Due giornalisti di Report aggrediti in provincia di Mantova, istituzioni venete condannano l’episodio
Due giornalisti di Report impegnati in un’inchiesta televisiva sono stati aggrediti ieri in provincia di Mantova mentre documentavano fatti di interesse pubblico. L’episodio ha suscitato la condanna unanime delle autorità locali e la solidarietà di istituzioni e rappresentanti regionali, che hanno sottolineato l’importanza della libertà di stampa e della sicurezza dei professionisti dell’informazione.
Alberto Stefani: “Non è tollerabile ostacolare il loro lavoro o intimidire le fonti di informazione”
Il presidente della Regione Veneto Alberto Stefani espime in una nota piena solidarietà alla giornalista Giulia Innocenzi e al videomaker trevigiano Giovanni De Faveri, inviati di Report. “Ancora una volta, giornalisti impegnati nel loro lavoro sono stati vittime di violenza –dichiara Stefani –. La libertà di stampa è un diritto imprescindibile: permette ai cittadini di conoscere i fatti, formarsi un’opinione libera e partecipare consapevolmente alla vita pubblica”.
Stefani sottolinea che ogni aggressione ai giornalisti costituisce “un attacco alla trasparenza, alla verità e alla stessa democrazia” e auspica che si faccia al più presto luce sull’episodio, rinnovando la propria vicinanza a Innocenzi, De Faveri e alla redazione di Report.
Luca Zaia: “Un episodio grave, che non può essere sottovalutato“
Anche il presidente del consiglio regionale del Veneto Luca Zaia commenta l’aggressione subita dai due giornalisti. “Parliamo di professionisti che stavano semplicemente svolgendo il loro lavoro, su suolo pubblico, documentando fatti di interesse generale. Essere colpiti in questo modo è inaccettabile e dice molto del clima che a volte si crea attorno a certe inchieste”, dichiara Zaia.
Il presidente ha aggiunto: “A Giovanni De Faveri e a Giulia Innocenzi va la mia solidarietà piena, personale e istituzionale. Esprimo vicinanza anche alla redazione di Report e a Sigfrido Ranucci, che da anni portano avanti un lavoro di approfondimento necessario per il servizio pubblico e per un’informazione libera, che non può essere minacciata dalla violenza”, conclude Zaia.



