Il titolare della ditta di Padova avrebbe falsificato le ricevute, indicando nei modelli F24 presentati all’agenzia delle Entrate crediti d’imposta inesistenti. Scattato il sequestro
Negli scorsi giorni le fiamme gialle del comando provinciale di Padova hanno eseguito un provvedimento di sequestro preventivo di 1,2 milioni di euro, a carico di una impresa patavina attiva nel settore della logistica.
In particolare, il giudice per le indagini preliminari del tribunale di Padova ha disposto il sequestro del profitto del reato su richiesta dell’ufficio di procura patavino, alla luce delle prove acquisite dai finanzieri del gruppo di Padova grazie a indagini eseguite tra il 2021 e il 2024.
Lo svolgimento delle indagini
La vicenda ha avuto origine da regolari attività della guardia di finanza che, nell’approfondire la posizione reddituale ed economica di diversi soggetti residenti nel padovano, ha rilevato l’esistenza di alcuni contribuenti operanti esclusivamente nella compensazione di debiti tributari e previdenziali con crediti d’imposta.
Nel corso di tali approfondimenti è emersa una ditta di logistica specializzata nel fornire manodopera e servizi di facchinaggio a imprese attive in vari settori merceologici, la quale, sottoposta al processo di verifica fiscale, ha fornito alle fiamme gialle una copia apparentemente regolare delle ricevute di pagamento dei debiti erariali.
I successivi approfondimenti investigativi, che hanno incluso l’incrocio dei documenti presentati ai finanzieri con le informazioni presenti in anagrafe tributaria, hanno però permesso di rilevare che il titolare della ditta avesse falsificato le ricevute, indicando nei modelli F24 presentati all’agenzia delle Entrate dei crediti d’imposta inesistenti e omettendo in questa maniera un pagamento di imposte pari a circa 975mila euro.
La locale autorità giudiziaria ha quindi chiesto e ottenuto dal Gip l’emissione del provvedimento cautelare di sequestro del profitto del reato, pari alle imposte fittiziamente compensate ed evase.
L’amministratore dell’impresa, denunciato alla locale procura della Repubblica per il reato di indebita compensazione, dovrà rispondere anche del reato di omessa dichiarazione Iva per l’anno 2023, per un’imposta dovuta di 225mila euro in totale.



