Dibattito acceso tra maggioranza e opposizione sul docufilm dedicato a Stefano Gheller e sulla legge di iniziativa popolare “Liberi Subito”. Botta e risposta tra consiglieri: “Serve una scelta chiara, senza ideologie”
La discussione sul fine vita torna al centro del dibattito politico in Veneto, anche a seguito della proiezione del docufilm “Lasciatemi morire ridendo”, dedicato alla storia di Stefano Gheller e promossa in Consiglio regionale dalla consigliera regionale di Alleanza Verdi e Sinistra, Elena Ostanel.
L’iniziativa ha infatti riacceso lo scontro tra le diverse posizioni in aula, con interventi duri e contrapposti tra consiglieri di maggioranza e opposizione.
Lovat (Resistere Veneto): “Non esiste la libertà di ammazzare le persone”
Il consigliere regionale Davide Lovat (Resistere Veneto) critica l’impostazione del dibattito e la proiezione del film, contestando l’uso dello strumento narrativo nel confronto politico.
“Forse alla professoressa e collega consigliera Elena Ostanel sfugge un po’ di logica, quando trova paradossale la mia difesa della libertà di scelta per le cure e la contemporanea posizione di rifiuto verso il suicidio: semplicemente non esiste la libertà di ammazzare le persone anche se si vuole chiamarla ‘assistenza al suicidio’ – sbotta il consigliere -. Piuttosto, esiste la libertà di cura, l’equilibrio tra accanimento terapeutico e no, ma non la libertà di porre fine alla vita. Non credo, pertanto, che proporre un docufilm possa contribuire a svolgere un dibattito così complesso: non abbiamo bisogno di far leva sulle emozioni. Anzi, dovremmo sforzarci di restare più razionali perché qui si vuole decidere sulla vita di tante persone. Inoltre, se vogliamo metterla su questi livelli, posso essere disponibile ad ascoltare una lezione di urbanistica dalla collega Ostanel, ma in materia di bioetica le parti si invertono completamente. La vita non è un male, e oltretutto essa non è un bene solo quando risponde a parametri soggettivi di efficienza e di soddisfazione”.

Lovat insiste anche sul ruolo del sistema sanitario e sulle conseguenze culturali del tema. “Sostengo che alla cultura dello scarto e della morte, perché di questo si tratta, bisogna rispondere con la cura e la fratellanza. Non c’è nessuna solidarietà nell’eutanasia, perché è di questo che si dovrebbe parlare, mentre ci si nasconde dietro un dito dichiarando che si tratta di ‘suicidio assistito’ o ‘fine vita’ o qualsiasi altra definizione per indorare la pillola – prosegue -. Il Sistema Sanitario Nazionale serve per curare e, possibilmente, aiutare a guarire, non per ammazzare o per far diventare il suicidio – atto da condannare sul piano etico perché nega la vita e sopprime la persona – un’opzione liberamente fruibile su richiesta al Servizio Sanitario Nazionale. Mettere in campo le statistiche che dimostrano la deriva mortifera che l’introduzione del suicidio assistito sta comportando nei Paesi dove questo errore si è compiuto, sarebbe ridurre a numeri un’evidenza che la normale intelligenza permette di intuire anche in loro assenza”.
“Sono d’accordo sul fatto che siamo qui per tutelare i diritti dei più deboli e di coloro che soffrono, per questo ho chiamato in causa, direttamente, il presidente Zaia che, noto, rimane defilato – conclude Lovat -. Questo mi conferma, e lo voglio far sapere anche alla collega Elena Ostanel, che ho capito bene anche i risvolti culturali e ideologici di questa loro azione politica, visto che anche lei è qui dalla scorsa Legislatura e nessun investimento è stato fatto per le cure palliative”.
Ostanel (AVS): “Serve conoscere le storie prima di legiferare”
Di segno opposto la posizione della consigliera regionale Elena Ostanel (Alleanza Verdi e Sinistra), promotrice della proiezione del docufilm. “La proiezione del docufilm sulla vita di Stefano Gheller non sarà solo l’occasione per rimettere al centro della discussione politica il tema del fine vita, ma soprattutto l’occasione per parlare a quelle consigliere e a quei consiglieri regionali che su questo tema hanno ancora dubbi e paure. Perché prima di discutere e votare una legge, mi piacerebbe che si conoscessero le vite di cui stiamo parlando”.

Ostanel rivendica la natura non politica dell’iniziativa, ma anche la necessità di un confronto legislativo. “Mi sono battuta molto – spiega – per ottenere questa proiezione in Consiglio regionale, ma non ho voluto in alcun modo mettere il cappello sull’iniziativa o trasformarla in un’occasione politica. L’obiettivo è creare uno spazio di ascolto e responsabilità. La storia di Stefano riguarda tutte e tutti: maggioranza, opposizione, persone favorevoli, persone contrarie e soprattutto chi non ha ancora maturato una posizione definitiva. Voglio riconoscere anche a Zaia un interessamento rispetto a questa proiezione che va oltre il semplice ruolo istituzionale di Presidente del Consiglio regionale. È un segnale positivo, che mi auguro possa avere un seguito concreto. Anche perché fu proprio Zaia, nel primo Consiglio di questa legislatura a dire di essere pronto a votare una proposta sul fine vita. Quindi oggi abbiamo l’occasione per riaprire davvero il confronto e per arrivare finalmente a una legge chiara, che non lasci sole queste persone e le loro famiglie”.
Sul piano legislativo, la consigliera richiama la proposta di iniziativa popolare già depositata. “La proposta di legge di iniziativa popolare Liberi Subito, sottoscritta da oltre 9.000 cittadine e cittadini veneti, può tornare presto in Aula. Noi siamo pronti anche con alcuni emendamenti che servono a recepire le indicazioni arrivate dalla Corte costituzionale. Non ci sono più scuse, nemmeno per chi utilizza falsità o confonde il necessario supporto alle cure palliative con una norma che sia di sollievo alle persone per le quali le cure palliative non bastano o non funzionano – conclude Ostanel –. Ora però è la maggioranza che deve chiarirsi le idee e decidere se dare una risposta a quelle firme e soprattutto alle persone che potrebbero usufruire di una norma sul fine vita, oppure se scegliere ancora una volta di ignorarle”.
Il PD: “Dibattito nel rispetto delle sensibilità e del diritto all’autodeterminazione”
A intervenire anche il gruppo del Partito Democratico in Consiglio regionale, che richiama la necessità di un confronto equilibrato e rispettoso delle diverse posizioni. “La proposta di legge di iniziativa popolare sul suicidio medicalmente assistito torna al centro dell’agenda istituzionale del Consiglio regionale del Veneto. Un passaggio che riteniamo di grande importanza, perché l’approvazione da parte del Veneto di questa normativa rappresenterebbe una doverosa risposta ai ripetuti solleciti della Corte costituzionale e costituirebbe, a sua volta, un perentorio richiamo al Parlamento affinché venga approvata una legge statale in materia”.

“La delicatezza e profondità del tema richiede il massimo e reciproco rispetto delle diverse sensibilità – spiegano i dem –. Questo è il punto di partenza irrinunciabile che auspichiamo si traduca in un dibattito di alto livello tra le diverse rappresentanze politiche che siedono nell’assemblea legislativa del Veneto. Per i Democratici il pluralismo è una ricchezza. E siamo convinti che la libertà di coscienza sui temi etici possa e debba contemperarsi con l’esigenza di arrivare a una sintesi che tuteli un altro diritto fondamentale: quello all’autodeterminazione di ciascuna persona”.
I consiglieri sottolineano inoltre il ruolo delle cure palliative come elemento centrale del sistema di tutela. “La ‘Pietas’ rispetto a sofferenze insopportabili, la compassione, l’immedesimazione nel dolore degli altri deve essere la bussola che orienta il legislatore. Le cure palliative, il supporto psicologico, le terapie del dolore e riabilitative devono essere offerte a tutti, e garantite immediatamente a tutti coloro che ne facciano richiesta – commentano i consiglieri – : le liste d’attesa sono inconcepibili e inaccettabili di fronte alle gravi sofferenze di una vita in fase terminale. Peraltro, la letteratura internazionale e la pratica clinica evidenziano che un’adeguata disponibilità di cure palliative è in grado di prevenire o far rientrare le domande e il ricorso alla morte medicalmente assistita. La libertà delle persone e la loro dignità di fronte alla sofferenza e alla morte devono essere tenute assieme rispettando le diverse sensibilità di uno stato laico: è compito – finora eluso – del legislatore coniugarle con equilibrio”.
Fine vita, una frattura ancora aperta
Il confronto sul fine vita in Consiglio regionale del Veneto si conferma dunque uno dei terreni più delicati e divisivi dell’agenda politica, dove il confine tra etica, diritto e responsabilità istituzionale resta profondamente controverso. Da una parte chi rivendica la centralità della cura e il ruolo del sistema sanitario come presidio esclusivo di assistenza e tutela della vita; dall’altra chi chiede una cornice normativa chiara che riconosca il diritto all’autodeterminazione nelle situazioni di sofferenza estrema.
In mezzo, il tentativo – ancora tutto da costruire – di ricomporre posizioni distanti dentro un dibattito che non è solo legislativo, ma anche culturale e sociale. Una discussione che, inevitabilmente, chiama la politica a una sintesi difficile: dare risposte a chi soffre senza ridurre la complessità del tema a contrapposizioni ideologiche, e senza lasciare senza voce né chi invoca nuove tutele né chi teme derive etiche irreversibili.



