L’operazione ha portato al sequestro di due chilogrammi e mezzo di cocaina, oltre all’arresto di cinque soggetti di cui quattro con precedenti
Negli scorsi mesi, gli agenti della squadra mobile della questura di Padova, nell’ambito di un’articolata attività investigativa coordinata dalla procura della Repubblica, hanno disarticolato un’attività criminale relativa al traffico di stupefacenti.
Nello specifico, l’attività condotta dagli agenti dell’unità specializzata antidroga della squadra mobile (con l’ausilio di attività tecnica autorizzata dalla locale autorità Giudiziaria) ha consentito di arrestare, in un periodo compreso tra i mesi di febbraio e maggio 2026, cinque soggetti albanesi (un 31enne, un 32enne, 34enne, un 50enne e un 52enne, quest’ultimo unico incensurato del gruppo) coinvolti, in concorso tra loro, in un traffico di sostanze stupefacenti.
Al termine delle indagini svolte i poliziotti hanno sequestrato, complessivamente, due chilogrammi e mezzo di cocaina destinati al mercato padovano, un’arma da sparo oggetto di un furto a Padova nel 2019 (completa di caricatore e proiettili), nonché tre autovetture di grossa cilindrata.
L’attività criminale
Le misure adottate dagli albanesi, volte a eludere un intervento repressivo all’atto dello scambio della cocaina, non sono state sufficienti per far fallire il blitz degli investigatori della sezione antidroga.
Gli albanesi adottavano infatti un codice da loro stessi creato appositamente a tutela sia del consegnatario della droga sia del ricevente.
Tale sistema riguardava i seguenti passaggi: prima della consegna, chi trasportava la droga riceveva (tramite chat criptata) le coordinate sulla destinazione scelta per l’appuntamento e un codice; chi doveva ricevere lo stupefacente veniva a sua volta informato, sempre tramite chat criptata, di un codice di risposta che avrebbe dovuto comunicare al corriere durante la fase di ritiro. Solo allora l’incaricato della consegna della droga (abilmente occultata in un veicolo all’interno di un vano artefatto) giungeva presso il luogo stabilito, dove trovava ad attenderlo l’acquirente; nel caso di mancata o errata comunicazione del codice, la sostanza stupefacente non veniva consegnata.
Gli indagati avevano tentato di utilizzare questo stratagemma anche per quanto riguarda questa specifica vicenda, ma gli investigatori, attraverso le indagini svolte, hanno anticipatamente compreso il sistema riuscendo a intervenire e arrestare in flagranza i protagonisti dell’attività di spaccio.
La cocaina sequestrata, con principio attivo elevato (pari a circa 80%), sarebbe stata immessa nel mercato padovano a un prezzo oscillante tra i 60 e gli 80 € al grammo (quindi a un valore di quattro volte superiore rispetto a quello del primo acquisto) per un totale di 200 mila € di ricavi, a dimostrazione ancora una volta degli enormi interessi economici che ruotano attorno al mercato degli stupefacenti.
Gli esiti dell’indagine
Gli arresti effettuati durante i cinque mesi d’indagine hanno permesso di raccogliere inequivocabili prove dell’attività illecita dei cinque cittadini albanesi: tutti regolari e ben radicati sul territorio nazionale, soltanto uno dei quali incensurato (il 52enne), mentre gli altri con precedenti di polizia specifici (per fatti commessi tra gli anni 2021 e 2025).
Uno dei cittadini albanesi arrestati, il 31enne, era inoltre sottoposto alla misura alternativa al carcere per reati in materia di stupefacenti; all’uomo, infatti, era stata concessa la possibilità di reinserimento nella società in alternativa alla detenzione in carcere, eppure questi non solo non si trovava al lavoro negli orari impostigli, ma continuava consapevolmente a frequentare i connazionali pregiudicati dediti al traffico di droga, fornendo spesso loro il proprio supporto operativo. La violazione delle prescrizioni imposte ha fatto sì che il tribunale di sorveglianza competente ripristinasse nei suoi confronti la misura detentiva in carcere.
Sempre nello stesso ambito d’indagine, gli investigatori della squadra mobile (d’intesa con la locale autorità Giudiziaria) hanno segnalato alla polizia Amministrativa della questura di Padova un noto locale padovano spesso frequentato da uno degli arrestati, all’interno del quale lo scorso mese di febbraio oltre alla cocaina era stata sequestrata un’arma provento di furto. In base agli elementi d’indagine raccolti, il questore della provincia di Padova, Marco Odorisio, lo scorso 14 maggio ha emesso il provvedimento di chiusura del locale per un periodo di 30 giorni.



