colbertaldo.

Attraverso l’analisi delle mappe del Catasto napoleonico realizzate nel 1812 e rielaborate per l’esposizione, viene evidenziato il cambiamento del territorio, che passa da una secolare coltura promiscua alla progressiva monocoltura vitivinicola a partire dalla metà del secolo scorso.
Una ricostruzione video che mette a confronto le mappe ottocentesche con le foto aeree del 2025 permette di osservare in modo diretto l’evoluzione dell’uso del suolo negli ultimi due secoli, periodo nel quale sono profondamente cambiati anche i rapporti sociali, i sistemi economici e le tecniche di coltivazione.
Voci dal territorio e nuove pratiche agricole
La sezione successiva, a cura di J.K. Mauro Pierconti, dà voce a chi studia e lavora nell’area del Prosecco Superiore DOCG: enologi, agronomi, produttori, storici e scienziati. Si tratta di un insieme di esperienze e competenze che si radicano nella terra ma si proiettano verso il futuro.


Sulla tradizione si innestano infatti i nuovi sviluppi della coltivazione vitivinicola, che affrontano temi contemporanei come la biodiversità, il cambiamento climatico, la gestione della risorsa idrica e la sostituzione dei fertilizzanti chimici con approcci più sostenibili e naturali. Tra le pratiche descritte viene richiamato anche il sovescio, tecnica agricola antica che prevede la semina autunnale di piante in grado di arricchire il suolo e nutrire insetti e microfauna.
L’obiettivo dichiarato è quello di mantenere il terreno “vivo”, affinché la vite possa crescere in un ambiente equilibrato e autosufficiente, riducendo l’utilizzo di concimi chimici.
A completare la sezione sono le fotografie di Arcangelo Piai e Georg Tappeiner, che restituiscono la forza visiva dei luoghi delle colline del Prosecco, riconosciute nel 2019 come Patrimonio dell’Umanità UNESCO.
L’architettura entra nel mondo del vino
Alla figura del coltivatore si affianca, nella narrazione della mostra, quella dell’architetto. Il tema è affrontato nella terza sezione, curata dall’architetto Filippo Bricolo dello studio Bricolo/Falsarella, attivo nella progettazione di cantine soprattutto nell’area del Lago di Garda.

La domanda centrale è: cosa può dare l’architettura al mondo del vino? Per rispondere, il curatore propone sei “trattati” composti da riflessioni, disegni, fotografie e appunti progettuali realizzati appositamente per la mostra.
Il percorso attraversa il paesaggio morenico del Garda e analizza il rapporto tra cantina e progetto architettonico, con particolare attenzione al tema del brolo, spazio aperto che può diventare luogo di incontro tra visitatore, paesaggio e produzione.
Un altro elemento centrale è il rapporto tra luce e penombra, soprattutto negli ambienti di affinamento come la barricaia, dove il passaggio tra esterno e interno contribuisce a costruire un’esperienza sensoriale e percettiva.
L’architettura, in questo senso, non si limita a contenere il processo produttivo, ma diventa parte integrante dell’esperienza del vino.
Sette cantine nel mondo: l’architettura del vino contemporaneo
L’ultima sezione, Sette architetture radicate, è curata da Francesca Chiorino e Roberto Bosi, architetti e membri della redazione della rivista “Casabella”. La sezione presenta sette cantine realizzate negli ultimi 25 anni nel mondo, contribuendo ad allargare progressivamente lo sguardo della mostra.
Le opere selezionate sono firmate da alcuni tra i più importanti studi internazionali: Herzog & de Meuron, Rafael Moneo, Bearth Deplazes Ladner, Álvaro Siza Vieira, Smiljan Radić con Loreto Lyon, Foster + Partners e Fiorenzo Valbonesi (asv3).

2023
Le cantine selezionate mettono in evidenza approcci differenti: nei territori del cosiddetto “nuovo mondo” l’architettura assume una scala territoriale e segni più forti, mentre nei contesti europei storici si sviluppa attraverso continuità, adattamento e dialogo con le stratificazioni agricole esistenti.
I progetti sono presentati attraverso fotografie, disegni, schizzi e testi, esposti all’interno di una struttura appositamente progettata per la mostra.
Un programma di incontri tra vino e futuro
Durante i mesi di apertura, la mostra sarà accompagnata da una serie di incontri pubblici dedicati a viticoltura, paesaggio, architettura, sostenibilità, tutela del territorio ed enoturismo. Il primo appuntamento sarà la tavola rotonda La rivalsa del vino, in programma venerdì 22 maggio alle ore 15 a Palazzo Bomben.
Interverranno Fabio Piccoli, direttore di “Wine Meridian”; Diego Tomasi, direttore del Consorzio di Tutela Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore DOCG; Danilo Gasparini, storico dell’agricoltura e del cibo dell’Università di Padova; Umberto Marchiori, agronomo ed enologo; e Attilio Scienza, professore emerito dell’Università di Milano.
Seguiranno altri cinque incontri di approfondimento, ciascuno pensato per un pubblico ampio e trasversale. Ogni appuntamento si concluderà con una degustazione, a sottolineare il legame tra riflessione culturale e esperienza diretta del vino.



