Un paziente in forte agitazione ha devastato parte dell’area rossa, mettendo a rischio operatori e presenti. Crimì: “Medici, infermieri e professionisti sanitari non possono essere lasciati soli”
Ha devastato parte dell’area rossa del Pronto Soccorso dell’Ospedale di Schiavonia-Monselice, mettendo seriamente a rischio l’incolumità degli operatori sanitari e delle altre persone presenti. Un grave episodio di violenza che, fortunatamente, non ha provocato feriti, ma che avrebbe potuto avere conseguenze ben più drammatiche.
Sull’accaduto interviene l’Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri, che esprime “profonda vicinanza e piena solidarietà” a tutti i professionisti del Pronto Soccorso coinvolti nell’episodio.
Secondo quanto riferito, a scatenare la situazione sarebbe stato un paziente in stato di forte agitazione. In quei momenti di particolare tensione, un’infermiera è riuscita con lucidità e prontezza a isolare temporaneamente la persona all’interno di un bagno, impedendole di raggiungere gli altri operatori.
“A tutto il personale del Pronto Soccorso di Schiavonia e alla direttrice dell’Unità Operativa Complessa, dott.ssa Volpin, giungano la solidarietà e il sostegno dell’Ordine – dichiara il presidente dell’Ordine di Padova, il dottor Filippo Crimì–. Medici, infermieri e professionisti sanitari non possono essere lasciati soli ad affrontare situazioni che mettono in pericolo la loro sicurezza mentre svolgono il proprio lavoro al servizio della comunità”.
Crimì rivolge quindi un ringraziamento particolare all’infermiera che ha contribuito a evitare che la situazione degenerasse. “Il suo intervento è stato determinante per evitare che la situazione degenerasse e producesse conseguenze ben più gravi. A lei va il nostro ringraziamento per il sangue freddo e il senso di responsabilità dimostrati in un momento di estremo pericolo”.
Ma per l’Ordine l’episodio riporta soprattutto in primo piano il problema della sicurezza nei Pronto Soccorso e delle aggressioni ai danni del personale sanitario. La richiesta è quella di adottare misure strutturali, andando oltre gli interventi occasionali e le soluzioni adottate soltanto in situazioni di emergenza. “Di fronte al ripetersi degli episodi di aggressione nelle strutture sanitarie, non sono più sufficienti interventi occasionali o soluzioni emergenziali. Riteniamo necessaria l’attivazione nei Pronto Soccorso di un presidio fisso delle forze dell’ordine o, in alternativa, di un servizio di vigilanza qualificata presente 24 ore su 24. Occorre inoltre potenziare concretamente le procedure di controllo e filtro agli ingressi, affinché le situazioni di pericolo possano essere individuate e gestite prima che raggiungano le aree di cura”, prosegue il presidente.
L’Ordine chiede inoltre una campagna di comunicazione istituzionale rivolta ai cittadini. “Accanto alle misure di sicurezza, riteniamo indispensabile una forte e capillare campagna di comunicazione istituzionale, promossa dalla Regione e dalle Aziende ULSS, per ribadire con chiarezza che qualsiasi forma di violenza nei confronti degli operatori sanitari è inaccettabile. È necessario sensibilizzare i cittadini, contrastare la pericolosa normalizzazione di questi episodi e rafforzare il rispetto verso chi ogni giorno garantisce assistenza e cure, spesso in condizioni particolarmente difficili”.
Sul tema l’Ordine è già impegnato nel Tavolo interordinistico provinciale, dove vengono elaborate proposte operative condivise da sottoporre alla Regione e alle Aziende ULSS. “Stiamo lavorando insieme agli altri Ordini professionali per costruire una risposta coordinata, che possa tradursi rapidamente in misure concrete e uniformi per prevenire le aggressioni e proteggere tutti i professionisti sanitari. Porteremo le nostre proposte all’attenzione della Regione e delle Aziende ULSS, perché la sicurezza non può essere demandata esclusivamente alla capacità di reazione dei singoli operatori», conclude Crimì. «Chi si prende cura della salute dei cittadini deve poter lavorare senza temere per la propria incolumità. Tutelare chi cura significa tutelare l’intera comunità”.



