La Guardia di finanza ha concluso le indagini su un gruppo criminale attivo in decine di province con oltre 1200 vittime, costringendole ad acquistare prodotti di scarso valore a prezzi alti
La Guardia di finanza di Padova rende noto di aver da poco terminato le indagini nei confronti dei componenti dell’organizzazione criminale– situata nel padovano ma attiva in numerose località del territorio nazionale – colpevole di eseguire truffe e intimidazioni a donne anziane durante le vendite “porta a porta”.
Il provvedimento segue le misure restrittive disposte dal giudice per le indagini preliminari del tribunale di Padova che aveva imposto l’arresto di una persona appartenete al gruppo criminale, due agli arresti domiciliari e il sequestro del profitto del reato per 2,5 milioni di euro, beni di lusso quali orologi, gioielli, capi d’abbigliamento e accessori.
Le indagini avevano avuto origine dall’usuale controllo del territorio, durante il quale era stato osservato, per diversi mesi, come alcuni soggetti padovani frequentassero abitualmente locali esclusivi della movida padovana a bordo di auto di lusso. Gli accertamenti eseguiti sul loro conto avevano sin da subito fatto emergere evidenti incongruenze tra quanto dichiarato all’amministrazione finanziaria e il tenore di vita, in aggiunta ad anomalie nella clientela della società da loro amministrata, composta solamente da donne ultrasessantenni.
Le testimonianze raccolte da alcune di esse, sfociate anche in denunce, avevano delineato il modo d’agire degli indagati che, sfruttando elenchi nominativi comprati da altre società operanti nel medesimo settore, quasi ogni giorno battevano in modalità “porta a porta” specifiche aree territoriali, già consapevoli di trovare, in alcune abitazioni, anziani, casalinghe, pensionati e persone “sole”.
Con grande abilità di persuasione riuscivano ad accedere alle abitazioni private, informando le vittime che, a causa di un pregresso contratto di acquisto stipulato anni prima anche con altre imprese di vendite a domicilio, erano obbligate ad acquistare articoli casalinghi, come ferri da stiro, set di pentole, materassi, topper, cuscini, lenzuola, poltrone reclinabili, dispositivi elettromedicali di magnetoterapia, tutti prodotti presentati come di ottima qualità, ma in realtà dallo scarso valore. L’acquisto dei casalinghi, ad un prezzo compreso tra 5.000 e 7.000 euro, tenendo conto che molte anziane vivevano in difficili condizioni economiche e, in numerosi casi, solo con la pensione minima, doveva prevalentemente avvenire con l’accensione di un finanziamento presso primarie società di credito al consumo.
In alcuni casi, i venditori porta a porta, di cui alcuni in possesso di precedenti, si sono ripresentati a distanza di alcuni mesi a casa delle vittime più vulnerabili e più facili da convincere, costringendole ad ordinare ulteriori articoli per la casa e rimodulare il finanziamento già attivato in precedenza che aumentava cosi nell’importo delle rate e nella durata. In caso di rifiuto o resistenze da parte delle anziane, gli indagati minacciavano di agire per le vie legali, sostenendo che il contratto di acquisto sottoscritto negli anni precedenti comportava, a loro avviso, ancora l’obbligo di ulteriori acquisti.
Molte casalinghe, alla luce dell’insistenza degli indagati, che davanti a loro fingevano anche finte telefonate con i responsabili delle aziende con cui erano stati stipulati i pregressi contratti, erano cadute nella rete del gruppo delinquenziale, sottoscrivendo, loro malgrado, nuovi ordini di acquisto, pur non avendone alcuna necessità e al solo fine di liberarsi dell’oppressione esercitata dai venditori che si presentavano nelle loro abitazioni.
Più di 1200 sono risultate le vittime residenti non solo a Padova, ma anche in altre province, tra cui, principalmente, Alessandria, Ancona, Arezzo, Asti, Belluno, Bergamo, Bologna, Bolzano, Brescia, Como, Cremona, Cuneo, Ferrara, Firenze, Forlì Cesena, Genova, Gorizia, Grosseto, Lecco, Lodi, Lucca, Macerata, Mantova, Milano, Modena, Monza-Brianza, Novara, Parma, Pavia, Perugia, Pesaro-Urbino, Piacenza, Pordenone, Prato, Ravenna, Reggio Emilia, Rimini, Rovigo, Savona, Siena, Sondrio, Torino, Trento, Treviso, Trieste, Udine, Varese, Venezia, Vercelli, Verona, Vicenza.
I guadagni delle condotte criminali, derivanti da aumenti fino all’800% sui prodotti venduti e dai compensi riconosciuti dalle società di finanziamento per ogni singola erogazione di finanziamenti ai consumatori, avevano consentito ai principali indagati di condurre uno stile di vita con vacanze da sogno, frequentazione di raffinati ristoranti, acquisti di abbigliamento ed accessori presso le più famose maison di alta moda e noleggio di autovetture di lusso.



