Dopo 10 lunghe ore in Questura l’amico e socio in affari avrebbe confessato all’omicidio di Marco Cossi, avvenuto a Padova domenica sera
Svolta nel caso Cossi: l’uomo ucciso con 15 coltellate nella notte di domenica, a Padova. Arrestato l’amico e socio in affari Samuele Donadello a poco più di 48 ore dalla scoperta del violento omicidio, l’amico avrebbe infatti confessato alla questura dopo essere stato dall’inizio il primo indiziato.
Il movente, secondo gli investigatori, sarebbe da ricondurre a ragioni d’affari. Cossi e Donadello, infatti, sarebbero stati d’accordo per aprire un food truck.
Al momento, l’arma del delitto deve ancora essere ritrovata. Proseguono le indagini per ulteriori accertamenti.
Caso Cossi: un litigio trasformato in tragedia
Nella mattinata di giovedì 23 aprile, la Squadra Mobile di Padova ha eseguito l’Ordinanza di Custodia Cautelare in Carcere nei confronti di un uomo di 45 anni, residente in provincia di Padova, gravemente indiziato dell’omicidio del 48enne Marco Cossi, avvenuto nella tarda serata di domenica 19 aprile in via Isonzo.
Poco prima della mezzanotte, due giovani in transito su un ciclomotore hanno notato Cossi, sanguinante, sul ciglio della strada, chiedere aiuto prima di accasciarsi a terra. Sul posto sono intervenuti polizia e soccorsi sanitari, che hanno potuto solo constatare il decesso dell’uomo.
Gli investigatori hanno subito escluso la rapina come movente, evidenziando un caso di “overkilling”: numerosi fendenti al volto, al collo, al torace e all’addome, indicativi di una conoscenza diretta tra vittima e aggressore. Analizzando telefonate e testimonianze, la Squadra Mobile ha individuato l’indagato tra gli amici della vittima.
Secondo quanto emerso, tra Cossi e l’aggressore c’erano accordi per avviare insieme un’attività commerciale di truck food. Durante l’incontro del 19 aprile sarebbe nata una discussione sull’uso del camioncino per la vendita illecita di sigarette al THC e altre droghe sintetiche, che ha portato all’omicidio.
Martedì 21 aprile, l’indagato si è presentato in Questura per fornire dichiarazioni autoaccusatorie. Le successive ricognizioni e indagini scientifiche hanno supportato le accuse, pur senza ritrovare l’arma del delitto.
L’uomo, a disposizione dell’Autorità Giudiziaria, è stato associato al carcere di Padova. La Procura della Repubblica ha precisato che non si è proceduto al fermo perché non sussistevano i presupposti previsti dal codice di procedura penale.



